
Il mercato italiano è storicamente caratterizzato da un’impressionante densità di piccole e medie imprese (PMI), che rappresentano il cuore pulsante del nostro sistema economico. Tuttavia, a fronte del calo demografico e della crisi persistente del mercato del lavoro, molte di queste realtà si trovano oggi costrette a rivedere il proprio modello industriale. In diversi casi, si parla non solo di ristrutturazioni aziendali, ma anche di licenziamenti e, nei casi più gravi, di fallimenti.
La natura fortemente interconnessa del tessuto imprenditoriale italiano, dove numerose aziende operano in stretta collaborazione tra loro, espone l’intero ecosistema a un rischio sistemico crescente, che può coinvolgere qualsiasi impresa, indipendentemente dalle sue dimensioni o dal fatturato.
Uno degli aspetti più determinanti, forse il più rilevante nel contesto italiano, riguarda le profonde conseguenze della crisi finanziaria del 2008, in particolare l’introduzione del nuovo impianto normativo emerso con Basilea III. Questo framework regolamentare, concepito per rafforzare la solidità patrimoniale delle banche e aumentarne la resilienza agli shock sistemici, ha imposto requisiti molto più stringenti sul capitale, sulla leva finanziaria e sulla liquidità.
Tale irrigidimento ha costretto le banche italiane a ripensare radicalmente le proprie politiche creditizie: minore propensione all’erogazione del credito, maggiore attenzione al contenimento del rischio e alla qualità degli attivi in portafoglio. Una delle conseguenze più gravi è stata l’esclusione di una vasta platea di piccole e medie imprese dal circuito finanziario tradizionale: classificate come “troppo rischiose”, molte di esse si sono trovate nell’impossibilità di accedere a finanziamenti essenziali, andando incontro a una graduale erosione competitiva o, nei casi più critici, al fallimento.
Va inoltre sottolineato che, in molti di questi casi, le aziende non rispettavano i requisiti minimi di trasparenza e rendicontazione richiesti dalle banche, ostacolando la possibilità di valutare con precisione il profilo di rischio. Tuttavia, non si tratta di un problema strutturalmente irrisolvibile: in altri contesti internazionali, come negli Stati Uniti, esistono strategie consolidate, in particolare quella nota come buy-and-build, che permettono di superare questi ostacoli con logiche industriali e finanziarie più evolute.
La strategia buy-and-build consiste nell’acquisire più imprese che operano in settori adiacenti o con alta complementarietà operativa, per poi integrarle sotto un’unica holding. Questo processo genera economie di scala, elimina ridondanze gestionali e operative, e consente di incrementare i margini operativi aggregati. Inoltre, la maggiore dimensione e solidità del gruppo risultante lo rende più appetibile per investitori istituzionali o operazioni di exit profittevoli.
Una simile strategia potrebbe rivelarsi cruciale anche in Italia, dove il tessuto produttivo è notoriamente frammentato ma interconnesso, con molte PMI che operano in filiere industriali collaborative. Tuttavia, la promozione di un simile modello difficilmente potrà provenire dal sistema bancario tradizionale, oggi fortemente limitato dalle restrizioni normative e da una logica di puro contenimento del rischio. In questo scenario, il private equity e il credito privato emergono come strumenti chiave per facilitare processi di consolidamento virtuoso e rilanciare la competitività delle imprese italiane sul mercato globale.
Che cos’è il private credit?
Il credito privato (private credit) si riferisce a forme di finanziamento non bancario rivolte principalmente ad aziende di medie dimensioni, con un margine operativo lordo (EBITDA) generalmente compreso tra i 25 e i 75 milioni di dollari. Si tratta spesso di imprese sponsorizzate da fondi di private equity, ma non necessariamente: possono anche essere non sponsorizzate. Nella maggior parte dei casi, queste aziende non dispongono di un rating ufficiale, rendendo più complessa la valutazione del rischio associato all’investimento. Tuttavia, viene solitamente effettuata un’analisi creditizia (credit assessment) per valutarne la redditività e la sostenibilità finanziaria.
I vantaggi che propone il credito privato sono: tassi di interesse più volatili, che aprirebbero molte realtà italiane alla possibilità di poter ottenere prestiti e contratti “covenant heavy”, con garanzie e limiti operativi rigorosi per i debitori, a differenza dei prestiti “covenant-lite”, più comuni nei mercati pubblici.
Il private credit offre maggiore flessibilità e gradi di personalizzazione rispetto agli enti bancari tradizionali, consentendo agli investitori di strutturare operazioni su misura in base alle particolarità del settore di riferimento. Questa maggiore flessibilità è ideale in un contesto come quello italiano, dove le PMI presentano caratteristiche operative molto diverse tra loro e richiedono soluzioni finanziarie non standardizzate.
Aggiungendo a quanto detto prima il fatto che il private credit offre tempi di risposta più rapidi, procedure di due diligence più snelle e maggiore disponibilità ad accompagnare le imprese anche in momenti di discontinuità operativa e ristrutturazione, ci si può rendere facilmente conto di quanto il private credit offra notevoli vantaggi rispetto a un credito bancario.
Il livello di vicinanza investitore-impresa offerto dal private credit è essenziale in un contesto come quello italiano, ancora non svezzato dalle dinamiche corporate che oramai sono presenti in tutta Europa.
In un mondo in cui le istituzioni bancarie si dimostrano sempre più caute e vincolate da norme stringenti, il private credit può svolgere un ruolo decisivo nel rilancio del sistema imprenditoriale italiano.
Le PMI hanno necessità di evolversi, consolidarsi e competere in modo più efficiente; tuttavia, ciò non è possibile se non si offre loro maggiore liquidità e spazio di manovra.
Se sostenuto da un quadro regolamentare favorevole e da una maggiore trasparenza e alfabetizzazione fra imprenditori e manager, il sistema di private credit può diventare un ottimo strumento di politica industriale, capace di traghettare il sistema economico italiano verso un tessuto più resiliente, efficiente e competitivo.
Rayan Badr
Fonti:
https://flow.db.com/trust-and-agency-services/private-credit-a-rising-asset-class-explained#!
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