LA Guerra del Golfo: la prima guerra del villaggio globale

28 febbraio 1991. 32 anni fa oggi si concluse la Guerra del Golfo, conosciuta anche come la prima Guerra del Golfo, in relazione alla cosiddetta seconda Guerra del Golfo, la Guerra in Iraq cominciata nel 2003, ben 12 anni dopo la conclusione del primo conflitto. Ma cos’è stata la Guerra del Golfo? È stato un conflitto che ha visto protagonisti una coalizione internazionale di 35 stati, formatasi con il consenso delle Nazioni Unite e guidata dal presidente americano George Bush Senior contrapposta all’Iraq governato dal dittatore Saddam Hussein. Sono passati trentadue anni e molte guerre, purtroppo, hanno offuscato il ricordo di quel primo conflitto del Golfo, che fu un vero punto di svolta sotto molti punti di vista. Mai come in questi giorni, in cui abbiamo ricordato l’anniversario dell’inizio del conflitto russo-ucraino, il ricordo di una guerra lontana, ci sembra così vicino e purtroppo così attuale.

La mattina del 2 agosto 1990 le truppe irachene oltrepassano il confine iracheno con il Kuwait e occupano Kuwait City: è l’inizio di quello che diventerà un conflitto internazionale. Ma quali sono le cause che hanno spinto questa invasione? Dobbiamo distinguere tra le cause effettive che hanno portato Saddam Hussein ad occupare il vicino Kuwait e le cause per così dire “fittizie”, il pretesto del dittatore iracheno. La situazione economica e politica dell’Iraq nel 1990 era tragica: dopo 8 anni di conflitto con l’Iran, che avevano prosciugato le casse dello stato, l’Iraq di Saddam doveva affrontare una grave crisi economica con la popolazione allo stremo e la disoccupazione alle stelle. A peggiorare la situazione, inoltre, è l’enorme debito contratto dall’Iraq con i paesi del Golfo, debito di circa 74 miliardi di dollari.

Saddam aveva molte ragioni per invadere il Kuwait ma voleva far credere al mondo arabo che il suo unico scopo fosse liberare il paese dal giogo occidentale. Poche ore dopo l’occupazione, infatti, il dittatore commentò: “Il Kuwait è tornato in seno alla sua madrepatria, l’Iraq”. Il pretesto dell’invasione era dunque una rivendicazione territoriale e giustificava l’occupazione del paese sostenendo che quel territorio insieme all’Iraq faceva parte del vecchio impero ottomano. La vera causa dell’aggressione però fu per una questione economica. Secondo Saddam, infatti, il Kuwait, che possedeva il 20% dei giacimenti petroliferi mondiali, stava estraendo più petrolio del dovuto, superando i limiti stabiliti dall’OPEC (l’organizzazione dei paesi esportatori di petrolio) e così facendo stava provocando una diminuzione del prezzo del greggio. L’obiettivo di Saddam era quindi quello di conquistare il paese per controllarne la produzione petrolifera. In questo modo l’Iraq sarebbe diventata una potenza petrolifera.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, riunito in sessione straordinaria, con la risoluzione numero 660 condanna l’invasione e richiede il ritiro delle truppe irachene e il 6 agosto con la risoluzione 661 impone l’embargo del commercio con l’Iraq. Saddam si annette il Kuwait e concentra le sue truppe lungo il confine con l’Arabia Saudita. L’8 agosto 1990 Bush mette in atto l’operazione Desert Shield e numerosi reparti americani e in seguito anche inglesi, francesi, italiani arrivano nella penisola arabica per rafforzare i confini dell’Arabia Saudita per paura di un’aggressione. È la prima azione che rende il conflitto internazionale. Fino all’ottobre 1990 si spera nella diplomazia, ma con la risoluzione numero 678, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU il 29 novembre, fissa l’ultimatum per la mezzanotte del 15 gennaio 1991 per il ritiro delle truppe irachene e dopo il 15 gennaio autorizza “tutti i mezzi necessari per sostenere e implementare la risoluzione 660”, una formula diplomatica che consiste nell’approvazione dell’uso della forza. 48 ore dopo la scadenza dell’ultimatum, il 17 gennaio si aprono le ostilità e cominciano le incursioni aeree, l’operazione Desert Storm ha inizio. Il conflitto durerà 43 giorni e il 28 febbraio 1991 verrà dichiarato il cessate il fuoco. La vittoria della coalizione internazionale è una vittoria amara: le Nazioni Unite hanno dimostrato di essere l’organo supremo per la difesa del sistema internazionale, ma la mancanza di una chiara visione politica ha gettato l’Iraq in un limbo, mantenendo al potere un Saddam Hussein indebolito ma ancora più brutale verso la propria popolazione, per di più colpita da pesantissime sanzioni internazionali. Nel 2003, 12 anni più tardi, sarà Bush jr a “finire il lavoro” lasciato a metà dal padre con la seconda la Guerra in Iraq.

Perché parliamo di villaggio globale? “Villaggio globale” è un’espressione coniata da Marshall McLuhan, teorico canadese dei mass media, secondo cui la televisione sarebbe diventata un’estensione del nostro sistema nervoso ed il mondo si sarebbe ridotto di dimensione fino a diventare un piccolo “villaggio globale”. Questo conflitto rivoluzionò infatti il modo di fare televisione e il reportage di guerra. Per la prima volta, la CNN trasmise la guerra in diretta. Persone da tutto il mondo poterono seguire il drammatico susseguirsi degli eventi dal divano di casa. Accanto ai soldati, centinaia di giornalisti documentavano la guerra 24 ore su 24 e tutti furono sommersi da un’alluvione di notizie, reportage, opinioni. Le terribili immagini della guerra entravano nei salotti e attraverso la TV il fragore dei bombardamenti e gli scenari apocalittici dei giacimenti petroliferi in fiamme scuotevano coscienze in ogni parte del mondo.

Oggi tutte le guerre sono “guerre del villaggio globale” ed è forse questa vicinanza a qualsiasi guerra che sia in Europa, in Medio Oriente o in qualsiasi altra parte del mondo, che dovrebbe farci aspirare più che mai alla pace.

Lorenza Re

Lascia un commento