Cinque libri per iniziare bene il nuovo anno

L’arrivo di un nuovo anno porta sempre con sé una serie di bilanci sui traguardi raggiunti e su quelli ancora da rincorrere, ma anche un irrefrenabile spirito di rinnovamento. È inutile negarlo: che sia quel nuovo corso di yoga che avremmo sempre voluto iniziare, la ferma decisione di passare meno tempo davanti agli schermi e più all’aria aperta o la voglia di imparare il coreano, tutti e tutte abbiamo redatto una lista di “buoni propositi” almeno una volta nella vita – specialmente in vista di un nuovo anno.

E se quest’anno nella vostra lista di buoni propositi compare quello di passare il vostro tempo libero immersi nei libri, non preoccupatevi: con i nostri consigli di lettura, sarà possibile iniziare un nuovo “capitolo” con il piede giusto.
Dalle atmosfere fredde ma accoglienti della Scandinavia a viaggi che sfidano il destino, passando per la tenacia e la passione di uno sportivo “insolito”, ecco cinque titoli che trasmettono ottimismo, speranza e un prezioso insegnamento da custodire anche nel 2026: mai arrendersi di fronte alle difficoltà.

Fiabe norvegesi, a cura di Bruno Berni, Iperborea, 2019, 178 pp.

Principesse dalla bellezza eterea, lupi e salmoni parlanti, terribili troll a tre, sei o nove teste e, soprattutto, coraggiosi protagonisti che non si fermano davanti alle avversità: questi sono i personaggi che popolano le fiabe norvegesi, cuore pulsante del patrimonio folkloristico nordeuropeo, nonché “le migliori che esistono”, secondo Jacob Grimm. Tramandati per secoli in forma orale – ma raccolti e trascritti soltanto nel corso dell’Ottocento – questi brevi racconti hanno come filo conduttore il riscatto di chi, almeno inizialmente, non ha avuto fortuna nella vita. Attraverso le storie di giovani figli di povere vedove, emarginati fratelli di prestigiosi eredi al trono e una graziosa fanciulla che ricorda Cenerentola, entriamo in un mondo incantato – o per meglio dire, fiabesco – dove l’ingegno e il buon cuore, alla fine, vengono sempre premiati
Leggere Fiabe norvegesi è un’occasione per scoprire un luogo e un tempo lontano, ma anche per tornare a guardare il mondo con la meraviglia dell’infanzia.

Come una sirena, Giovanni Montanaro, Feltrinelli, 2023, 222 pp.

Rimaniamo nel Nord Europa, ma questa volta ci spostiamo in Danimarca: più precisamente, ci troviamo a Odense, una gelida cittadina con “quaranta strade, un mulino, mille case e tre chiese”. È qui che nel 1805 nacque Hans Christian Andersen, celebre autore de La Sirenetta, una fiaba destinata a diventare immortale. Eppure, nonostante l’immenso successo dei suoi scritti, in pochi conoscono davvero la storia dello scrittore. Figlio di una donna alcolizzata e di un venditore ambulante, Andersen crebbe nella povertà assoluta ed ebbe un’esistenza più simile a un romanzo rocambolesco che alla realtà, segnata da uno struggente amore non corrisposto per un ragazzo – proprio come la sua Sirenetta. 
Giovanni Montanaro delinea il ritratto di un’identità non conforme e di un amore impossibile con grande semplicità e delicatezza, ma la biografia di Andersen prende anche la forma di un inno all’importanza di coltivare i propri sogni, specialmente quando agli occhi degli altri sembrano troppo ambiziosi e il prezzo da pagare è la solitudine.

Non buttiamoci giù, Nick Hornby, trad. di Massimo Bocchiola, Guanda, 2005, 204 pp.

Secondo le stime, nella notte di Capodanno (e nei lunedì!) si registra il più alto tasso di suicidi: non stupisce, quindi, che quattro sconosciuti si ritrovino per caso sul tetto di un grattacielo di Londra proprio l’ultima notte dell’anno, decisi a farla finita. Sono persone diversissime, ma accomunate dal peso della sconfitta, come Martin, conduttore televisivo caduto in rovina per uno scandalo; Maureen, che ha dedicato la vita al figlio disabile, dimenticando se stessa; Jess, adolescente dal cuore spezzato; JJ, musicista che non si sente più capace di suonare. 
Invece di saltare decidono quindi di provare a sopravvivere insieme, prima fino a San Valentino, poi per altri novanta giorni. Poi chissà. 
Non buttiamoci giù è un romanzo che, nonostante le premesse, si rivela luminoso, dal messaggio semplice ma diretto, condito dalla travolgente ironia tipica dei romanzi di Hornby. Perché toccare il fondo fa meno paura se incontri qualcuno ammaccato quanto te, ma ancora pronto a tenderti la mano.

Un indovino mi disse, Tiziano Terzani, Longanesi, 1995, 428 pp.

Cosa faresti se un indovino ti dicesse che, tra sedici anni esatti, morirai in un incidente aereo? Tiziano Terzani riceve questa profezia a Hong Kong nel 1976, e, quando arriva il fatidico 1993, decide di sfidare il destino seguendo le sue stesse regole: per un anno si sposterà per l’Asia con navi, treni, bus, ma senza mai staccarsi da terra, continuando il suo lavoro di corrispondente per Der Spiegel
Ne nasce un viaggio inedito alla scoperta di un’altra Asia, più quotidiana e autentica, spesso ignorata. Un indovino mi disse è la cronaca di questo lento peregrinare, arricchita da incontri più o meno casuali con figure eccentriche, astrologi, sciamani, che si rivolgono al sovrannaturale per sfuggire alle incertezze del presente. È un libro che riparte dalle basi, ricordandoci il senso del viaggio e l’importanza di cambiare, ogni tanto, prospettiva su noi stessi e sul mondo.

L’arte di correre, Murakami Haruki, Einaudi, 2009, 157 pp.

C’è chi i chilometri li macina per fuggire da una profezia, e chi, come Haruki Murakami, per trovare il proprio ritmo nel mondo. In questo libro autobiografico lo scrittore giapponese racconta di come è passato dal fumare sessanta sigarette al giorno a correre maratone e triathlon. Per lui scrivere e correre sono due attività gemelle e complementari: Murakami sostiene che la corsa lo liberi dalle “tossine” accumulate scrivendo, e rimedi alla sedentarietà del suo mestiere. Entrambe richiedono disciplina, costanza, isolamento, e insegnano che ogni grande traguardo è frutto di un progetto a lungo termine. Una lezione di resilienza che spiega come superare i momenti di sconforto, ricordando che, per arrivare lontano, ciò che conta davvero è non smettere mai di muoversi

Anna Gribaudo e Ilaria Vicentini

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