Neon Genesis Evangelion è una serie anime giapponese composta da 26 episodi, diretta e sceneggiata da Hideaki Anno. Dal 1995 a oggi, rimane una delle più apprezzate dalla critica, per via dei suoi numerosi riferimenti biblici e per la profonda introspezione psicologica dei personaggi. Ambientata nel 2015 in una Tokyo futuristica, la città di Neo Tokyo-3, Evangelion segue la storia di diversi personaggi che — a seguito di una catastrofe nota come Second Impact avvenuta quindici anni prima — sono nuovamente costretti a sconfiggere strani esseri misteriosi che minacciano l’umanità, gli Angeli. La NERV, azienda speciale incaricata di neutralizzare tali esseri, si ritrova a impiegare dei quattordicenni (il protagonista Shinji e le due ragazze Rei e Asuka) per governare giganteschi mecha antropomorfi, gli Eva.

Ma Evangelion è molto più di un semplice anime con mecha e battaglie all’ultimo sangue. È un’opera sulla fragilità dell’essere umano, sulla solitudine e sul bisogno di essere accettati dagli altri.
In Fuga sotto la pioggia / Hedgehog’s Dilemma, torna il celebre concetto del dilemma del porcospino, proposto per la prima volta dal filosofo tedesco Schopenhauer nel suo Parerga e paralipomena del 1851. Secondo questo concetto filosofico, tanto più due esseri si avvicinano tra di loro, tanto più è probabile che si feriranno l’uno con l’altro. Come i porcospini si feriscono reciprocamente con gli aculei quando si avvicinano, per non patire il freddo e dunque riscaldarsi, così gli esseri umani non possono fare a meno di provocarsi reciprocamente sofferenza. Proprio come accade a Shinji e ai suoi compagni, ancora incapaci — un po’ per la loro giovane età, un po’ per le loro instabilità mentali — di comprendere la giusta distanza da mantenere per non ferirsi.
Con “malattia mortale” — termine utilizzato dal filosofo danese Kierkegaard — indichiamo la disperazione, quella malattia dello spirito che consiste nel non riuscire ad affrontare sé stessi. Malattia mortale, e poi… esplora proprio questa disperazione: Shinji fugge da tutto ciò che gli provoca dolore, aggrappandosi alle lodi ricevute dagli altri, ritenendo di non valere nulla, se non per il proprio ruolo di pilota. Ma non solo. Il secondo titolo, Splitting of the Breast, richiama la teoria della psicoanalista austriaca Klein, secondo la quale l’Io si trova da sempre coinvolto in un conflitto tra la pulsione di vita e la pulsione di morte. Il seno materno viene fatto oggetto sia di tutte le esperienze gratificanti, quali nutrimento e calore, sia di tutte le esperienze negative, come la frustrazione e l’angoscia. Il seno diventa pertanto un elemento contemporaneamente buono e cattivo, mentre il neonato si ritrova a dover scindere il seno buono da quello cattivo, in quanto incapace di gestire le esperienze contrastanti, un po’ come Shinji, che è incapace di integrare le esperienze contrastanti, perdendosi in un conflitto interno.
“Ogni individuo ha dentro di sé un altro sé stesso. L’Io è composto da due distinti sé stessi. Il sé stesso soggetto osservante e il sé stesso oggetto osservato.”
Nell’episodio 18, Selezione di vita / Ambivalence, l’argomento è l’ambivalenza, termine coniato dallo psichiatra svizzero Bleuler per indicare la compresenza di sentimenti e atteggiamenti contraddittori all’interno dello stesso individuo. Shinji si trova a dover scegliere tra affrontare l’Eva posseduto dall’Angelo e non farlo, in quanto a bordo c’è un essere umano. La risoluzione porterà a una rottura affettiva significativa. Questo concetto di contraddittorietà è presente anche nell’ultimo episodio, La bestia che gridò amore nel cuore del mondo / Take care of yourself, nel quale Shinji dialoga con sé stesso:
Shinji: “Sono stato lodato!”
Per questo, sono felice
Shinji: “Sono stato lodato!”
Però, non sono felice
Rei: “Quale dei due è il tuo vero stato emotivo?”
Shinji: “Non lo so. No, anzi. Sono entrambi i miei veri stati emotivi.”
Battaglia da uomo / Introjection esplora un concetto dello psicoanalista ungherese Ferenczi. Con introiezione ci si riferisce a quel meccanismo di difesa tramite il quale l’individuo, in modo inconscio, trasferisce dentro di sé oggetti e aspetti del mondo esterno, rendendoli propri. Shinji, nel corso dell’episodio, matura una consapevolezza del proprio Io, prima totalmente assente, grazie alla quale viene assorbito dall’Eva-01, ritornando così dalla propria madre Yui.
Per concludere, non possiamo non citare l’episodio 20, intitolato Forma dell’animo, forma dell’uomo / Weaving a Story 2: oral stage, nel quale si parla di fase orale (in cui il neonato sperimenta il mondo attraverso la bocca), teorizzata per la prima volta da Freud e alla quale si associa il concetto di personalità orale, caratterizzata da bisogno di attenzioni, affetto e approvazione. Il giovane protagonista incarna perfettamente questa personalità, bisognoso di attenzioni e affetto, ma ancora incapace di accettare sé stesso al di fuori degli altri.
Guardare Evangelion significa, in fondo, guardare dentro sé stessi. Mettersi a nudo, spogliarsi, smascherarsi. E non sempre ciò che vediamo ci piace, ma è proprio in quello spazio di particolare fragilità che la serie ci tende una mano e, in silenzio, ci accarezza.
Deborah Solinas
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