Come ormai ben si sa, da giugno inizia a decorrere il Pride Month, e cioè quel mese dedicato completamente alla celebrazione della comunità LGBTQ+, della sua storia e delle sue vittorie, ma anche delle battaglie che sta ancora combattendo, qui in Italia come nel resto del mondo.
Ognuno può celebrare come più desidera, accodandosi al corteo del pride oppure intensificando i propri sforzi da attivista – e, perché no, anche facendo entrambe le cose – e tra i modi alternativi di vivere questo mese c’è anche la possibilità di dedicarsi ad approfondire la letteratura queer, tra classici del genere e nuovi titoli.
Del resto negli ultimi anni il numero di libri che trattano delle tematiche LGBTQ+ ha subito un’impennata, anche se una tale saturazione sul mercato non implica necessariamente un innalzamento di qualità. Lo scopo di questa lista è quindi quello di consigliare libri queer scritti da autori queer e non, e di farlo cercando di dare spazio a generi e gusti diversi. Tra classici del genere, nuove uscite e gemme nascoste, tra romanzi d’amore e di fantascienza, tra novelle leggere e testimonianze storiche, questa lista cerca di dare spazio a tutti.
Ragazza, donna, altro, Bernardine Evaristo (2020)
“Megan era in parte etiope, in parte afroamericana, in parte del Malawi e in parte inglese che a suddividerla così suonava strano, perché di base era semplicemente un essere umano tutto intero.”

Londra, dodici donne nere, dodici storie di vita diverse. È questo quello che racconta la Evaristo in quello che si potrebbe definire probabilmente il suo scritto più conosciuto.
Ragazza, donna, altro – vincitore anche del Man Booker Prize – sviscera alternando delicatezza e mordacia i vissuti di donne diverse tra loro per età, status sociale, carriera, orientamento sessuale, identità di genere e ancora per ambizioni, motivazioni e indole. Un dipinto della femminilità moderna che altro non si può definire se non intersezionale.
Un racconto corale di certo non breve, ma che scorre veloce e suscita da subito interesse nel lettore che, vuoi per un motivo o per un altro, finirà a riconoscersi nelle battaglie quotidiane che le pagine restituiscono.
La mano sinistra del buio, Ursula K. Le Guin (1969)
“Un uomo vuole che la sua virilità sia considerata, una donna vuole che la sua femminilità sia apprezzata, per quanto possano essere indirette e sottili le indicazioni di considerazione e di apprezzamento. Su Inverno queste indicazioni non potranno esistere. Si è rispettati e giudicati solo come esseri umani. È una esperienza spaventosa.”

Scrivere di una società dove il genere binario non esiste, e oltretutto farlo negli anni Sessanta, è un’impresa letteraria non da poco. La mano sinistra del buio è un romanzo sci-fi e di avventura, dove si alternano intrighi politici, viaggi ai confini di pianeti sconosciuti, storie di amicizie e di amori. Ma più di tutto questo, quello che rende il libro della Le Guin un vero e proprio capolavoro al pari di un trattato filosofico e sociologico, è la continua riflessione sulla questione di genere che permea ogni pagina del libro: gli abitanti di Inverno, infatti, non sono né maschi né femmine. A osservarli c’è un inviato umano che fatica a far coincidere la propria visione binaria con una cultura completamente diversa che l’autrice esplora fino all’ultimo, attraverso un world-building raffinatissimo e una meravigliosa mitologia.
Carol, Patricia Highsmith (1952)
“Mi sembra di stare in un deserto con le mani tese e che tu mi piova addosso.”

Forse uno dei titoli più conosciuti della lista, popolarizzato anche dall’omonimo film del 2015. Quello che forse in pochi sanno, invece, è che Carol è un vero e proprio pioniere del suo genere: una storia d’amore lesbica scritta negli anni Cinquanta dove, per stessa ammissione dell’autrice nella postfazione, il finale tragico e melodrammatico non è contemplato, come invece imponevano i canoni del tempo.
Con il suo libro la Highsmith ha poi ispirato romanzi del calibro di Lolita e film come Thelma e Louise, rendendo la narrazione una delle più influenti nel suo genere.
Un libro da leggere tenendo conto del tempo in cui è stato scritto: negli anni a seguire le storie d’amore tra una giovane e ingenua ragazza e una donna più adulta – a metà tra la femme-fatale e la figura materna – si sono sprecate, ma Carol è rimasto uno dei primi a portare alla ribalta una tale dinamica.
Invisible Monsters, Chuck Palahniuk (1999)
“Puoi mantenere un sorriso autentico solo per un po’, dopodiché è solo denti.”

Difficile parlare di Invisible Monsters senza incappare in spoiler, volenti o nolenti. Sì, perché in questo romanzo – probabilmente il migliore di Palahniuk – nulla è quello che appare e la storia si srotola veloce e a forza di colpi di scena, in un susseguirsi nevrotico di eventi che tengono incollato il lettore sino all’ultima pagina.
Dallo stile inconfondibilmente crudo, sagace e minimalista, il libro narra la storia di Shannon, ex-modella la cui carriera viene stroncata inaspettatamente da un colpo di fucile che le deturpa irrimediabilmente il viso. Un romanzo su ciò che si appare e ciò che si è, sulla ribellione – talvolta anche inconscia – verso i canoni di una società patinata, superficiale e vuota; un romanzo che racconta anche diversi personaggi queer al di là della semplice storia d’amore, ma anche nei loro aspetti più gretti e scellerati in un vortice di follia via via sempre più isterico.
Ernesto, Umberto Saba (1975)
“Il ragazzo rivelava, senza saperlo, quello che, molti anni più tardi, dopo molte esperienze e molto dolore, sarebbe stato il suo «stile»: quel giungere al cuore delle cose, al centro arroventato della vita, superando insistenze ed inibizioni, senza perifrasi e giri inutili di parole.”
Libro incompiuto e pubblicato postumo, la prima stesura di Ernesto risale al 1953, quando ancora molte case editrici italiane non erano pronte, pur riconoscendone il valore, a pubblicare una storia del genere. Un romanzo di formazione che segue le orme del giovanissimo Ernesto, forse una proiezione di Saba stesso, e della sua travagliata adolescenza dettata da un bisogno quasi viscerale d’essere amato. Un romanzo il cui tema centrale è proprio l’amore in tutte le sue declinazioni: quello che Ernesto condivide con un uomo più grande, anche nella sua accezione più erotica, quello di una madre per il figlio, quello per l’arte.
Un centinaio di pagine scritte perlopiù in dialetto triestino il cui finale rimane incerto. Di Ernesto non vedremo mai il passaggio verso l’età adulta, e così il suo arco di evoluzione rimane purtroppo sospeso nell’aria.
I grandi sognatori, Rebecca Makkai (2021)
“Se potessimo essere sulla terra nello stesso luogo e nello stesso momento di tutti i nostri cari, se potessimo nascere insieme e morire insieme, sarebbe così semplice. Ma non è così. Ma ascolta: voi due siete sul pianeta nello stesso momento. Siete nello stesso posto. Questo è un miracolo. Voglio solo dire questo.”

Altro recentissimo caso letterario, I grandi sognatori ha commosso in breve tempo un vastissimo numero di lettori, popolarizzato anche da booktok e booktube. Ambientato nella Chicago degli anni Ottanta, il libro si fa vessillo della cosiddetta “generazione perduta”, ossia quella di giovani persone LGBTQ+ stroncate dall’epidemia di AIDS.
Due linee temporali si alternano di capitolo in capitolo: quella del 2015, anno in cui la protagonista Fiona, alla ricerca di una figlia che non ha mai conosciuto, incontra figure del suo passato; e quella del 1985 dove un giovane gruppo di amici gay vive sulla propria pelle la devastazione causata dall’AIDS, che lento ma inesorabile porta strappa alla vita affetti e conoscenze.
Delicato, struggente e soprattutto importante: I grandi sognatori è la testimonianza di tempi che la comunità non dovrebbe mai dimenticare.
Il priorato dell’albero delle arance, Samantha Shannon (2019)
“È nei momenti in cui la storia manca di far luce sulla verità che si generano i miti.”

Un libro high-fantasy il cui world-building ruota attorno a una società matriarcale, Il priorato dell’albero delle arance rende le donne protagoniste indiscusse del fantasy, genere dove invece a spiccare sono molto più spesso i personaggi maschili.
Il mondo concepito dalla Shannon è un tripudio di regni e culture separati ormai da secoli, anche se a spiccare è l’evidente conflitto tra Oriente e Occidente. Shannon affianca il lettore mostrando le vicende di tutte le fazioni in gioco e i giochi politici mossi soprattutto da donne, che ricoprono in modo indiscusso un ruolo attivo nell’economia del romanzo.
Apprezzato anche per la rappresentazione LGBTQ+, Il priorato dell’albero delle arance mostra delle premesse salde e innovative ma incappa in qualche errore di ritmo narrativo un po’ dilettantistico, che a tratti rallenta la lettura e a tratti vede gli eventi scorrere anche fin troppo velocemente.
Consigliato comunque per gli amanti del genere e per chi vuole cimentarsi in una lettura poco impegnativa ma comunque appassionante.
Rebecca Siri
