L’effetto spettatore: perché tutti vedono, ma nessuno interviene?

Ragazza di 13 anni picchiata da una coetanea, c’è chi filma ma nessuno interviene; “Ragazzo pestato dal branco a Castellammare di Stabia, passanti filmano e non intervengono”; “Massacra di botte la ex a pugni: nessuno interviene. Questi sono soltanto alcuni dei titoli di cronaca che affollano quotidianamente le pagine dei giornali, documentando episodi in cui la violenza si mescola a un aspetto altrettanto disturbante: l’indifferenza di chi assiste a un’aggressione e non fa nulla per fermarla.

Ma perché i passanti, spesso numerosi, non prestano aiuto a una persona in difficoltà? Si tratta di “semplice” apatia, o è un fenomeno più complesso, che potenzialmente riguarda tutti noi? A partire dagli innovativi studi di Bibb Latané e John Darley, gli psicologi sociali hanno tentato di rispondere a queste domande, introducendo nella letteratura scientifica il concetto di bystander effect (o “effetto spettatore”). 

Il caso Kitty Genovese

La notte del 13 marzo 1964 si verificò un efferato omicidio che sconvolse gli Stati Uniti. Kitty Genovese, una donna di ventotto anni che gestiva un locale nel Queens, a New York, stava rientrando a casa dopo una lunga serata passata al lavoro. Proprio mentre si stava avvicinando alla sua abitazione, Genovese fu raggiunta alle spalle da un uomo che la pugnalò due volte. A quel punto, la donna iniziò a urlare, nella speranza di essere soccorsa dai vicini di casa. Purtroppo, fu tutto inutile: con le sue urla, Genovese riuscì a svegliare tante persone che, tuttavia, rimasero a guardare la scena senza intervenire in alcun modo. La vittima non si arrese, tentò di liberarsi con tutte le sue forze, ma il suo aggressore ebbe la meglio: la violentò, la derubò e le inflisse altri colpi mortali, il tutto nell’indifferenza di chi aveva notato “qualcosa di strano” sotto la propria finestra. 
Durante le indagini, alcuni testimoni dichiararono di aver pensato a una lite tra ubriachi o amanti, mentre altri avevano scelto di non “rimanere coinvolti”. Il caso suscitò grande indignazione da parte dell’opinione pubblica, specialmente dopo la pubblicazione di un articolo investigativo del New York Times, nel quale si denunciava il mancato soccorso che avrebbe potuto salvare la vita di Kitty Genovese. 

Colpiti da questo fatto di cronaca, Latané e Darley ricrearono in laboratorio una cinquantina di situazioni di emergenza differenti, con lo scopo di stabilire se l’indifferenza caratterizzasse soltanto alcuni individui, o se fosse “sintomo” di un fenomeno ben più ampio.

Gli esperimenti

Come accennato, numerosi studi portarono alla definizione dell’effetto spettatore: un fenomeno psicologico secondo il quale una persona è meno propensa a intervenire quando ci sono altri spettatori occasionali che stanno assistendo alla stessa situazione di emergenza. Tra gli esperimenti più celebri, ricordiamo i seguenti:

  • Nel 1968, Latané e Darley reclutarono un gruppo di studenti della New York University, assegnando ciascuno a una stanza separata e chiedendo loro di discutere di problemi universitari tramite un interfono e in totale anonimato. A un certo punto, però, si verificò qualcosa di inaspettato: tramite l’interfono, sentirono una voce che affermava di trovarsi in grave difficoltà e chiedeva disperatamente aiuto. Degli studenti che erano certi che nessun altro avesse sentito la voce implorante, l’85% si allontanò dalla stanza per cercare aiuto. Tra coloro che invece stavano discutendo in gruppo ed erano quindi convinti di non essere i soli a sentire quelle urla, soltanto il 31% intervenne per salvare la presunta vittima.
  • Nel 1969, Latané e Rodin inscenarono una situazione in cui una donna, in una stanza adiacente a quella dei partecipanti, fingeva di cadere da una sedia e di lamentarsi per il forte dolore. I partecipanti, ignari del vero scopo della ricerca, venivano osservati da soli oppure in compagnia di un’altra persona. Si scoprì che il 70% di coloro che erano soli corse nell’altra stanza per accertarsi che la donna non si fosse ferita gravemente. Al contrario, quando erano presenti altre persone, soltanto il 40% dei soggetti offriva il proprio aiuto.

Meccanismi psicologici coinvolti

Dopo aver definito l’effetto spettatore, Latané e Darley individuarono i principali meccanismi psicologici che si attivano in situazioni di emergenza e che sono strettamente legati a questo fenomeno:

  • Diffusione di responsabilità: quando è presente una folla, la responsabilità di agire si distribuisce tra le persone coinvolte. In altre parole, l’individuo percepisce meno la responsabilità di fare qualcosa di utile, perché ritiene che gli altri testimoni siano altrettanto responsabili o, addirittura, più capaci.
  • Ignoranza pluralistica: la tendenza a credere che gli altri non pensino e non sentano ciò che pensiamo e sentiamo noi. Durante un’emergenza, l’individuo potrebbe sopprimere le proprie preoccupazioni, ritenendole eccessive, e conformarsi alla reazione passiva della folla attorno a lui.
  • Inibizione da pubblico: la domanda “e se facessi una brutta figura?” ci tormenta quando siamo in contesti sociali. Le situazioni di emergenza, purtroppo, non fanno eccezione. Spesso, infatti, l’individuo teme di non riuscire a far fronte alla situazione e di ricevere, di conseguenza, una valutazione negativa da parte degli altri presenti.

Da bystander a upstander

Abbiamo visto le principali caratteristiche dell’effetto spettatore, fenomeno che crea non pochi problemi in situazioni in cui bisognerebbe agire rapidamente per scongiurare gli esiti più catastrofici. L’obiettivo, dunque, dev’essere quello di trasformare ogni singola persona della folla da bystander a upstander: da testimone passivo a individuo capace di riconoscere prontamente episodi violenti e ingiusti e di agire per cambiare il corso degli eventi.

In che modo si può combattere l’effetto spettatore? Le campagne di sensibilizzazione e la formazione nelle scuole e sul posto di lavoro si sono dimostrate strategie efficaci, così come i corsi di primo soccorso, che offrono gli strumenti e le competenze per salvare delle vite. Inoltre, come singoli individui possiamo lavorare sul nostro grado di consapevolezza, allenando l’empatia e l’altruismo e ricordandoci che in ogni situazione di emergenza anche un gesto all’apparenza banale può fare la differenza.

Ilaria Vicentini


Fonti:
Myers, D. G., Twenge, J. M., Marta, E., & Pozzi, M. Psicologia sociale. Mcgraw-Hill Education. (2023).
https://www.stateofmind.it/2022/07/effetto-spettatore-violenza/
https://www.stateofmind.it/2024/12/effetto-spettatore-kitty-genovese/
https://www.ilpost.it/2016/04/06/omicidio-kitty-genovese/
https://www.apa.org/pi/health-equity/bystander-intervention

Lascia un commento