Salvatore Borsellino è ingegnere, scrittore, fondatore e portavoce del Movimento delle Agende Rosse, nato per chiedere giustizia e verità sulle stragi mafiose e sui rapporti tra mafia e politica. Questo articolo, ottavo della serie, è dedicato al suo intervento alla conferenza Le radici del male, i frutti della speranza.
Il Comitato dei parenti delle vittime di stragi
Salvatore Borsellino, ospite alla conferenza organizzata da Elsa Torino il 10 ottobre, esordisce parlando del suo legame con la città di Torino: «Torino fu la prima città dove decisi di venire quando a soli ventisette anni, appena sposato, fui costretto a lasciare la mia terra. A Palermo non avrei mai potuto trovare lavoro da ingegnere perché al posto dello Stato c’era la mafia. La mafia a Torino aveva un aspetto totalmente diverso».
Il nome di Borsellino è un nome che appartiene a tutta Italia. Per questo motivo a Salvatore non va di schierarsi con un partito. Quando sua sorella decise di candidarsi in politica, le disse: «Ammiro ciò che fai, ma non riesco a condividerlo». Il ruolo di attivista si sposa meglio con le sue intenzioni e con questo pensiero.
Il Comitato delle vittime nasce, infatti, per dare una voce comune ai singoli, unendo le varie associazioni nate per supportare i familiari delle vittime di stragi (come quella della Stazione di Bologna, di piazza della Loggia, di piazza Fontana, di Italicus, quella di Rapido 904 e di altre stragi dimenticate). «Purtroppo siamo poco ascoltati. Continuiamo a cercare giustizia e verità che spesso ci vengono negate», lamenta Salvatore. «Questo non è un governo, ma un sistema di governo che trasforma la democrazia in regime. Snaturano la Costituzione».
L’edizione speciale Agenda Rossa del 2025 raccoglie e racconta tutto questo, a partire dalla ricostruzione di 61 eventi tragici compiuti tra il 1947 d il 2004. L’obiettivo è quello di non farne perdere memoria. L’operato della Commissione Antimafia, di cui si è parlato in un precedente articolo di questa rubrica, non sembra infatti efficace in questo senso: isolando la strage di via d’Amelio da tutte le altre stragi, come se fosse a sé stante, non invita a riconoscere il suo far parte di un percorso eversivo comune.
L’art. 31 del Decreto Sicurezza
Da sempre la democrazia è condizionata. Il fratello di Paolo Borsellino rispetta le istituzioni, ma pretende che le persone che deleghiamo a rappresentare quelle stesse istituzioni lo facciano alla maniera dovuta. Di recente, proprio a questo proposito, ha avuto uno scontro con il giornalista Paolo Borrometi che lo ha accusato di aver attaccato il Presidente della Repubblica. Salvatore in merito afferma: «Il Presidente della Repubblica è garante della Costituzione. L’attuale Presidente ha firmato il Decreto Sicurezza e in particolare quell’art. 31 che sta al suo interno e desta preoccupazione. Credo che Pertini si sarebbe comportato in altro modo: avrebbe usato tutta la sua forza di persuasione». L’art. 31 a cui si riferisce prevede una nuova disciplina sui servizi segreti, quelli che «in un Paese dovrebbero prevenire attentati e stragi, ma che in Italia hanno partecipato a tante delle stragi che ho elencato nell’edizione speciale dell’Agenda Rossa».
Salvatore condanna questa disposizione: «Esso dà ai servizi di sicurezza la facoltà di fare quello che hanno sempre fatto: partecipare ad associazioni terroristiche, tenere esplosivi, istigare a compiere attentati, dirigere associazioni terroristiche, andare a parlare nelle carceri senza comunicarlo ai magistrati. È qualcosa di terribile, che legittima quello che a suo tempo è stato il cosiddetto “protocollo farfalla“». Quest’ultimo era un accordo tra servizi segreti e mafia che, una volta scoperto, aveva portato alla luce contatti avvenuti nelle carceri, tra istituzioni e criminalità, riguardanti accordi su come spartirsi i proventi dei sequestri di persona. «La legge oggi dà la possibilità ai servizi segreti di perpetuare quello che hanno sempre fatto, rispondendone solo davanti al Capo del Governo. Ci troviamo in uno dei momenti più neri della nostra storia».
Scuole: si sta perdendo la memoria
Accanto alla protesta delle odierne normative critiche, come anticipato, il Comitato dei parenti delle vittime di stragi si adopera affinché la memoria delle stragi che hanno coinvolto i loro cari non vada perduta. Salvatore Borsellino svela una triste verità: «Di queste cose non se ne parla e si stanno perdendo. I programmi ministeriali si fermano alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Agli ultimi esami di Stato hanno dato una traccia su Paolo Borsellino: ma come fanno i ragazzi a parlare di Paolo se di queste cose non si studia a scuola? A meno che non ci sia qualche professore che, spesso anche sfidando l’opposizione dei dirigenti, decida di parlarne».
Salvatore racconta un aneddoto di quando, in un istituto superiore di Baranzate, era stato invitato a parlare in una conferenza. Stava rispondendo alla domanda di un ragazzo in merito ad Andreotti e Dell’Utri: aveva detto che Andreotti era un politico condannato, anche se prescritto (che è diverso da assolto), per rapporti con la mafia e che Dell’Utri era una persona condannata per concorso in associazione mafiosa. Il preside gli aveva tolto il microfono di mano dicendo che non accettava che nel suo istituto si parlasse in quel modo di due persone che “hanno onorato il nome della nostra Repubblica”. Salvatore commenta: «Se l’avesse detto solo di Andreotti avrei capito, perché lo avrebbe fatto per ignoranza. Ma per Dell’Utri, non ha scusanti». Allora era uscito dall’aula, lamentando che in quel modo non avrebbe potuto parlare. In seguito i ragazzi lo avevano seguito fuori e aveva risposto liberamente alle loro domande.
«Io capisco i ragazzi che non sanno chi è Paolo Borsellino, perché oggi tra le informazioni che vengono date loro a scuola e alla televisione non se ne parla» constata Salvatore. Alle prove invalsi è addirittura accaduto che, alla domanda su chi fosse Giovanni Falcone, qualcuno avesse risposto che si trattava di un mafioso. «Ai ragazzi mancano gli strumenti per conoscere. Nemmeno i professori hanno gli strumenti per giudicare le prove di quei ragazzi, il 6-7% circa, che allo scorso esame di maturità hanno scelto la traccia su Paolo».
Nicole Zunino
