Thorvaldsen e Canova: due scultori a confronto

Tutti conosciamo Antonio Canova o anche solo una delle sue sculture, l’artista è ormai immortale, non solo per chi studia nel campo artistico. Chi non ha mai sognato davanti all’Amore e Psiche, o almeno ad una sua foto? Ma se scrivessi il nome di Bertel Thorvaldsen, probabilmente lo sguardo si accenderebbe solo a pochi tra coloro che non sono esperti della materia. Entrambi sono scultori che operarono a Roma tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo.

Sono loro i due protagonisti della mostra Canova | Thorvaldsen. La nascita della scultura moderna allestita a Milano da ottobre del 2019 al prossimo 15 marzo. Per cinque mesi la Galleria d’Italia ha riunito numerose delle loro opere, normalmente conservate in diverse collezioni private e musei, tra cui l’Ermitage di San Pietroburgo. La mostra pone a confronto i due artisti che in vita furono conoscenti e rivali, illustra le differenze tecniche e mette in luce un artista meno conosciuto come Thorvaldsen, senza oscurare Canova. Al contrario, riesce ad esaltare entrambi evidenziando le loro specifiche caratteristiche.

Thorvaldsen nacque nel 1770 e morì nel 1844 a Copenaghen, ma fu a Roma che operò. Lì adottò le tecniche di Canova, arrivando in vita al suo livello di fama. Nella mostra sono esposte l’una a fianco all’altra le statue rappresentanti gli stessi soggetti create dai due artisti: il confronto viene naturale al visitatore, che può cogliere da solo le mille sfaccettature che distinguono l’uno o l’altro, ma viene anche spiegato in modo chiaro e completo con video e pannelli. Le opere esposte sono molte, tra le quali troviamo le raffigurazioni di personaggi classici come le tre Grazie, Amore e Psiche, la coppiera degli dei Ebe e Ganimede.

Thorvaldsen – il coppiere degli dei, Ganimede, qui è rappresentato mentre serve l’acquila di Giove

Similitudini e differenze emergono facilmente osservando la rappresentazione di Venere:

Canova scolpisce una Venere che rende la dea più umana, sorpresa mentre esce dall’acqua e si copre. La pietra di cui è fatta è lucida e il corpo è reso così umano che se la toccassi mi stupirei trovandolo freddo e duro. Tutto è umano.

Venere e la Mela

Lo stesso soggetto è rappresentato da Thorvaldsen nel 1816, nel momento in cui la dea ha appena ricevuto il pomo d’oro da Paride. È il lato divino quello che stiamo guardando, a risaltare sono la grazia e l’innocenza. Lo scultore danese mantiene, esalta la nobiltà e purezza della materia prima, la pietra.

Osservando invece le vite dei due rivali, è curioso come emerga che il carattere non si riflettesse, a prima vista, sulla loro arte. Canova, introverso, viveva in modo più tranquillo, ma le sue opere manifestano leggerezza, vitalità, umanità. Il contrario avviene per Thorvaldsen, che sembra fosse più incline alle feste e al divertimento, ma le cui opere sono più composte, divine.

Anna Franzutti

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