Poco prima della fine di dicembre, passato il solstizio di inverno, la luce del giorno comincia ad aumentare e pian piano si avvicina una nuova stagione, sebbene continui a fare ancora freddo. Secondo la tradizione cristiana il 25 dicembre è il giorno in cui nacque Gesù Cristo, ma per gli antichi Romani questa data era occasione di festeggiamenti per un altro motivo.
Nel periodo di tempo che va dal 17 al 23 dicembre i Romani festeggiavano infatti il dio Saturno, il leggendario signore dell’età dell’oro, un’epoca del mito durante la quale l’uomo non era obbligato a lavorare la terra, ma poteva coglierne i frutti che si generavano autonomamente e in abbondanza.
In occasione dei Saturnalia, i Romani festeggiavano l’inizio propizio di un nuovo anno con smisurate e frenetiche feste, auspicando un’annata ricca e produttiva, specialmente per l’agricoltura. In quei giorni non esistevano limiti e l’ordine sociale che vigeva in maniera austera per il resto dell’anno era sovvertito. I principali luoghi pubblici, come scuole e tribunali, erano chiusi, e la popolazione poteva dedicarsi al vino e al buon cibo, senza trascurare altri piaceri come il gioco d’azzardo (che altrimenti era vietato).
Ad esempio, gli schiavi erano liberi per un giorno di poter fare tutto ciò che desideravano. E cosa potevano bramare se non diventare temporaneamente padroni? Indossando maschere o il cappello frigio, simbolo degli schiavi affrancati, questi davano ordini ai loro proprietari, i quali per quella giornata erano obbligati a obbedire, servendo loro ricchi banchetti in memoria della lontana età dell’oro, in cui ogni uomo era libero. Naturalmente, alla sera, l’ordine sociale veniva ricostituito e con il ritorno alla normalità i bagordi cessavano.
Seguendo la medesima logica del sovvertimento sociale per un giorno, i soldati semplici potevano mangiare e bere seduti allo stesso tavolo dei loro superiori.
Scambio di doni
Se si dice Natale, si pensa anche ai regali che ognuno di noi desidera offrire ai propri amici, cari, famigliari. Anche i Romani avevano l’abitudine di scambiarsi dei doni in occasione dei Saturnalia. Un Romano poteva ricevere una candela, o delle statuette di c’era, o, più comunemente, del cibo, in particolare del pane. L’autore latino Marziale in una sezione della raccolta dei suoi epigrammi riporta alcuni xenia, ovvero dei brevi componimenti scritti come “biglietto d’auguri” da accompagnare al dono da offrire a un ospite giunto nella propria casa.
Gli oscilla: antenati delle decorazioni natalizie?
Tra i doni che i Romani erano soliti scambiarsi vi erano anche gli oscilla, dei piccoli oggetti a forma di disco con rappresentati sopra dei volti umani che venivano appesi agli alberi: il paragone con le nostre palline dell’albero di Natale è presto fatto. Lo scopo però non era solo decorativo: secondo il mito, infatti, questi oggetti sostituivano i corpi di uomini sacrificati in età arcaica per placare la furia degli dei Saturno e Ade, scesi in terra a seminare morte e distruzione, e servivano quindi a confondere gli dei per allontanarli, augurando agli uomini un buon raccolto e un’ottima annata.
Conclusione
Il paragone tra le nostre festività e quelle romane è quasi del tutto immediato, sebbene vi siano notevoli differenze, culturali e non solo. In entrambi i casi emerge il desiderio di festeggiare l’inizio di un nuovo anno attraverso feste e soprattutto banchetti, accompagnato da uno scambio di doni. Però, allo stesso tempo, si notano alcune differenze, come l’antica usanza di sovvertire l’ordine sociale attraverso uno scambio di ruoli che, in maniera molto ironica, richiama i costumi carnevaleschi e non quelli natalizi.
Nicola Gautero
