18 febbraio, 8 del mattino. Davanti al liceo Michelangiolo di Firenze, poco lontano dal centro, gli studenti arrivano alla spicciolata. Un gruppo di militanti di Azione Studentesca, movimento giovanile di estrema destra, sta distribuendo volantini. Alcuni ragazzi membri del collettivo SUM (Studenti Uniti Michelangiolo) si avvicinano, forse chiedono loro di smettere, forse, come sembra risultare da un post su Instagram del collettivo, mettono provocatoriamente un cestino dell’immondizia di fronte all’ingresso in modo che i volantini possano essere gettati prima di entrare. In risposta, le botte. Un ragazzo finisce per terra, in un video che è molto circolato sui social e sui giornali si vedono almeno due persone prenderlo a calci e pugni in testa, mentre una professoressa urla e cerca di mettersi in mezzo con i libri tra le braccia.
Gli aggrediti sono due, gli esponenti di Azione Studentesca sei, identificati in poche ore come 3 maggiorenni e 3 minorenni, tutti studenti tranne uno, ma in altre scuole.
Sul loro sito si definiscono “movimento degli studenti non conformi che vogliono difendere i propri diritti nel nome dell’identità nazionale, della socialità e della Tradizione”, che cosa significhi è chiarito dai post che invitano a lottare contro al “pensiero unico” della “teoria gender” e del “falso mito dei fridays for future” e a difendere “la nostra Patria dall’invasione migratoria”, per una scuola che “preferisce il tricolore alle bandiere arcobaleno”.
A eliminare ogni dubbio di non piena adesione al neofascismo provvedono il loro intitolare una due giorni “falange in marcia”, il commemorare i morti di Acca Larentia con poesie e manifesti in cui spicca il “presente!” fascista, il proposito di “difendere la nostra Italia come fecero gli Arditi”,. Inoltre, l’organizzazione, solo lo scorso 3 febbraio, aveva tenuto una conferenza di “storia, ricordi e testimonianze” relativi a Ordine Nuovo, glissando sul fatto che esponenti del gruppo terroristico siano stati considerati in sede legale o storica responsabili delle stragi di Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Peteano.
Questa, dunque, l’ideologia del gruppo. La sua storia è un po’ più complessa: nasce ufficialmente nel 1996 come associazione studentesca di Alleanza Nazionale, guidata da una diciannovenne Giorgia Meloni, ma poi viene rifondata su basi diverse proprio a Firenze nel 2016. A oggi non ha un legame formale con Fratelli d’Italia, anche se i punti di contatto sono molteplici: nella città toscana associazione e partito condividono la sede, ad esempio.
Proprio per via di questi punti di contatto il silenzio della presidente del Consiglio dei Ministri sul pestaggio del Michelangiolo è apparso a molti inopportuno, ed è stato contestato da diversi esponenti dell’opposizione. Il suo partito, intanto, continua a trincerarsi dietro alla tesi della semplice rissa tra ragazzi, pur condannando ogni forma di violenza; il deputato di FdI Mollicone ha persino annunciato che presenterà un’interrogazione parlamentare affinchè i fatti siano ricostruiti nella loro interezza.
Il 21 febbraio più di 2.000 persone hanno partecipato alla manifestazione di stampo antifascista organizzata in risposta a questa aggressione e ad un episodio analogamente preoccupante avvenuto pochi giorni prima nei pressi di un altro importante liceo cittadino, il Pascoli: anche lì un gruppo di esponenti di Azione Studentesca avrebbe cercato di rispondere a critiche sulla sua attività di volantinaggio con la violenza, non riuscendovi solo perché i contestatori sono riusciti a ripararsi all’interno della scuola. Le indagini sono in corso.
Il corteo è stato indetto dagli studenti, che già il 20 avevano organizzato un breve presidio di fronte al liceo seguito da un’assemblea, ma vi hanno partecipato anche adulti, consiglieri comunali (anche se accusati dai più giovani di strumentalizzare la vicenda per scopi politici), esponenti del mondo sindacale e dell’associazionismo, operai dell’ex GKN.
Intanto dal mondo scolastico fiorentino è arrivata anche un’altra risposta agli eventi, la lettera che la preside del Da Vinci, Annalisa Savino, ha scritto per i suoi ragazzi – “Non mi sentivo di lasciare soli gli studenti in questa loro reazione”, ha dichiarato a Repubblica” – e che ha avuto una straordinaria circolazione sui social. Ne riportiamo alcuni stralci:
mi preme ricordarvi solo due cose.
Il fascismo in Italia non è nato con le grandi adunate da migliaia di persone. È nato ai bordi di un marciapiede qualunque, con la vittima di un pestaggio per motivi politici che è stata lasciata a sé stessa da passanti indifferenti.
Inoltre, siate consapevoli che è in momenti come questi che, nella storia, i totalitarismi hanno preso piede e fondato le loro fortune, rovinando quelle di intere generazioni. Nei periodi di incertezza, di sfiducia collettiva nelle istituzioni, di sguardo ripiegato dentro al proprio recinto, abbiamo tutti bisogno di avere fiducia nel futuro e di aprirci al mondo, condannando sempre la violenza e la prepotenza. Chi decanta il valore delle frontiere, chi onora il sangue degli avi in contrapposizione ai diversi, continuando ad alzare muri, va lasciato solo, chiamato con il suo nome, combattuto con le idee e con la cultura. Senza illudersi che questo disgustoso rigurgito passi da sé. Lo pensavano anche tanti italiani per bene cento anni fa ma non è andata così
Se è innocuo non dare particolare importanza alla prevedibile reazione di Blocco Studentesco – dare pubblicamente fuoco alla lettera – e a quella un po’ sconclusionata del vice capogruppo di FdI alla Camera, Alfredo Antoniozzi, che ha criticato, forse senza aver molto capito di che cosa si stesse parlando, il fatto che la dirigente non abbia anche citato i “morti generati nel mondo dal comunismo” e le foibe, sarebbe invece grave non citare la risposta del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.
Per il ministro (e questo è stato il suo unico intervento sul caso, non risultano sue dichiarazioni riguardanti il pestaggio), la lettera è stata “un atto improprio”, “un’iniziativa strumentale”, il cui contenuto “non ha nulla a che vedere con la realtà”, perché è “ridicolo” parlare di un rischio fascista. Non solo, il testo sarebbe parte di un più diffuso “attacco alla libertà di opinione”.
Proprio per dimostrare il suo impegno per la libertà di opinione ha minacciato di prendere provvedimenti “se l’atteggiamento dovesse persistere”. Leggi: se la preside Savino dovesse continuare a esercitare la propria.
Virginia Platini
Crediti immagine di copertina: arci.firenze on Instagram
