
30 giugno 2025. A 38 anni, Fabio Fognini varca la soglia del campo centrale di Wimbledon. Gli anni sono gli stessi di Djokovic; i titoli vinti, meno. Perché Fognini, pur avendo portato sulle proprie spalle il peso del tennis italiano per oltre un decennio, non ha mai vinto tornei del Grande Slam (eccezion fatta per l’Australian Open in doppio, vinto in coppia con Bolelli nel 2015).
Forse la “sfortuna” di Fabio è stata quella di ritrovarsi a giocare nell’era dominata dai Big 3: Federer, Nadal e appunto Djokovic. Tre campioni assoluti, i più forti di sempre. E pensare che Fognini, Nadal, l’ha anche battuto. Non una, ma ben quattro volte; perfino sulla terra battuta, superficie di cui lo spagnolo è stato il re indiscusso.
Eppure, nonostante ciò, il talento e la grandezza del tennista sanremese non sono mai stati capiti davvero fino in fondo in questi anni. Solo da qualcuno, come il grandissimo Adriano Panatta, che lo aveva definito come l’unico in grado di poter giocare come Agassi. D’altronde, un po’ come lo stesso Panatta, Fognini è stato uno «in grado di vincere con chiunque e perdere con chiunque»; ma sul centrale di Wimbledon, ha finalmente dato a tutti una incontestabile, definitiva dimostrazione del suo innegabile talento. E del tennista che è stato ed è, anche se il ritiro è ormai confermato.
È vero, Fognini è stato eliminato al primo turno. Ma la sua uscita di scena a questo Wimbledon non è neanche lontanamente una sconfitta. Non in senso stretto. Perché il suo avversario si chiama Carlos Alcaraz, numero 2 al mondo. Tra di loro, sedici anni di differenza. E la partita dura comunque più di quattro ore e mezza, contrariamente a tutte le previsioni che vedevano Alcaraz vincere per tre set a zero. Il verdetto finale? 7-5, 6-7, 7-5, 2-6, 6-1. A favore dello spagnolo, sì. Messo però veramente a dura prova dal magnifico tennis giocato da Fognini.
Il primo set si conclude 7 game a 5 per Alcaraz. Fognini recupera al secondo, vincendo al tie-break con un punteggio di 7 a 5: clamorosa la risposta al servizio di Alcaraz sul 2 a 1, 15-0. «Fate una foto», dice al suo angolo. «Questo può giocare fino a cinquant’anni», lamenterà lo spagnolo.
Il terzo set termina nuovamente col punteggio di 7 a 5 per Alcaraz: sul 3-3, punto favoloso di Fognini, che annulla il vantaggio dello spagnolo. E ancora, sul 5 a 3, quello che probabilmente è stato lo scambio più bello del match: Alcaraz serve; dopo qualche scambio incrociato, lo spagnolo riesce a recuperare una palla insidiosa a rete, in scivolata, e poi un’altra con un lob che, scavalcato Fognini, atterra sulla linea di fondo; l’italiano lo recupera, Alcaraz risponde, Fognini trova il punto con uno schiaffo al volo di rovescio. Tutto il Centrale è in piedi. Lo spagnolo è quasi in soggezione.
La vera sorpresa arriva però al quarto set, che si conclude 6 a 2. Per Fognini. Due set a testa. Parità.
Il quinto set è quello decisivo. Ma ecco che il match viene interrotto a causa del malore di un tifoso: colpa delle temperature record; è uno dei Wimbledon più caldi di sempre. Dopo interminabili minuti, l’incontro riprende. Ma si sa, il tennis è uno sport anzitutto mentale. Fognini, complice probabilmente proprio l’interruzione, ha un calo. Perde la concentrazione. «Sport di me**a», urla.
Lo spagnolo vince 6 a 1, accedendo così al secondo turno.
Sì, Alcaraz trionfa. Ma Fognini non perde. Anzi, forse la vera vittoria è proprio di Fabio. Un match inaspettato. Memorabile. Il Centrale è in standing ovation. Alcaraz applaude, lo indica. «Non capisco perché questo debba essere l’ultimo Wimbledon di Fognini, per me può giocare ancora 3 o 4 anni, è un grande giocatore che per tutta la carriera ha dimostrato il suo talento. Sono felice di aver condiviso il campo e gli spogliatoi con lui», dirà nell’intervista post-partita.
Fabio Fognini saluta così Wimbledon, al termine di una delle partite più spettacolari di tutta la sua carriera. Colletto della polo alzato, occhi lucidi. Manda baci al pubblico, regala le scarpe lanciandole in tribuna. «Ho goduto come un pazzo, […] la mano sua ce l’hanno in due o tre», dirà Paolo Bertolucci.

Eh sì, caro Paolo. Abbiamo goduto un po’ tutti, nel vedere questo incontro, questo tennis. E ci sono venuti gli occhi lucidi, nell’assistere a questo splendido canto del cigno. C’è solo una cosa da dire: Fabio, grazie.
Giovanni Musso
FONTI:
- Wikipedia (Fabio Fognini);
- La telefonata, podcast, puntata n. 85 (Fandango).
- fonte immagine in evidenza: https://www.fitp.it/Federazione/Storia/Gli-azzurri/Fabio-Fognini

