L’insostenibile leggerezza di non scegliere: la rivoluzione dei viaggi “al buio”

Quante volte un weekend fuori porta è diventato un secondo lavoro, prima ancora di chiudere la valigia?

Giornate intere a mandarsi messaggi con proposte su mete che vengono prontamente rifiutate perché troppo care, perché sono già state visitate durante il viaggio di maturità o perché, a quell’amico testardo, Parigi proprio non piace. E così inizia un’immersione totale per accontentare tutti: si leggono 50 recensioni su TripAdvisor, si perde il conto delle ore passate su TikTok cercando i “posti segreti” da visitare assolutamente, si analizzano attentamente almeno 3 siti di comparazione dei voli. La preparazione stessa del viaggio diventa una fatica e ci porta a essere stanchi ancor prima di partire — se, alla fine, si riesce a trovare un accordo. Diciamocelo: organizzare un weekend con gli amici è diventato più stressante che chiudere un bilancio aziendale.

E se smettessimo di scegliere?

La risposta psicologica al il mal di testa da troppe schede aperte su Chrome si trova proprio qui: nei voli “al buio”, un modo per ritrovare quella leggerezza che la fatica di scegliere ci ha tolto.

Il termine si riferisce al modello del Blind Booking: un servizio offerto da piattaforme specializzate o dalle stesse compagnie aeree (come Lufthansa, che vende questo servizio proprio dal suo sito) che ribalta completamente il processo d’acquisto tradizionale.

In pratica, si tratta di pacchetti a prezzo fisso dove il viaggiatore stabilisce il budget e le date, ma rinuncia a conoscere la meta fino a pochi giorni dal decollo.
Ma come funzionano esattamente questi viaggi? Prendiamo come esempio proprio la compagnia aerea prima citata: con partenza a scelta da Francoforte o Monaco, divide le destinazioni per grandi temi, permettendoti, peraltro, di escludere le mete indesiderate dalla lista in cambio di un piccolo sovrapprezzo.
Ad esempio, con “Avventure Urbane”, si potrebbe finire tra i canali di Lubiana, tra i magazzini industriali di Manchester oppure tra le banchine di Marsiglia. I giorni vengono decisi selezionando sul calendario un periodo indicativo in cui si potrebbe partire, così come un minimo e un massimo di notti. Una differenza sostanziale è che con Lufthansa scopri la meta subito dopo il pagamento, mentre i siti di pacchetti “sorpresa” ti tengono sulle spine fino a due giorni prima della partenza.

Per le compagnie e le agenzie, questo è un modo geniale per riempire i voli meno richiesti o gli hotel con ancora camere libere, vendendo i biglietti sotto forma di “mistero”; dall’altro lato, il viaggiatore ottiene un prezzo bloccato e competitivo, risparmiando ore di stress e ricerche ossessive, senza finire in quel buco nero di recensioni scritte da gente che si lamenta perché il cuscino dell’hotel era troppo vaporoso.

Crediti immagine: Josh Sorenson per Pexels,
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Il paradosso della troppa scelta e lo “spoiler” digitale

In teoria, avere più informazioni dovrebbe renderci più liberi. In realtà, soprattutto quando non abbiamo le idee chiare fin da subito o una meta specifica tra i nostri pensieri, produce l’effetto opposto: ansia. E si parla non solo della paura iniziale di sbagliare scelta (l’hotel brutto, il volo troppo caro, la meta noiosa), ma esiste anche quell’ansia post-acquisto cronica, di quando si prenota un volo e poi si scopre che esisteva un’opzione a 10 euro in meno o con un orario migliore.

Inoltre, l’avere a disposizione troppe informazioni, fornite dalle infinite piattaforme di cui disponiamo, può distruggere lo stupore del luogo scelto. Quando ci troviamo finalmente di fronte al Colosseo o alla Tour Eiffel, l’emozione è spesso filtrata da un senso di “già visto”, anche se non abbiamo mai messo piede in quella città. Abbiamo consumato il luogo digitalmente prima ancora di calpestarlo.

Il volo segreto sposta l’emozione dalla meta al momento della rivelazione. Poiché non puoi fare ricerche approfondite su una città che non conosci, ripristini un rapporto puro con la destinazione, regalandole una pagina completamente bianca della tua mente: niente aspettative condite dai ritocchi digitali, zero locali da visitare di cui si conosce a memoria il menù, nessuna pressione della foto da imitare alla perfezione. È un tentativo, quasi disperato, di ritrovare l’autenticità in un mondo ipermappato.

Il bello dell’incertezza e del racconto

La neuroscienza ci dice che l’attesa di un premio incerto genera più dopamina — l’ormone del piacere — del raggiungimento dell’obiettivo stesso. Quando compriamo un volo tradizionale, la dopamina ha un picco al momento dell’acquisto e poi cala drasticamente durante la fase di pianificazione, come se ormai il “bello” fosse passato, per poi tornare solo una volta arrivati in aeroporto. Nel volo segreto, invece, il picco rimane alto per giorni o settimane, fino a quando non si scopre la meta assegnata.

Inoltre, oggi non viaggiamo solo per noi stessi, ma anche per le storie che possiamo raccontare. In un mondo dove tutti vanno negli stessi posti e scattano le stesse foto, l’originalità è diventata una valuta preziosa. Se dire “parto per Parigi” è un’informazione, comunicare a qualcuno “sto preparando la valigia per un viaggio misterioso” è una narrazione. È come se il volo segreto trasformasse chi viaggia nel protagonista di un’avventura (benché questa sia una “dose di avventura” sicura, che è esattamente ciò che chiede la nostra generazione), dandogli un contenuto unico da condividere sui social o con le persone care.

Un atto di fiducia (e liberazione)

In conclusione, delegare la nostra destinazione a un algoritmo è l’atto finale di un’epoca stanca di dover scegliere tutto, sempre. È un compromesso necessario: rinunciamo al controllo totale in cambio di un brivido che non riusciamo più a trovare da soli tra i miliardi di dati, recensioni o spoiler sui luoghi che sapremo già in anticipo di postare sui social. Scegliere di non sapere non è pigrizia, ma una strategia di difesa contro un mondo iperinformato e, in questo senso, il “non sapere” diventa una forma di resistenza: smettiamo di essere consumatori di cataloghi digitali per tornare a essere, semplicemente, esploratori del mondo.

Forse non visiteremo la città dei nostri sogni, ma per qualche giorno saremo liberi dall’ossessione del “posto migliore” e della “foto perfetta” e, così, torneremo a vivere i viaggi con quegli occhi sognanti di quando eravamo piccoli.

Tecla Di Maria

Fonti

Lufthansa, Lufthansa Surprise Booking, ultima consultazione: 28 dicembre 2025, link: https://www.lufthansa-surprise.com/travel-theme

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