Jago, l’artista che scolpisce la “rinascita”

Jago, pseudonimo di Jacopo Cardillo, classe 1987, è un artista italiano che lavora principalmente con la scultura e la produzione video, la cui ricerca artistica fonda le sue radici nelle tecniche ereditate dai maestri del Rinascimento. Jago si definisce determinato a restituire alla categoria degli artisti un’immagine imprenditoriale, mantenendo sempre un rapporto vivo e diretto con il pubblico mediante l’utilizzo dei social network.

Jago con la sua scultura Habemus Hominem.

Normalmente il suo lavoro si sviluppa come segue: dopo aver gettato le basi della sua idea su un modello d’argilla e aver definito qualche punto di riferimento sul marmo, per sgrossare il blocco, Jago si lascia andare alla sua sensibilità. Un approccio che ricorda quello del più grande scultore della Maniera Moderna, Michelangelo, al quale l’artista apertamente si ispira.

Tolgo solo il superfluo e quando raggiungo la forma che mi interessa, come volume, allora lì scolpisco. È nell’ultimo centimetro di lavoro che fai la differenza, è in quell’ultimo centimetro di possibilità che si realizza la scultura.

Jago

Jago è il primo artista ad aver inviato una sua opera nello spazio: nel 2019, in occasione della missione Beyond dell’ESA (European Space Agencies) ha inviato una scultura in marmo nella stazione spaziale internazionale, intitolata The First Baby, raffigurante il feto di un bambino, che tornerà sulla terra a febbraio 2020 sotto la custodia del capo missione, Luca Parmitano. Un’immagine poetica, destinata a entrare nella storia.

La scultura The First Baby che fluttua nello spazio, con la Terra sullo sfondo.

All’alba del 5 novembre 2020, l’artista ha posizionato un’opera (dal valore stimato di 1 milione di euro) in Piazza del Plebiscito a Napoli; la scultura in marmo bianco di Carrara è una citazione di quella spedita nello spazio l’anno scorso e rappresenta nuovamente un feto, ma di maggiori dimensioni. Il titolo è Lookdown, esplicito riferimento alla nuova condizione che tutto il mondo ha dovuto sperimentare durante l’anno, ma anche «invito a “guardare in basso”, ai problemi che affliggono la società e alla paura di una situazione di povertà diffusa che si prospetta essere molto preoccupante, soprattutto per i più fragili.
È stata la prima volta, da quando è cominciata la lunga battaglia contro il virus, che un artista ha deciso di donare una propria opera per metterla al servizio di chi non ha voce: una scelta in coerenza, per Jago, con la sua idea di arte come strumento di inclusione e di impegno sociale. 

Lookdown, scultura in marmo in Piazza del Plebiscito, Napoli.
Foto di Gaetano Balestra (www.napolidavivere.it)

A due mesi dall’installazione dell’opera, l’artista ha mostrato sui social le immagini della scultura allo stato attuale, dove il marmo bianco si presenta ingrigito, sporcato dallo smog e dagli atti vandalici. Lo stesso Jago ha pubblicato sulla propria pagina Instagram un video che testimonia questo grave gesto: alcuni ragazzi si divertono a prendere a calci la scultura, filmandosi.
Nonostante la mancanza di rispetto dimostrata nei confronti di un’opera d’arte così ricca di significato e di conseguenza e del suo realizzatore, Jago non ha perso l’occasione per lanciare un messaggio di apertura e di educazione, affermando: «Io sono certo che questi ragazzi siano altrettanto capaci di gesti meravigliosi, quindi se vorranno sarò felice di accoglierli nel mio studio per mostrargli cosa c’è dietro la realizzazione di una scultura».

Il messaggio dell’artista rispecchia quindi la sua ideologia e il suo impegno nel comunicare, soprattutto ai giovani, la necessità di dedicarsi all’arte e alla cultura in generale, per diventare consapevoli della propria libertà espressiva, nel rispetto di quella altrui.

Siamo tutti collegati […]. Noi viviamo in un mondo in cui ci dicono “è impossibile”. Non si può aggiungere nulla. Quindi in questo senso il miglior investimento che può fare un giovane è culturale […].

Viviamo in un mondo in cui i creativi non servono, non devono servire perché sono pericolosi, perché vedono le cose in modo diverso, perché non stanno zitti.

Credici.

Fai.

Jago

Elena D’Elia

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