Basta dire “raptus”

Quante volte, leggendo notizie di femminicidi, ci imbattiamo in frasi come “è stato un raptus improvviso” o “lo ha fatto in un momento di follia”?

Ma cosa vuol dire raptus e perché continuiamo a utilizzare questa parola per giustificare degli omicidi?

Nell’ultimo articolo di Alice Musto approfondiamo il tema da un punto di vista lessicale e psicologico.

@alice.musto

“Non si può più dire niente”: il significato oltre le parole

Le frasi non sono solo insiemi di parole, ma sono messaggi che veicoliamo, valori che trasmettiamo e sentimenti che trasportiamo all’altro. Il linguaggio è il solo modo che possediamo per fare tutto ciò e, in quanto unico, bisogna usarlo con attenzione.
Ci sono moltissime frasi, detti, modi del parlato che vengono pronunciati tutti i giorni: alcuni mantengono i valori concreti come, per esempio, “La fortuna aiuta gli audaci”. Altri, usati spesso inconsapevolmente, hanno un significato intrinseco moralmente sbagliato. La nostra redattrice Linda Milano ne fa una piccola rassegna.

Comunicazione universale: si può inventare un linguaggio che tutti possano parlare?

Probabilmente avete sentito parlare dell’esperanto, ma in quanti conoscono il lojban o il globish?
Da sempre l’uomo ha ricercato un linguaggio universale che possa mettere in comunicazione chiunque, a prescindere dal luogo di provenienza. Dopo decenni di esperimenti una domanda sorge spontanea: si può inventare un linguaggio che tutti possano parlare?

La discriminazione di genere passa attraverso il linguaggio

Cortigiano, massaggiatore, passeggiatore. Provate a trasformare queste parole al femminile. Che differenze notate? Quali sensazioni vi lasciano “cortigiana, massaggiatrice, passeggiatrice”? Probabilmente a donne che fanno “un certo mestiere”, ma perché ciò accade?
Ce ne parla @aletiesi nel suo nuovo articolo.

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L’emancipazione femminile del linguaggio

“Chiamatemi IL presidente” è la richiesta della deputata @giorgiameloni che, dall’ottobre dello scorso anno, riveste il ruolo di Premier del Governo italiano. Ancora nel 2023 il potere è “maschio” e la lingua ne è la dimostrazione. Ma come possiamo pensare di procedere verso una realtà di parità dei sessi se non si parte dai gesti più quotidiani, come la comunicazione? La redattrice @origin_ale affronta la tematica nel suo nuovo articolo per The Password, approfondendo alcuni aspetti della lingua italiana in rapporto alla concezione del genere.

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Recensioni estive: “Non si può più dire niente?”

Negli ultimi anni si è avviato un enorme dibattito sull’importanza di modificare il nostro linguaggio per adattarlo ad una società in divenire: secondo alcuni questi cambiamenti sono necessari; mentre per altri ciò significa vivere sotto una dittatura.

Proprio di questo si parla nel libro “Non si può più dire niente?” che presenta 14 diversi interventi sul tema, non per dare una risposta definitiva a questa domanda ma per stimolare un dibattito pulito e non polarizzato.

Ce ne parla la nostra redattrice, Marta Fornacini, nel suo nuovo articolo.

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Potere alle parole (giuste)

Mai come in quest’ultimo anno abbiamo capito l’importanza di scegliere le parole giuste, tanto da avere la necessità di crearne di nuove, in un vero e proprio “glossario della pandemia”.

Se da un lato c’è l’intuizione che esista una realtà a sé stante, la cui esistenza è indipendente dal modo in cui la descriviamo, dall’altra c’è la constatazione che i nomi che diamo alle cose non sono quasi mai semplici etichette, ma gesti sociali veri e propri, che guidano il modo in cui interpretiamo il mondo.

In che modo il linguaggio partecipa alla creazione della realtà, e perché – per dirla alla Nanni Moretti – “le parole sono importanti”?

Ce ne parla Rebecca Boazzo nel suo nuovo articolo.

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