Immagina. Stai passeggiando per le bancarelle del mercatino dell’artigianato della domenica pomeriggio. C’è un bel sole e la giusta quantità di persone: abbastanza da permettere di avvicinarsi a sbirciare i banchetti. Sulle tovaglie bianche sono stati riposti con cura fermacapelli, accessori e gioielli con pietre luccicanti. Accanto a ogni varietà di pietra c’è un bigliettino che spiega le proprietà della gemma e la cristalloterapia: il quarzo attira l’amore e purifica la circolazione sanguigna, l’ametista cura il mal di testa e calma le tensioni interne, la giada stimola la creatività.
Le informazioni su quei bigliettini hanno una storia molto più lunga e rispettabile di quel che si potrebbe pensare: infatti non sono frutto della creatività dellə signorə del banchetto, ma arrivano dai lapidari medievali. I lapidari erano trattati scientifici, redatti in latino o in volgare, in cui venivano descritte le proprietà mediche e psicotrope delle pietre preziose.
Sin dal Paleolitico, infatti, l’uomo ha usato pietre, ossa e minerali come amuleti: basti pensare che il primo documento che riporta una descrizione di gioielli ornamentali è scritto a caratteri cuneiformi. Questo “genere letterario” si è stabilizzato in due filoni principali, rispettivamente a interesse astrologico presso i Babilonesi e a interesse medico, filosofico e scientifico presso i Greci. I lapidari, insieme agli erbari, erano una parte fondamentale nella narrativa medica perché si riteneva che ogni elemento della natura potesse avere un influsso sul corpo umano. Il Cristianesimo ha ripreso volentieri questa idea integrandola con la tradizione ebraica, sostenendo che Dio avesse infuso le pietre con capacità positive.
La medicina greca era basata sulla teoria ippocratica dei quattro umori, che si riteneva rispecchiassero le caratteristiche degli elementi naturali. In un corpo sano gli umori si trovavano in equilibrio, mentre l’eccesso poteva causare la malattia: la cura consisteva nel somministrare sostanze che avessero caratteristiche opposte rispetto alla malattia (in pratica: se il male è freddo e umido, ci vuole qualcosa di caldo e secco).

Per questo motivo, i lapidari raccoglievano le gemme elencandone in dettaglio la provenienza, i benefici medici, la preparazione e le caratteristiche umorali: il lapidario più famoso del Medioevo, il De lapidibus di Marbodo di Rennes, è stato utilizzato nelle scuole di farmacia fino al XVI secolo.
Questo poemetto didascalico, composto tra il 1067 e il 1101, tratta in 60 capitoli altrettante pietre preziose, con intento sia ludico che didattico: non mancano infatti riferimenti ad aneddoti divertenti e a qualità (più o meno) scientifiche delle pietre.
Ad esempio, il crisolito aiuta contro gli incubi; lo smeraldo cura l’epilessia; il magnete serve a sapere… se si è stati traditi dal partner o meno (l’estratto riportato sotto si trova a p. 60-61 dell’edizione citata del De lapidibus).

È interessante notare come la letteratura scientifica sia sempre esistita ma, che nell’epoca immediatamente successiva a Marbodo, abbia dovuto affrontare una difficoltà in più oltre alla complessità dell’argomento – lo scoglio linguistico.
Infatti, molti dei testi scientifici, a partire dal XIII secolo, iniziarono a essere redatti in volgare: si trattava di un campo del tutto nuovo e privo di lessico specialistico. I trattatisti tentavano di usare linguaggi tecnici, principalmente destinati a lettori “del mestiere”; lo sforzo per cercare di rendere nelle “nuove lingue” secoli di tradizione manoscritta non è stato sicuramente indifferente.
Per questo motivo sono molto frequenti i calchi dal latino e dal greco, le parafrasi e l’uso di termini generici per indicare uno specifico fenomeno scientifico: questa sperimentazione linguistica è il sintomo di una sperimentazione attiva nella ricerca (e nella creazione) di un lessico scientifico e specialistico in volgare.
In conclusione, questi trattati sono naturalmente documenti da leggere con occhio critico, ma di grande valore storico e culturale: se oggi abbiamo a disposizione una così ampia scelta di lessico scientifico è anche grazie a questi trattati a tratti un po’ curiosi. Al prossimo banchetto della domenica, saprai a quale pietra affidarti in base alle tue necessità – fisiche o sentimentali.
Arianna di Pascale
Fonti:
Marbodo di Rennes, De lapidibus (2006). Carocci editore. Testo latino a fronte, pp. 38-61.
Immagine da https://cucinamedievale.altervista.org/arrosto-al-limone/
