“Inside Out” e la forza delle emozioni sul grande schermo

Immaginate un Mondo incredibile, costituito da isole, percorsi tortuosi e talvolta pericolosi, archivi infiniti, set cinematografici e un avveniristico quartier generale comandato da cinque personaggi. Prendete questo Mondo e, con uno sforzo di fantasia non indifferente, trasportatelo all’interno della vostra mente, considerandolo come ciò che vi fa essere ciò che siete.

E’ questa l’idea, innovativa e geniale, alla base del nuovo film Disney Pixar “Inside Out”, diretto da Pete Docter. Riley è una ragazzina che, sulla soglia del periodo adolescenziale, è costretta a trasferirsi in un’altra città, abbandonando gli amici e il luogo che l’ha vista crescere. Tra case fatiscenti e pizze ai broccoli, le emozioni della giovane Riley subiscono impennate e discese, scompensi e scontri. Sono proprio gli omini del “quartier generale” (Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto) a controllare le sue reazioni, i suoi stati d’animo e l’intero racconto è narrato dall’interno della mente della protagonista.

Inizia così una storia composta da bellissime avventure che vedranno come figure principali i sentimenti opposti per eccellenza: Gioia e Tristezza. Nel loro lungo percorso, l’energica Gioia vive la presenza della compagna di avventure Tristezza come un peso, una zavorra da portare con sé e da controllare, riducendone progressivamente l’influsso all’interno del gruppo delle emozioni. Solo alla fine, però, si scoprirà come ogni sensazione, positiva o negativa, giochi un ruolo imprescindibile e fondamentale. La novità di questa storia, oltre alla rappresentazione grafica di elementi essenzialmente astratti, sta proprio in questo: accettare le debolezze umane e comprendere come la maturità comporta anche un più ampio spettro di sensazioni, sentimenti e reazioni alla vita che non sempre portano benessere.

Supportato da solide ricerche scientifiche, condotte dagli studiosi statunitensi Dacher Keltner e Paul Ekman, il racconto di “Inside Out” descrive una realtà ben precisa, senza mai cadere nella tentazione di definire patologico ciò che in realtà non lo è: la tristezza non è mai definita come “depressione”, ma viene trattata come uno stato normale e assolutamente comune della vita. L’apatia che incontra Railey ad un certo punto del racconto, al contrario, viene vista come un momento difficile, che porta la ragazza a compiere azioni forti e decisamente negative. Questo stato è mostrato come il tratto veramente drammatico di tutti il racconto, molto più dei momenti di tristezza e di rabbia causati dal trasferimento: il problema non sono i sentimenti negativi, ma un’assenza di sentimenti che porta ad azioni che normalmente non si vorrebbero compiere.

Il risultato finale è un racconto complesso ma delicato e molto piacevole che fa ridere e commuovere bambini e adulti. Forse sono proprio questi ultimi ad apprezzare di più il nuovo film Disney Pixar, data la profondità morale e psicologica dei temi trattati. E’ impossibile non affezionarsi ai personaggi e non ritrovare un po’ di sé in questo racconto, fondamentalmente semplice ma assolutamente rivoluzionario nella narrazione. Un racconto che tiene incollati allo schermo, che fa ripensare ai tempi dell’adolescenza con un sorriso e con un po’ più di consapevolezza. Un film che non può non essere visto e che, senza ombra di dubbio, sarà ricordato come uno dei migliori Disney Pixar di sempre.

di Alessia Alloesio 

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