Ecco perché Giustizia Climatica e Sociale vanno a braccetto

Ogni giorno di più ci stiamo accorgendo degli effetti drammatici che il cambiamento climatico sta portando nel nostro Paese e non solo. Gli esperti hanno dichiarato che siamo già ben oltre la soglia del ”non ritorno”, e che l’unica cosa che possiamo fare, arrivati a questo punto, è cercare di contenerne i danni.

Così, mentre il pianeta continua a scaldarsi e veniamo travolti da eventi atmosferici sempre più devastanti (come le recenti alluvioni in Emilia Romagna ed in Sud Africa), i politici promettono azioni contro le industrie che minacciano il clima e gli attivisti si battono per dimostrare che coloro su cui i cambiamenti climatici hanno effetti più devastanti sono proprio i meno abbienti -sia economicamente che socialmente-.

L’espressione Giustizia Climatica, coniata negli anni ’90, vuole mettere in risalto il fatto che le nazioni ricche e potenti (quelle che ad alcuni piace chiamare Developed Countries) hanno spesso un peso maggiore nella crisi climatica e che, nonostante ciò, sono al contempo anche quelle su cui i suoi effetti si ripercuotono meno o lo fanno in maniera meno diretta e visibile. 

Quando si parla di cambiamento climatico solitamente il focus degli esperti, come quello delle persone comuni, è puntato verso gli effetti a livello ambientale ed economico, relegando i problemi sociali sullo sfondo della questione. Al contrario, oggi, diventa sempre più necessario affrontare anche i discorsi che riguardano le ricadute sociali della crisi climatica. È importante affrontare temi quali la giustizia inter-/intra-generazionale, la democrazia e la partecipazione politica e sociale.

Gli effetti del cambiamento climatico non colpiscono allo stesso modo tutti gli individui né tutte le comunità, così come non tutti gli individui e (soprattutto) tutte le comunità hanno lo stesso peso e le stesse responsabilità quando si parla di crisi climatica. Le condizioni meteorologiche avverse minacciano di allargare sempre di più quel gap già esistente tra paesi “avvantaggiati e svantaggiati”, portando alla distruzione di intere società e alla massiccia diaspora di alcune popolazioni, costrette ad abbandonare le proprie terre affidandosi ad un futuro incerto.

Le disuguaglianze economiche e sociali colpiscono soprattutto quelle fasce di popolazione che già dipendevano da risorse legate proprio al clima; le donne, ad esempio, vengono colpite più duramente dagli eventi straordinari provocati dal cambiamento climatico (come carestie ed alluvioni), soprattutto nelle aree più povere. Alcune delle ragioni per cui le donne risultano essere più esposte alle devastanti conseguenze del cambiamento climatico possono essere ricercate nella visione tradizionale del ruolo della donna: ad essa sono infatti tradizionalmente legati i compiti della cura di casa e della famiglia, come ad esempio l’approvvigionamento di cibo e acqua o la cura del partner e dei figli. In Africa, ad esempio, sono spesso le donne a doversi occupare dell’approvvigionamento dell’acqua, e la sua scarsità (dovuta alle pioggia sempre più scarse) colpisce direttamente le donne e le bambine che devono affrontare percorsi sempre più lunghi per procurarsela. 

La questione ambientale non riguarda dunque solo le grandi Nazionali, ma anche questioni come etnia, sesso, ceto sociale e genere. Il concetto di Giustizia Climatica è più che mai essenziale per il futuro del pianeta e degli esseri umani che lo abitano. Diventa impossibile scindere la discussione ambientale e quella sociale oggi poiché analizzarle in modo separato significherebbe non riconoscerne la stretta interconnessione e l’interdipendenza che sono invece visibili sia su scala locale che su scala globale. 

Jessica Pons

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