Adozioni a distanza: un salvavita per chi è nato in un Paese con un futuro indigente.

Negli anni ’60 esisteva quel che in genere veniva chiamato il “sogno americano“: furono molti gli Italiani che, dopo le guerre mondiali, scelsero di sbarcare nel continente delle speranze in cerca di una fortuna, un cambio di vita radicale in grado di poter regalare un destino migliore alle future generazioni delle proprie famiglie. L’obiettivo era semplice: scappare a qualunque costo dalla povertà che avevano vissuto fino a quel momento in cerca di una speranza.

Oggi, per coloro che provengono da Paesi più poveri, quel sogno è diventato anche l’Italia: sono altrettante le persone che – a partire dagli adulti fino ad arrivare ai bambini, in certi casi addirittura ancora in fasce – si ritrovano costrette a scappare dal proprio paese natìo in cerca di un futuro migliore. Le migrazioni in direzione del Bel Paese con il passare del tempo sono via via aumentate, creando ultimamente un malumore tra gli Italiani: alcuni, seguendo spesso un punto di vista personale poco consapevole di certe realtà, tendono a vedere con un cattivo occhio questo fenomeno, dimenticando che, anni addietro, furono molti i connazionali a scappare per motivi simili dall’Italia stessa.

La verità è che nascere in un punto preciso del mondo non è mai stata una scelta, bensì semplicemente una questione di fortuna: è il caso a decidere di far nascere una vita in Africa, dove la povertà regna indiscussa, piuttosto che in Europa. Nonostante la crisi attuale, un Paese come l’Italia ha la possibilità di regalare una speranza in più per il futuro di chi è vittima di un qualcosa che non può controllare e di cui può solo subire le conseguenze.

Altrettanto vero è che chi scappa non lo fa mai con il cuore leggero: lasciare le proprie origini per un futuro incerto e (possibilmente) migliore non è mai scontato. Come detto poco fa, ai giorni nostri si sta diffondendo sempre di più il razzismo: molti connazionali lamentano le proprie condizioni dando la colpa anche agli immigrati che sbarcano nel nostro Paese, additandoli di rubar loro il lavoro o di vivere di favoritismi.

Ed è allora che ci si pone una domanda: esiste un modo per salvare la vita di queste persone permettendo loro di crescere nel proprio Paese d’origine, regalando un futuro migliore alle nuove generazioni senza avere il bisogno di ricorrere all’estrema soluzione di dover fuggire?

Una soluzione potrebbe essere potenzialmente risolutiva: le adozioni a distanza, un aiuto appropriato in grado di permettere a queste persone di non dover prendere in considerazione l’ultima delle possibilità, ovvero quella di mollare tutto per imbarcarsi in mare aperto e affrontare una sorte che, delle volte, risulta essere avversa. Sono moltissime le organizzazioni che permettono di fare questo piccolo passo, tra cui Save the Children e Action Aid: esse permettono alle giovani generazioni di nazioni più povere di avere prima di tutto una qualità di vita più umana, poi la possibilità di un’istruzione adeguata e, infine, l’occasione di costruirsi un futuro in grado di poter dare, un giorno, una possibilità di ripartenza al loro Paese.

Un’adozione a distanza costa in media una ventina di euro mensili, un prezzo irrisorio se diviso per tutti i giorni del mese. In genere viene dato in adozione un bambino che vive in condizioni indigenti, di cui con il passare del tempo si ricevono notizie, in modo tale da poterlo affiancare durante il suo percorso di crescita, anche con la possibilità di andarlo a trovare di persona.

Quanto costa dunque salvare una vita? La risposta è sicuramente personale, ma il pensiero di regalare un futuro a un bambino che non ha potuto scegliere dove nascere permette, senza dubbio, di andare a dormire con il cuore un po’ più leggero.

Andrea Bordonaro

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