L’equilibrio progettuale nel Teatro Regio di Carlo Mollino

Nella notte tra l’8 e il 9 febbraio 1936, a causa di un devastante incendio, Torino perse il suo Teatro Regio, rimanendo per quasi quarant’anni sprovvista di un nuovo edificio. Inaugurato il 26 dicembre 1740 sotto Carlo Emanuele III, il vecchio progetto – con 152 palchi ripartiti in cinque ordini – costituiva un esempio illustre del teatro all’italiana, diventando una tappa del “Grand Tour Europeo” e venendo persino presentato nell’Encyclopédie di Diderot e D’Alembert.

Il Nuovo Regio: una macchina complessa

Inizialmente, la città di Torino indisse un concorso pubblico nel 1937, vinto dagli architetti Aldo Morbelli e Robaldo Morozzo della Rocca. Tuttavia, il loro progetto non avrebbe mai visto luce: nel marzo 1965 l’incarico fu definitivamente affidato a Carlo Mollino e all’ingegnere Marcello Zavelani Rossi. L’architetto, così, si trovò ad affrontare un progetto con molte sfide, tra le quali quella di inserirsi in una cornice urbanistica storica come Piazza Castello e l’obbligo di integrare la facciata del teatro settecentesco (unica parte dell’edificio rimasta in piedi).

Vista del Teatro Regio da Piazza Castello, in cui si nota la persistenza della facciata di Benedetto Alfieri davanti al volume del progetto di Carlo Mollino (crediti: http://www.teatroregio.torino.it)

L’intera equipe progettuale, in realtà, era composta da sedici professionisti con il dovere di occuparsi di molteplici aspetti (come le strutture in calcestruzzo armato, l’acustica, gli impianti elettrici, speciali, idraulici e antincendio). La squadra di lavoro ebbe un ruolo fondamentale nello sviluppo del progetto, mantenendo una mentalità elastica e sensibile alle difficoltà riscontrate nelle fasi di questa complessa edificazione. Mollino assunse il ruolo di un maestro a capo della bottega artigiana o, meglio ancora, di un cantiere del tutto simile a quello di una cattedrale: a lui spettava il compito di riunire, elaborare e far convergere tutti i differenti filoni di ricerca. Il teatro regio, quindi, divenne un affascinante intreccio di scelte architettoniche, estetiche e di soluzioni tecniche. Lo stesso architetto, qualche anno prima, aveva affermato:

tra arte e tecnica vi è continuità in quanto la tecnica permette l’esistenza dell’opera d’arte, ma non in quanto opera d’arte, bensì in quanto oggetto fisico.

Il foyer

Il progetto di Mollino prevedeva molti cambiamenti strutturali, visibili ancora oggi. Innanzitutto, la facciata vetrata del teatro è stata arretrata di circa 12 metri rispetto a quella dell’edificio settecentesco (ancora visibile da Piazza Castello). Tra le due, così, è stato creato uno spazio interno di circolazione – denominato “atrio delle carrozze” – coperto come una galleria da ben dieci cupole in vetro. L’accesso al foyer avviene attraverso dodici ingressi in granito che, con la loro conformazione “a pettine”, permettevano di distribuire adeguatamente il grande numero di spettatori (i quali potevano essere anche 1800 persone). L’elemento preponderante dell’intera costruzione, che emerge fin dal primo sguardo all’ambiente, è la linea curva. La figura dell’ellisse è stata disseminata ovunque nello spazio: è presente in una serie di fori nelle pareti tra gli ingressi che creano un effetto ottico suggestivo; nel numero che segna la collocazione del guardaroba; nel bancone del bar e persino nella pianta della saletta destinata ai ritardatari, costretti a guardare lo spettacolo dal televisore prima di poter accedere alla sala principale durante la pausa. Non a caso, la sinuosità dello spazio e l’utilizzo di colonne d’alluminio cannettato hanno un precedente nel progetto del 1953 per l’Auditorium Rai di Torino.

L’ingresso del foyer con le dodici aperture in granito che danno sul cosiddetto “atrio delle carrozze” (© Franck Bohbot, http://www.franckbohbot.com)

Il foyer – che risulta totalmente simmetrico – è stato pensato da Mollino con un sistema definito a “strade aeree”, cioè costituito da un intreccio di scale e passerelle a vista che si installano in un unico immenso spazio. La scelta, che si allontana dalla usuale progettazione di vani e corridoi chiusi, viene spiegata da Mollino come una soluzione che permetteva di evitare l’affollamento negli spostamenti dal foyer alla sala principale, sia prima della rappresentazione sia durante gli intervalli. Gli ingressi alla sala sono previsti tramite tre diversi livelli: nell’ultimo – posto a sette metri d’altezza – due gallerie collegano l’ala del vecchio teatro (una lunga sala rettangolare che coincide con l’ultimo piano della facciata su Piazza Castello), dove si trovano i due banconi del bar, a due gigantesche ellissi di marmo, realizzate con una precisione tale da sembrare monolitiche.  

Lo sviluppo delle “strade aeree” (scale e passerelle) del foyer (© Franck Bohbot, http://www.franckbohbot.com)

Alle due estremità laterali del foyer, così come all’esterno, due pareti in mattone a vista presentano disegni di stelle a otto punte, un richiamo esplicito alla tradizione architettonica torinese e, in special modo, alla facciata del cortile interno di Palazzo Carignano di Guarino Guarini.

Tra le principali innovazioni della costruzione notiamo anche la scelta dell’utilizzo delle scale mobili, adiacenti alla facciata vetrata e visibili dall’esterno. All’epoca, l’unico edificio torinese dotato di scale mobili era una sede del supermercato “Standa” nei pressi di Piazza Castello: l’inserimento di questo elemento, perciò, causò forti critiche da parte dei primi visitatori del teatro, che associarono l’edificio a un centro commerciale.

La sala principale

Entrando nella sala principale, lo spettatore si ritrova a percorrere un’unica platea contenuta in una forma ellissoide. La complessità spaziale disarma lo sguardo, nonostante tutto appaia estremamente ponderato e al posto giusto. Mollino paragonava il volume della sala a una forma intermedia tra l’uovo e quella di un’ostrica semiaperta.

La sala principale del Teatro Regio (© Franck Bohbot, http://www.franckbohbot.com)

Non sarebbe stato possibile sviluppare la volontà progettuale dell’architetto senza l’intuizione e l’esperienza dell’ingegnere Felice Bertone. La copertura della sala è un sottile paraboloide iperbolico unico in calcestruzzo armato, che Bertone ha calcolato quando la parte inferiore era già stata realizzata secondo il progetto. La vecchia copertura, secondo il capo del reparto acustico Gino Sacerdote, non avrebbe soddisfatto le esigenze acustiche del teatro a causa del limitato volume interno dello spazio.

Carlo Mollino mostra a Carlo Graffi un uovo con il disegno dei palchi, sintesi formale della geometria della sala principale del Regio (immagine tratta da Il Teatro Regio di Torino da Carlo Mollino ad oggi. Consistenza materica ed esito architettonico, vd. fonti articolo)
La costruzione della copertura della sala principale del Teatro Regio, ovvero il paraboloide iperbolico unico in calcestruzzo armato progettato dall’ingegnere Felice Bertone (immagine tratta da Il nuovo Teatro Regio di Torino, vd. fonti articolo)

È presente un solo ordine di palchi digradanti verso il palcoscenico che, guardando la sala, creano una convergenza ottica verso la scena. Ogni palchetto è leggermente più alto del precedente e sfalsato rispetto all’asse del palcoscenico, raggiungendo l’inclinazione ottimale per una visibilità completa. L’arco scenico era stato realizzato “a video” – simile, cioè, alla cornice di una televisione – per favorire un collegamento più organico con la copertura; ma, nel grande restauro acustico del 1996, è stato modificato, aprendo un boccascena squadrato che spezza la fluidità compositiva del progetto.

Il sistema dei palchi digradanti (© Franck Bohbot, http://www.franckbohbot.com)

A illuminare la sala, più di tremila elementi costituiscono un effetto simile a una nuvola sospesa e scintillante: 1762 steli in alluminio che proiettano la luce sono posizionati in mezzo a 1900 tubi in perspex riflettente. Gli elementi luminosi possono essere estratti dai fori del controsoffitto per la manutenzione, che si svolge al di sopra della sala. L’effetto vibrante che Mollino voleva dare alla copertura della sala è amplificato dalla decorazione della volta, affidata al designer Mimmo Castellano, in cui dalla sommità il colore indaco si dissolve man mano fino all’ordine dei palchi.

Angelo Susino

È possibile visitare il Teatro Regio durante alcuni weekend dell’anno con una visita guidata prenotabile dal sito

Fonti

Pier Giovanni Bardelli, Emilia Gadda, Marika Mangosio [et al.], Il Teatro Regio di Torino da Carlo Mollino ad oggi. Consistenza materica ed esito architettonico, Palermo, Dario Flaccovio Editore, 2010

“Atti e rassegna tecnica della società degli ingegneri e degli architetti in Torino”, anno XXVII, n. 9-10, settembre-ottobre 1973 (numero speciale della rivista intitolato Il nuovo Teatro Regio di Torino)

Napoleone Ferrari, Michelangelo Sabatino, Carlo Mollino. Architect and storyteller, Zurigo, Park Books, 2022

http://www.teatroregio.torino.it/il-regio/storia (ultima consultazione: 8 febbraio 2026)

Lascia un commento