Un cavallo di nome Hans, all’inizio del Novecento, mise in crisi l’idea stessa di intelligenza rispondendo a domande di matematica battendo gli zoccoli davanti a un pubblico incredulo. Le sue risposte erano sempre esatte, tanto da farlo sembrare un prodigio, un animale capace di pensare.
Per mesi si discusse se Hans sapesse davvero contare, finché una commissione scientifica non scoprì che il cavallo non risolveva problemi: leggeva gli esseri umani. Coglieva quei micro‑segnali involontari, come un sopracciglio che si solleva o un respiro trattenuto, e si fermava esattamente quando percepiva la tensione che annunciava la risposta giusta nel corpo di chi lo interrogava. Non era matematica, ma sensibilità e attenzione emotiva.
Più di un secolo dopo, la domanda ritorna: stiamo facendo lo stesso errore con l’intelligenza artificiale? Attribuiamo alle macchine capacità che non possiedono davvero, scambiando per “intelligenza” ciò che è solo una risposta calibrata sui nostri dati, sulle nostre abitudini e sulle nostre aspettative.

Crediti: immagine creata da Barbara Ferrari con l’assistenza di Microsoft Copilot
Italo Calvino e le tre chiavi per il 2000
In un’intervista televisiva del 1981, viene chiesto a Italo Calvino di consegnare agli spettatori tre chiavi, tre talismani per il 2000. La sua risposta è sorprendentemente semplice e, riascoltata oggi, sembra pensata con lucidità per il mondo in cui viviamo: imparare poesie a memoria; fare calcoli a mente; combattere l’astrattezza del linguaggio.
Sono tre azioni apparentemente scolastiche, quasi elementari, che Calvino non propone come un ritorno al passato, ma come un modo per orientarsi in un futuro sempre più tecnologico. E che oggi, nell’epoca dell’intelligenza artificiale, possiamo leggere come tre forme di resistenza umana.
Imparare poesie a memoria
Quando Calvino indica come prima chiave “imparare poesie a memoria”, non sta perseguendo un esercizio scolastico ma sta difendendo un’idea di memoria come spazio interiore e non come archivio.
Oggi viviamo in un mondo in cui la memoria è stata esternalizzata nei computer che ricordano tutto, mentre noi ricordiamo solo ciò che ci tocca davvero. E mentre affidiamo sempre più ricordi ai social network, in cui siamo sempre un po’ più belli e performativi che nella realtà, rischiamo di dimenticare che la memoria dovrebbe essere una scelta, non un algoritmo.
Imparare una poesia a memoria significa sottrarre qualcosa all’oblio digitale e restituirlo alla nostra interiorità, ricordare non per efficienza ma per intensità.
Fare calcoli a mente
La seconda chiave di Calvino, “fare calcoli a mente”, sembra ancora più anacronistica. Perché mai dovremmo farlo, quando le macchine calcolano infinitamente meglio e più velocemente di noi?
Calvino non parla di competere con i computer, ma di disciplina mentale. Il calcolo a mente non serve a ottenere un risultato, ma a mantenere vivo un certo tipo di concentrazione. Viviamo immersi nel digitale, ma il nostro cervello resta profondamente analogico: è fatto per processi continui, non per risposte immediate. Calvino chiamava i computer “cervelli elettronici”, e già allora intuiva che la loro forza non era la comprensione, ma la velocità. Proprio come Hans, che non “capiva” i numeri ma rispondeva in modo impeccabile.
L’intelligenza artificiale restituisce risultati impeccabili, ma arriva alla risposta senza passare dall’esperienza. È rapidissima, ma non per questo più vicina al pensiero umano. Fare calcoli a mente, allora, diventa un modo per ricordare che il pensiero non è solo un risultato, ma un percorso.
Combattere l’astrattezza del linguaggio
La terza chiave è forse la più calviniana: “combattere l’astrattezza del linguaggio”. Calvino temeva un linguaggio che si staccasse dalle cose e finisse per irrigidirsi, perdendo vita e concretezza. Nelle Lezioni americane insiste sulla necessità di restituire alle parole leggerezza, esattezza e visibilità, perché sono qualità che tengono il linguaggio ancorato al mondo.
Oggi viviamo immersi in un linguaggio algoritmico, fatto di categorie rigide e risposte preconfezionate, che tende a uniformare e a rendere tutto prevedibile. Combattere questa astrazione significa riportare le parole alla loro concretezza, alla loro capacità di creare immagini che aprono possibilità e generano mondi.
La creatività è quindi una qualità gelosamente umana: le macchine possono produrre testi o immagini, ma non possono desiderare di farlo. Può nascere da un’urgenza, da un limite, da un conflitto, ma non da un prompt.
Alla fine, restare umani
Le tre chiavi che Calvino consegnava al Duemila non erano un esercizio di nostalgia o un invito a tornare indietro. Erano un modo per ricordarci che ciò che chiamiamo “intelligenza” non coincide né con la quantità di informazioni né con la velocità del calcolo. La memoria e il linguaggio sono aspetti delicati della nostra esperienza, che rischiamo di delegare alle macchine proprio mentre diventano più necessari.
Viviamo circondati da sistemi che rispondono con una rapidità che ci rassicura e, allo stesso tempo, ci disorienta. Come con il cavallo Hans, siamo tentati di leggere intenzioni dove non ce ne sono. L’intelligenza artificiale restituisce ciò che trova nei nostri dati e spesso riflette le nostre aspettative, più che le nostre domande.
Calvino, letterato in una famiglia di scienziati, ha portato per tutta la vita un amore profondo per le scienze. È da questo doppio sguardo che nasce il suo invito di non contrapporci alle macchine e, allo stesso tempo, di non smettere di essere umani. Quando torniamo a ciò che per noi ha valore e ci concediamo il tempo di pensarci davvero, lì nasce la creatività.
Forse non si tratta di temere l’intelligenza artificiale, ma di non rinunciare alla nostra. Le tre chiavi di Calvino – memoria, disciplina e linguaggio – restano un talismano e un promemoria per non perdere di vista tutto quello che ci rende vivi.
Barbara Ferrari
Fonti
Alberto Sinigaglia, Intervista a Italo Calvino, “Vent’anni al 2000: Calvino e le ipotesi sul nuovo millennio”, [Trasmissione televisiva], Rai, 1981, link: https://www.raiplay.it/video/2023/09/Italo-Calvino-nella-foresta-del-racconto—Ventanni-al-2000-Calvino-e-le-ipotesi-sul-nuovo-millennio-4ea73cab-ed3a-49c2-8f49-34015933c5ff.html
Manetti Beatrice e Tortora Massimiliano (a cura di), Letteratura italiana contemporanea. Narrativa e poesia dal Novecento a oggi, Carocci editore, 2022
Wikipedia, Hans l’intelligente, ultima consultazione: 17 marzo 2026, link: https://it.wikipedia.org/wiki/Hans_l%27intelligente
