Al governo Meloni piace il particolato?

Nel contesto europeo, nei territori in cui ogni giorno un numero enorme di persone è esposto a livelli di PM10 e PM2,5 tra i più allarmanti del continente, il governo italiano sembrerebbe intenzionato a seguire una linea politica che va in senso contrario alla salvaguardia della salute pubblica. Con la legge di bilancio per il 2026, il governo Meloni prevede infatti una significativa riduzione dei fondi destinati al miglioramento della qualità dell’aria, proprio nelle zone più colpite dall’inquinamento atmosferico. Le risorse dedicate al risanamento dell’aria nel bacino padano scenderanno da 320 milioni a 116 milioni di euro nell’arco dei prossimi tre anni, arrivando a tagli che toccheranno l’80% nel 2027. La Pianura Padana, area ad alta intensità abitativa, caratterizzata da un’elevata concentrazione di centri urbani, attività industriali e traffico veicolare, continua intanto a essere soffocata dallo smog, soprattutto nei mesi più critici.

Crediti bolognaforclimatejustice.it : https://www.bolognaforclimatejustice.it/camera-a-gas-padana/

Non si tratta soltanto di conseguenze di tipo ambientale, in quanto le ripercussioni sulla salute sono altrettanto rilevanti. Secondo uno studio pubblicato su Epidemiologia&Prevenzione, che analizza l’impatto sanitario dell’inquinamento atmosferico in Italia, con specifiche evidenze per la Regione della Pianura Padana, nel periodo 2016-2019, circa 72.083 decessi annuali in Italia furono attribuibili all’esposizione cronica a livelli di PM2,5 superiori alle soglie raccomandate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS); tra queste morti, 39.628 furono premature, solo nelle regioni del bacino padano. Questo dato sottolinea il forte legame tra particolato fine e mortalità: il PM2,5, per la sua piccola dimensione, penetra profondamente nei polmoni e nel sistema cardiovascolare, aumentando il rischio di malattie respiratorie, cardiovascolari e altri esiti fatali. L’OMS ha più volte evidenziato come l’esposizione prolungata a concentrazioni di PM2,5 e PM10 sia associata a un aumento di mortalità complessiva, con effetti particolarmente marcati nelle aree con concentrazioni oltre i limiti europei e delle linee guida OMS (Stafoggia et al. 2023).

Un altro studio, incluso nel progetto europeo LIFE-IP PREPAIR, fornisce una valutazione dettagliata delle concentrazioni di inquinanti nella Po Valley (Valle del Po) e dei possibili scenari di miglioramento della qualità dell’aria. Secondo i risultati di questa ricerca, attuare piani integrati di riduzione delle emissioni potrebbe provocare una diminuzione significativa delle emissioni di PM10 e dei principali precursori, come NOx e NH₃, con benefici sia ambientali sia sanitari (Raffaelli et al. 2020).

La morfologia del territorio della Pianura Padana, caratterizzata dalla presenza di catene montuose a nord e a sud, limita la dispersione degli inquinanti, determinando il ristagno dell’aria in condizioni di alta pressione atmosferica o inversione termica, soprattutto nei mesi più freddi. Ciò amplifica l’esposizione cronica della popolazione e rende più difficili gli obiettivi di conformità agli standard di qualità dell’aria. Inoltre, contributi specifici di emissioni da attività agricole e zootecniche — in particolare l’ammoniaca derivante dalla gestione dei liquami e dall’uso di fertilizzanti — giocano un ruolo importante nella formazione secondaria di particolato fine. In base ad alcune ricerche regionali, l’intensità delle attività zootecniche può incidere notevolmente sulle concentrazioni di NH₃ e quindi di PM2,5 nelle zone rurali padane (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici 2024).

Le scelte del governo rischiano inoltre di compromettere i pochi piani regionali già messi in campo per contenere le emissioni inquinanti. La decisione arriva, peraltro, in una fase dell’anno in cui, oltre alle ben note condizioni geografiche e climatiche che favoriscono il ristagno degli inquinanti nelle pianure e nelle vallate padane, aumentano anche le emissioni di polveri sottili e ossidi di azoto, legate all’uso dei sistemi di riscaldamento. In città come Torino e Milano, le allerte antismog sono ormai una costante: si introducono limitazioni temporanee alla circolazione dei veicoli, ma senza risolvere il problema alla radice. A Roma, invece, si sceglie di ridimensionare i finanziamenti strutturali destinati ad affrontare proprio una criticità che incide quotidianamente sulla salute di milioni di persone. Una decisione che rischia di spegnere qualsiasi progetto serio di risanamento dell’aria nella Pianura Padana e oltre, lasciando l’impressione che per il governo il particolato conti più del benessere della popolazione italiana.

Giulio De Meo

Fonti

Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici. 2024. “Air quality in Lombardy region: livestock farming responsible for up to a quarter of pollution.” https://www.cmcc.it/article/air-quality-in-lombardy-region-livestock-farming-responsible-for-up-to-a-quarter-of-pollution.

Raffaelli, Katia, Marco Deserti, Michele Stortini, Roberta Amorati, Matteo Vasconi, and Giulia Giovannini. 2020. “Improving Air Quality in the Po Valley, Italy: Some Results by the LIFE-IP-PREPAIR Project.” Advancing Open Science. https://www.mdpi.com/2073-4433/11/4/429.

Stafoggia, Massimo, Francesca De’ Donato, Carla Ancona, Andrea Ranzi, and Paola Michelozzi. 2023. “Health impact of air pollution and air temperature in Italy: evidence for policy actions.” Epidemiologia&Prevenzione. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37455629/.

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