Luci, musica e ali di piume giganti: per oltre vent’anni, il Victoria’s Secret Fashion Show è stato l’evento di moda più atteso dell’anno, un connubio capace di trasformare la passerella in un palcoscenico pop e di lanciare le sue modelle — le Angels — nell’olimpo delle icone globali. Dietro lo scintillio della sfilata, però, si nasconde una storia di rivoluzioni e crisi d’identità: dalla nascita negli anni ’90 alla controversa rinascita degli ultimi anni, il percorso di Victoria’s Secret racconta la trasformazione del concetto stesso di bellezza e di potere femminile.
La storia ha inizio in California nel 1977, quando Roy Raymond apre un piccolo negozio pensato per gli uomini che volevano comprare lingerie per le proprie mogli senza sentirsi in imbarazzo o fuori luogo. Il nome “Victoria’s Secret” si ispira alla regina Vittoria e all’immaginario di boudoir vittoriano ricreato all’interno di un grande magazzino: un’idea inizialmente considerata poco glamour, ma in seguito rivelatasi una brillante intuizione di design.
Pochi anni dopo, nel 1982, il marchio viene venduto a Leslie Wexner, un imprenditore che aveva compreso come, dietro quel “segreto” evocato dal nome del marchio, si celassero le potenzialità per un grande business. Negli anni ’90, infatti, Victoria’s Secret cresce e si trasforma, creando un’identità ben riconoscibile fatta di negozi profumati di vaniglia, supermodelle in copertina e un messaggio chiaro — l’intimo può essere sexy, visibile e desiderabile.
Poi, nel 1995, arriva il colpo di genio: l’idea di una sfilata in grande stile. Ed Razek, direttore marketing del gruppo, fa qualcosa di completamente inedito: per la prima volta, porta la lingerie su un palcoscenico, con luci, musica e performance. Nasce così il Victoria’s Secret Fashion Show. Da lì, il fenomeno esplode: supermodelle come Tyra Banks e Gisele Bündchen sfilano tra piume e cristalli, la televisione inizia a trasmettere lo show, il pubblico aumenta. In questa fase, le Angels rappresentavano l’immaginario di un’epoca che celebrava la perfezione fisica e il sex appeal come simboli di potere. Il messaggio era chiaro: essere una Victoria’s Secret Angel significava essere simbolo di un ideale di femminilità inaccessibile, quasi divino.
Tra il 2001 e il 2016, il VSFS raggiunge il suo apice. Trasmesso in diretta su ABC e poi su CBS, lo show univa performance di artisti come Taylor Swift, Rihanna e le Spice Girls a scenografie spettacolari e lingerie di lusso. Era l’unica sfilata di moda a essere seguita dal grande pubblico, con picchi di oltre dieci milioni di spettatori.
Ma, col passare degli anni, l’immaginario su cui si era fondato il successo del brand inizia a scricchiolare: il mondo cambia, e anche i sogni invecchiano. Negli anni 2010, l’immagine di Victoria’s Secret inizia a sembrare fuori luogo: il marchio aveva costruito la sua fama su un modello di bellezza molto specifico, incarnato dallo stereotipo della modella alta, magra, bianca, perfetta, un modello da cui però molte donne non si sentivano rappresentate. In questi anni, i social media, i movimenti per la body positivity, il femminismo “pop” iniziano a ridefinire il concetto di bellezza.
Il marchio, però, resta fermo, non riesce ad adattarsi a questi cambiamenti. Le modelle continuano ad essere — per la maggior parte — “perfette”, mentre, nel mondo circostante, la conversazione attorno al corpo e alla bellezza si trasforma rapidamente. Nel 2018, Ed Razek rilascia un’intervista a Vogue in cui afferma che lo show non includerà modelle plus-size o transgender perché “rovinerebbero la fantasia”. Quelle parole agiranno come un veleno lento, segnando un punto di non ritorno.
Nel frattempo, altri brand prendono la scena: Savage X Fenty di Rihanna, ad esempio, porta in passerella corpi di ogni forma, etnia e identità. È un vero cambiamento, visibile e reale, di fronte al quale Victoria’s Secret appare improvvisamente datato, non solo per lo stile, ma anche per l’idea che rappresentava. E così, nel 2019, dopo anni di calo ascolti, scandali interni e critiche sociali, la sfilata viene cancellata. È la fine di un’era.
Nel 2021, dopo anni di silenzio, Victoria’s Secret annuncia una svolta: addio alle Angels come le conoscevamo, benvenuto Victoria’s Secret Collective, un gruppo di donne “ispiratrici” — atlete, attiviste, modelle plus-size. Sulla carta doveva trattarsi di una svolta, ma nella pratica è una mossa che sembra più strategica che autentica.
Nel 2023 arriva il tentativo di rilancio: The Tour ’23, un evento in streaming che univa moda, musica e arte, girato tra Bogotá, Lagos, Londra e Tokyo. È un’idea interessante: non solo New York, non solo lingerie, il marchio sembra volersi aprire al mondo nella sua totalità. I critici, però, lo definiscono confuso, troppo ibrido, poco sincero. Il marchio — dicono in molti — non sa più cosa significhi essere sexy.
Il 15 ottobre 2024, lo show torna ufficialmente, con promesse di inclusione, modernità e diversità. Le protagoniste sono modelle transgender, plus-size, atlete, ma anche top-model “veterane”, come Adriana Lima e Gisele Bündchen. Il messaggio che si vuole lanciare è: “Questo non è più lo show degli anni passati”.
Si arriva così al 2025: il 15 ottobre — ancora una volta a New York — Victoria’s Secret fa sfilare una lineup che unisce icone e volti nuovi: tornano Gigi e Bella Hadid, Angel Reese, prima atleta professionista a calcare il loro palco, fa la storia. Le performance musicali? Tutte al femminile: Missy Elliott, Karol G, Madison Beer, TWICE. Lo show viene aperto dalla modella Jasmine Tookes, incinta di nove mesi, che arriva sul palco con un abito che lascia vedere il pancione, che alla fine accarezza. È un momento potentissimo, simbolico, di cambiamento visibile. Sul fronte hairstyling, lo show rimette in campo le bombshell blowouts — onde voluminose, radici corpose, look che richiamano il passato, ma con twist moderno.
Tuttavia, il messaggio fatica ad arrivare pienamente. Le modelle plus-size ci sono, ma rimangono una minoranza e sono vestite in modo più “coperto” rispetto alle altre. L’inclusività appare ancora soltanto parziale. Per questo motivo, Victoria’s Secret si trova ora davanti a una sfida impegnativa: reinventarsi senza tradire ciò che l’ha resa famosa. Si tratta di un marchio che ha costruito il proprio impero su un sogno che però, oggi, in un’epoca in cui il pubblico cerca autenticità, rappresentazione e diversità, appare svanito. Il punto è che non basta cambiare linguaggio: serve cambiare sguardo. Il marchio che per decenni ha insegnato alle donne cosa dovrebbero essere, ora tenta di dire che vanno bene così come sono: è un bel messaggio, ma arriva tardi. Forse il problema non è che Victoria’s Secret non voglia cambiare, ma che non sa ancora come farlo.
Oggi il Victoria’s Secret Fashion Show non è solo una passerella, è simbolo delle trasformazioni avvenute nella cultura della moda e del corpo: dagli anni ’90 del sex sells alla generazione del body positive, il marchio ha fatto il giro completo. Forse il brand non tornerà più ai fasti di un tempo, e forse va bene così: in fondo, in un mondo che finalmente celebra la realtà dei corpi, dei desideri e delle identità, forse il vero sexy è proprio la libertà di essere diversi.
Susanna Fazzi
