Nova è l’ultimo romanzo di Fabio Bacà, edito nel 2021 e finalista del Premio Strega 2022.
La trama del romanzo è molto semplice. Il protagonista è Davide, neurochirurgo all’ospedale di Campo di Marte di Lucca. Nonostante il lavoro snervante, Davide conduce una vita tranquilla, che trascorre giorno dopo giorno scandita da rassicuranti abitudini e convinzioni accumulate nel corso degli anni. Anche i suoi pensieri sembrano seguire sempre lo stesso filo, ordinato e immutabile. Unica stonatura nella sua esistenza monotona è il vicino di casa, a cui ha fatto chiudere un locale illecito e che arriva anche a minacciarlo. Davide però sembra non prendere sul serio il problema, fortemente convinto del grado di civiltà e civilizzazione a cui dovrebbe essere ormai arrivato l’essere umano. Al suo fianco ci sono la moglie Barbara, logopedista vegana, e il figlio Tommaso, quindicenne appassionato di fantascienza alle prese con le prime esperienze dell’adolescenza.
Nulla sembra turbare la vita tranquilla e monotona di Davide, finché un giorno la violenza irrompe nella sua quotidianità: Barbara viene minacciata da un ubriaco in un locale e Davide assiste a tutta la scena senza muovere un dito, anzi, tentando di nascondersi tra la folla. A salvare Barbara ci pensa Diego, personaggio controverso, che non esita a malmenare l’ubriaco. La vicenda sconvolge Davide e gli fa aprire gli occhi: in un mondo dominato dalla violenza, lui ha scelto la non violenza, che però nel momento del bisogno si è trasformata in codardia. Persino quando erano le persone che più amava a essere in pericolo. E, soprattutto, davanti agli occhi increduli del figlio.
“Se avesse cominciato a…picchiarlo? Avrebbe reagito? No. No. Davide era geneticamente inabile alla violenza. Gli ripugnava. Questo faceva di lui un vigliacco? Sì, pensò. Era un vigliacco”.
Da questo momento la sua vita va in frantumi assieme a tutte le sue certezze: tutto ciò in cui credeva sembra non essere più applicabile al nuovo mondo. Così inizia a frequentare Diego, monaco zen tatuato e rasato con una filosofia di vita ben precisa sulla violenza: “La società moderna reprime gli istinti che non comprende o che non le fanno comodo. Inibisce l’aggressività individuale perché ritiene che confligga con l’idea di civiltà”. Ma, secondo Diego, i nostri peccati sono stati redenti dalla morte di Cristo, facendoci così ottenere la salvezza in cambio di un atto di violenza. La vita per Diego ti mette davanti a un bivio: dominare o essere dominati dal potere dalla violenza. Così la vita di Davide cambia totalmente, dal corso di thai boxe al rifiuto di abbassare ancora una volta la testa di fronte alla minaccia del vicino.
La trasformazione di Davide contiene la riflessione che è il cuore del romanzo. Siamo disposti ad accettare che in noi ci sia anche una parte di pura violenza? E se un giorno questa violenza esplodesse? Cosa succederebbe se avessimo il coraggio di guardarci dentro? Cosa troveremmo?
“La violenza era ripugnante. Eppure era inevitabile. Era inconcepibile. Ma era produttiva. Era vile. Ma ti faceva sentire vivo. Era disumana. Eppure profondamente, indissolubilmente umana”.
Il ritmo del romanzo è una tensione crescente fino alle ultime pagine in cui Davide dovrà fare i conti con sé stesso: avrà il coraggio di guardare nell’abisso? E soprattutto: sarà poi in grado di uscirne indenne?
Irene Rolando
