Tra candele che creano giochi di luce su pergamene ingiallite e biblioteche monumentali dove il tempo viene scandito soltanto dal rumore delle pagine di una qualche opera di Shakespeare, la Dark Academia ha trasformato lo studio in una performance d’altri tempi. Ma dietro i filtri color seppia e i versi dei poeti estinti, com’è davvero la reale vita universitaria dei tanto idealizzati college inglesi come Oxford e Cambridge?
Cos’è questa estetica?
La Dark Academia è molto più di una semplice moda passeggera: è una subcultura digitale che ruota attorno alla venerazione del sapere, della letteratura classica e di un’estetica accademica europea d’altri tempi, il tutto condito da malinconiche note cromatiche che passano dal bordeaux al marrone scuro fino al nero.
Blazer in tweed, maglioni a trecce, candele consumate e un silenzio tombale in cui esprimere un genio tormentato: si ricerca qualcosa di totalmente distante da ciò che siamo abituati a vivere pensando alle nostre esperienze universitarie. Lo studio non è visto come una scelta consapevole e sana, ma come una ricerca febbrile che spesso porta all’autodistruzione o all’isolamento: proprio da questo deriva il “dark” presente nel nome, ovvero una costante attrazione per la malinconia, la morte e il macabro.
Eppure, quello che viene idealizzato su Instagram come un modo naturale di vivere un college antico e che fa invidia a tutti gli amanti dei colori caldi, viene percepito in modo diverso da chi frequenta quotidianamente queste realtà accademiche.
Come viene visto tutto questo dagli studenti?
Sul web sono presenti numerose testimonianze di studenti delle università simbolo dell’estetica Dark Academia, come quella di Jessica Leer, studentessa di Architettura di Cambridge. Lei descrive quanto sia difficile mantenere la sanità mentale in un’apparenza fatta di studio a lume di candela e di sforzo intellettuale intensivo, perché la realtà è ben lontana da quella bolla performativa, elitaria e artificiale fatta di trench di lana cotta e vecchie pergamene.
Racconta, invece, di come sia un’esperienza piena di fonti online contraddittorie da analizzare un’ora prima della consegna o della sensazione di inferiorità rispetto a chi ha già finito tutta la bibliografia prima ancora che inizi il trimestre. Spiega inoltre che oggi pochissimi studenti usano davvero penne stilografiche o trench lunghi, ma che l’immagine più comune sia quella di “100 laptop in un’aula di secoli fa”, sottolineando come la quotidianità sia più moderna dell’immaginario Dark Academia.
Come riporta Téa Sand su The Oxford Blue, se prima di iscriversi ad Oxford venivano consumate ore e ore di video come “Study with me in the Harry Potter library” o simili, dopo averlo fatto provava rabbia ogni volta che ne vedeva uno sulla sua homepage di Youtube.
Definisce questi video come veri e propri “rituali di umiliazione”, in cui gli influencer riescono non solo a portare a termine i loro obiettivi, ma anche a farlo in modo estetico. Ciò che dice è che la realtà l’ha colpita: una volta lì, l’obiettivo è diventato sopravvivere, non scrivere con la penna abbinata al maglione in cachemire o portarsi ovunque la sua copia di Dio di illusioni di Donna Tartt.
E la salute mentale?
Quello che non finisce su Instagram è il lato meno fotogenico della vita a Oxford e Cambridge: lo stress e l’ansia che derivano da ambienti così competitivi. Queste università portano sulle spalle secoli di storia e pretendono che i loro studenti facciano lo stesso, mantenendo standard altissimi che spesso finiscono per schiacciarli.
Uno dei problemi della Dark Academia è che sminuisce la sofferenza e la trasforma in un’estetica. L’insonnia e l’esaurimento nervoso vengono quasi celebrati come se fossero marchi di fabbrica di un genio tormentato, dimenticando che la logica dello “stare male per raggiungere gli obiettivi” non è da promuovere, ma un segnale d’allarme che non ha nulla di affascinante.
Come specificato in un articolo del Cherwell — il giornale indipendente più antico di Oxford —, alcune ricerche interne sul benessere degli studenti dell’università stessa hanno fatto emergere rivelazioni scioccanti. Il primo dato indica che il 76% degli studenti si è sentito ansioso durante il loro periodo a Oxford, mentre il 44% addirittura depresso. L’indagine ha riportato inoltre che circa il 38% degli studenti ha riscontrato un peggioramento della propria salute mentale dall’inizio della carriera universitaria. Le risposte più frequenti citavano la “paura di essere inferiore alle altre persone del corso” e il “burnout cronico dal carico di lavoro”.
Il peso delle aspettative secolari
Tutto questo ci riporta al punto di partenza: il fascino del “genio maledetto“. In fondo, la Dark Academia non ha inventato nulla. Già nell’Ottocento, un’icona di Cambridge come Lord Byron aveva costruito il mito dell’intellettuale brillante ma profondamente tormentato e fuori dagli schemi. La differenza è che oggi quel tormento non è più una ribellione individuale, ma è diventato uno standard estetico. Il rischio è che, a forza di dire che l’esaurimento è “affascinante”, finiamo per ignorare che lo stress cronico di chi studia a Oxford o Cambridge è un problema reale.
Quindi, tornando alla domanda iniziale: i college inglesi sono davvero come li sogniamo?
La risposta è che questa tanto amata estetica propone solo metà della storia. Ci mostra il fascino di Byron e le atmosfere di Donna Tartt, ma cancella tutto il resto. La realtà è che Oxford e Cambridge sono posti fatti di pietre bellissime — e magari anche di candele e tomi antichi —, ma anche di persone che crollano sotto il peso di aspettative secolari.
Tecla Di Maria
Fonti
Banerji Ila, Cherwell, “38% of students report decline in mental health since joining Oxford”, 2 gennaio 2025, ultima consultazione: 25 gennaio 2026, link: cherwell.org/2025/01/02/oxford-mental-health-report
Leer Jessica, Varsity, “Why Cambridge’s architecture never lives up to the ‘dark academia’ dream “, 17 ottobre 2025, ultima consultazione: 25 gennaio 2026, link: varsity.co.uk/arts/30417
Sand Téa, The Oxford Blue, “Rare aesthetic: being humbled by study influencers”, 6 dicembre 2025, ultima consultazione: 25 gennaio 2026, link: theoxfordblue.co.uk/rare-aesthetic-being-humbled-by-study-influencers


