Il 18 e il 19 giugno approda nelle sale italiane Into the White, il documentario a cura di Luigi Pingitore che racconta la poetica del «nuovo Michelangelo», l’artista Jago.
Tra le sue opere più importanti si ricordano La Pietà, Habemus Hominem e Il figlio velato, ma l’autore si è fatto anche conoscere grazie al proprio approccio innovativo, basato sulla comunicazione social.
Che tu conosca già questo autore, o che tu sia semplicemente un curioso, il nuovo documentario potrebbe divenire uno spunto di riflessione per comprendere che cosa significhi fare arte al giorno d’oggi e quale sia il ruolo sociale della scultura.
Per scoprirne di più basta cliccare sul link in bio.
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Camille Claudel: la scultrice dimenticata
In questo articolo Alessandro Santoni (@ale_santoni) ci parla di Camille Claudel una delle più grandi scultrici francesi del 1800. Ricordata però solo per la sua storia travagliata con Rodin, le sue opere sono state spesso dimenticate senza riconoscere quanto la sua arte possa essere sensibile ed emozionante. Questo è stato il destino di moltissime artiste donne che per via della nostra cultura dominante non sono mai riuscite ad entrare appieno nel “canone” artistico ed essere scoperte come si deve.
Viaggio al termine della statuaria: oltre la tradizione
Pochi decenni, quelli dal 1940 al 1980 hanno rappresentato una rivoluzione nel mondo della scultura italiana: la ricerca di nuovi stili, l’utilizzo di materiali sempre più inusuali, e l’allontanamento dai canoni della tradizione portarono allo sviluppo di un nuovo statuto della scultura: ciò che al tempo era visto come la fine dell’arte plastica non è stato altro che il fiorire di nuove, stimolanti espressioni. Questo il nuovo tema al centro della mostra “Viaggio al termine della statuaria”, esposta alla GAM dal 4 aprile al 10 settembre. Ce ne parla la nostra redattrice @_gargantuaa_ che ha assistito per The Password all’anteprima stampa.
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Jago, l’artista che scolpisce la “rinascita”
Elena D’Elia, nel suo nuovo articolo, ci racconta di Jago, un artista italiano che lavora principalmente con la scultura e la produzione video, la cui ricerca artistica fonda le sue radici nelle tecniche ereditate dai maestri del Rinascimento.
È il primo artista ad aver inviato una sua opera nello spazio, “The First Baby”, una scultura in marmo raffigurante il feto di un bambino, inviata alla stazione spaziale internazionale sotto la custodia del capo missione, Luca Parmitano.
Lo scorso 5 novembre 2020, l’artista ha posizionato in Piazza del Plebiscito a Napoli un’altra scultura in marmo, che rappresenta nuovamente un feto, ma di maggiori dimensioni. Il titolo è “Lookdown”, esplicito riferimento alla nuova condizione che tutto il mondo ha dovuto sperimentare durante l’anno, ma anche «invito a “guardare in basso”, ai problemi che affliggono la società e alla paura di una situazione di povertà diffusa che si prospetta essere molto preoccupante, soprattutto per i più fragili.
L’opera è stata oggetto di atti vandalici, testimoniati da filmati degli stessi responsabili, ma Jago ha colto l’occasione per lanciare un messaggio di apertura e di educazione, che rispecchia la sua ideologia e il suo impegno nel comunicare, soprattutto ai giovani, la necessità di dedicarsi all’arte e alla cultura in generale, per diventare consapevoli della propria libertà espressiva, nel rispetto di quella altrui.
Thorvaldsen e Canova: due scultori a confronto
Tutti conosciamo Antonio Canova o anche solo una delle sue sculture, l’artista è ormai immortale, non solo per chi studia nel campo artistico. Chi non ha mai sognato davanti all’Amore e Psiche, o almeno ad una sua foto? Ma se scrivessi il nome di Bertel Thorvaldsen, probabilmente lo sguardo si accenderebbe solo a pochi tra…
