Alla scoperta del funzionamento delle immagini con Riccardo Falcinelli

Se siete amanti dell’arte non potete assolutamente perdervi Figure. Come funzionano le immagini dal Rinascimento a Instagram di Riccardo Falcinelli.

Oggi siamo letteralmente sommersi dalle immagini, tanto da esserne assuefatti. Grazie agli innumerevoli schermi a nostra disposizione siamo bombardati ogni giorno da composizioni e foto, che spesso non guardiamo con attenzione ma che semplicemente ci scorrono davanti agli occhi.

Ogni tanto però qualcosa colpisce la nostra attenzione: ecco allora che ci soffermiamo e il nostro sguardo si fa più attento. Ma cos’è che ci ha attratto? Perché quell’immagine ci piace oppure no? Questo è il punto di partenza del saggio di Falcinelli.

Spesso infatti davanti a un quadro esposto in un museo ci chiediamo quale sia il suo significato, cosa voglia rappresentare o quali fossero le intenzioni dell’autore e le convenzioni di quel periodo storico. Così però “La storia dell’arte rischia di essere una spiegazione solo di storia, anziché d’arte”.

Ed ecco la risposta di Riccardo Falcinelli, uno dei più riconosciuti graphic designer d’Italia: trattare le immagini come veri e propri meccanismi, che vanno smontati pezzo per pezzo per capire come sono state pensate, progettate e costruite. E soprattutto perché.

Scrive Falcinelli nel primo capitolo: “Le immagini, oltre a rappresentare qualcosa, sono dei dispositivi che funzionano in un certo modo”.

Falcinelli ci propone quindi un totale cambio di paradigma: non trattare più le immagini come simboli da decifrare ma “come orologi da smontare, osservando le rotelle che girano e cercando di capirne gli incastri e i relativi rapporti”. Quindi, ciò che dobbiamo chiederci non è più cosa significano, ma come funzionano.

Figure è diviso in sette capitoli, Spazio, Forme, Percezione, Meccanismi, Topologia, Composizione e Medium, a loro volta suddivisi in sotto paragrafi, che vanno ad analizzare la struttura delle immagini e i meccanismi che permettono loro di funzionare, dalla scelta della composizione a ciò che guida il nostro occhio.

Ad arricchire le spiegazioni c’è poi un ricchissimo apparato iconografico di oltre 500 immagini a colori, che spaziano da opere famose che conoscono a immagini tratte dai social passando per iconiche inquadrature di Hitchcock e Kubrick. E per rendere ancora più completo il lavoro, una bibliografia di riferimento di centinaia di volumi.

Ma a rendere Figure davvero unico è lo stile affabulatorio e coinvolgente di Falcinelli. Grazie alle sue spiegazioni tecniche ma sempre comprensibili, ai numerosi esempi e agli aneddoti autobiografici, la lettura di questo saggio risulta essere scorrevole e avvincente.

Dimenticate i saggi noiosi e poco scorrevoli. Figure vi accompagnerà alla scoperta dell’arte come non l’avete mai vista prima, permettendovi di analizzarla con occhi nuovi.

Un esempio? Nel primo capitolo Falcinelli ci parla dell’uso della prospettiva centrale, teorizzata da Leon Battista Alberti nel De Pictura del 1435. Ancora oggi ci sembra il dispositivo migliore per rappresentare la realtà, perché permette la rappresentazione della terza dimensione sulla superficie bidimensionale. Leon Battista Alberti parla della prospettiva utilizzando la metafora della finestra: per lui, un dipinto è infatti una finestra aperta sulla realtà.

L’idea della finestra è però tutt’altro che neutra: implica che per guardare correttamente qualcosa sia necessario stargli davanti. E questo prima non era affatto scontato, basti pensare ai dipinti o ai mosaici che tappezzavano pareti e soffitti di palazzi e chiese e che ovviamente non potevano essere ammirati standogli perfettamente di fronte.

La prospettiva, dunque, non è un dispositivo neutro o naturale per restituire la realtà: è un artificio a cominciare dal fatto che nella vita reale usiamo due occhi e non uno solo-, codificato al punto da comportare una gerarchia dello sguardo e dell’osservatore; è una macchina culturale che possiede già, dentro di sé, un modo di interpretare le cose”.

La prospettiva altro non è che una “forma simbolica” come scrive Panofsky, che però è riuscita a influenzare tutta l’arte occidentale fino ad oggi. Leon Battista Alberti non ha semplicemente teorizzato la prospettiva. Ha costruito lo sguardo moderno. Qualcosa che oggi, dopo l’invenzione della macchina fotografica, ci sembra scontato, è in realtà frutto di “millenari depositi culturali”.

Proseguendo nella lettura di Figure, scoprirete così tante altre curiosità sul mondo dell’arte, su come le immagini funzionino e abbiano il vero e proprio potere di fare cose.

Irene Rolando

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