We might be the first generation that doesn’t die.
Bryan Johnson, imprenditore americano milionario, è divenuto popolare per il suo progetto Blueprint: la sua missione è quella di vivere il più a lungo possibile o, addirittura, non morire mai.
Sul suo sito personale e nel documentario Netflix Don’t Die: The Man Who Wants To Live Forever, Ryan racconta della sua infanzia e degli anni dell’età adulta che hanno preceduto il momento “epifanico” in cui ha deciso di cambiare vita. La sua è stata un’infanzia vissuta con difficoltà economiche, i genitori divorziati e un padre assente con problemi di abuso di sostanze. Nei suoi vent’anni, si è dedicato con successo alla costruzione della sua startup Braintree, una piattaforma di pagamento; tuttavia, la dedizione al lavoro lo ha portato a trascurare la propria salute fisica e mentale. Sposatosi a ventiquattro anni, ha avuto tre figli; la sua vita lavorativa e familiare sembrava perfetta da fuori, ma Bryan stava attraversando un momento difficile. Nel documentario ricorda di quando la sera, tornato a casa da lavoro, si sfogava abbuffandosi di junk food per alleviare la sua tristezza; ricorda questi anni come un periodo di depressione, in cui ha spesso avuto pensieri suicidi.
Un aspetto interessante della sua vita è la fede religiosa: Bryan è nato e cresciuto in una famiglia dedita alla chiesa mormone ma, racconta di come, a un certo punto, abbia iniziato ad avvertire un disallineamento tale tra sé stesso e la sua religione da iniziare ad avere sintomi somatici. Infatti, tornato a casa dalla celebrazione della messa, si rintanava sotto le coperte in uno stato di malessere psicologico e fisico.
Nel 2013 Bryan vende la sua Braintree a Paypal per 800 milioni di dollari; lascia poi la chiesa mormonica, decisione che lo porterà a un doloroso allontanamento dalla sua famiglia e al divorzio con la moglie. Intorno al 2021 inizia a pensare a quella che diventerà la sua missione di vita: il 13 ottobre di quell’anno viene annunciato il progetto Blueprint.
Tutto nasce da un’asserzione forte: “Potremmo essere la prima generazione a non morire”. Da quel momento, Bryan investe tutta la sua energia – e un cospicuo capitale – in una disperata ricerca dell’immortalità: mette insieme un team di medici, vaglia tutta la letteratura scientifica esistente nell’ambito della longevità, costruisce una routine e un protocollo rigido finalizzato a mantenerlo in salute e a regredire il suo invecchiamento.

Nel documentario viene posta molta enfasi su un’idea: silenziare la mente, lasciare che il corpo segua come un protocollo o un algoritmo ideato al fine di preservare al massimo la salute. Infatti, la mente non sembrerebbe essere dalla nostra parte: essa ci induce a indugiare in dipendenze e ci distrae da ciò che è necessario per il benessere del corpo.
La storia di Bryan è diventata nota grazie al giornalista di tecnologia Ashlee Vance. Il suo progetto ha destato un certo scalpore, polarizzando il pubblico tra ammiratori e detrattori. Certo, la vita di Bryan non è di certo comune; la sua morning routine è rigidamente scandita: sveglia alle cinque del mattino, misurazione della temperatura corporea, del peso e di altri parametri vitali, meditazione ed esposizione ad una particolare luce che dovrebbe imitare quella solare, una quantità elevata di supplementi e integratori che accompagnano due pasti scrupolosamente studiati al fine di apportare più benefici possibili (il suo motto è “every calorie must fight for its life”).
Ecco, Bryan sembrerebbe quantomeno un po’ strano, se non ossessivo. Neanche a dirlo, non si sono risparmiati i meme su di lui.
Tuttavia, la sua ricerca parrebbe, almeno all’apparenza, animata da un nobile scopo: condivide sul suo sito tutte le ricerche e i propri dati, sul suo canale Youtube dispensa lezioni di longevità e sembra interessato a contribuire alla ricerca scientifica al fine di far vivere tutti più a lungo.
I suoi detrattori non mancano di far notare che il suo progetto si è trasformato in un business: aprendo il sito di Blueprint subito ci troviamo di fronte la pubblicità del suo Longevity Mix, un integratore alimentare venduto alla modica cifra di 62,52 euro. I più maliziosi sostengono che il progetto Blueprint non sia mai stato mosso da nobili intenti, ma sia stato sin da subito una mera operazione commerciale. Ashlee Vance, a tal proposito, prende la difese di Bryan. C’è da dire che non è l’unica celebrità a essersi buttata in questo business, basti pensare agli integratori del marchio Lemme di Kourtney Kardashian, i cui prezzi non sono poi così differenti.
Inoltre, è recente la notizia del suo nuovo progetto “Immortals”: tre persone potranno accedere al suo protocollo longevità con il costo annuale di un milione di dollari.
Nel documentario si allude poi, tra l’ironico e il serio, a una sorta di culto che Bryan starebbe avviando; a ben pensarci non è poi così assurdo pensare che il suo “Don’t die” potrebbe diventare una nuova forma di religione. Nel lungometraggio, vediamo Bryan organizzare incontri con i fan, forse nel tentativo di ricreare quella dimensione comunitaria fondamentale nella fede mormona che lo ha cresciuto.
La possibilità dell’immortalità che Bryan auspica potrebbe porre però delle questioni bioetiche: ammesso che si possa davvero arrivare a uno sviluppo delle conoscenze scientifiche tale da evitare la morte, chi garantisce che queste tecnologie vengano distribuite equamente e non rimangano appannaggio di una cerchia ristretta di milionari e miliardari? La morte diventerebbe un indicatore di classe sociale? Qualcuno potrebbe domandarsi poi se sia giusto interferire in maniera così invasiva con i processi naturali, non stiamo forse giocando pericolosamente a fare Dio? Ancora, potremmo chiederci se l’immortalità sia davvero così desiderabile, e come potrebbe cambiare il nostro mondo nello scenario utopico in cui questa venisse raggiunta.
Insomma, probabilmente preoccuparsi di questioni simili è decisamente prematuro e forse inutile, ma il bizzarro progetto di Bryan Johnson può farci riflettere almeno astrattamente.
Ludovica Portuesi
Fonti
A cura di Bryan Johnson, Blueprint Protocol. Don’t Die, ultima consultazione: 11 marzo 2026, link: https://protocol.bryanjohnson.com/
A cura di Bryan Johnson, Blueprint, ultima consultazione: 11 marzo 2026, link: https://blueprint.bryanjohnson.com/?srsltid=AfmBOoosrSnZaYPyhv2kPfwtKE5twKzDGehH4uFKwli0zg6rCQaL2cgE
Smith Chris, Don’t Die: The Man Who Wants To Live Forever, [documentario], Netflix, 1 gennaio 2025
Nicolini Marzia, Il magnate Bryan Johnson lancia «Immortals», il suo protocollo di longevità da 1 milione di dollari. Ecco come funziona, 20 febbraio 2026, ultima consultazione: 11 marzo 2026, link: https://www.vanityfair.it/article/magnate-bryan-johnson-immortals-protocollo-di-longevita-da-1-milione-di-dollari-ecco-come-funziona
Politi Alice, Ossessionato dalla giovinezza, si fa una trasfusione con il sangue del figlio adolescente. Il caso del magnate Bryan Johnson, Vanity Fair, 24 maggio 2023, ultima consultazione: 11 marzo 2026, link url: https://www.vanityfair.it/article/longevita-trasfusione-sangue-figlio-adolescente-magnate-bryan-johnson
