L’embargo senza fine di Cuba

L’embargo è una misura di limitazione economica imposta dagli Stati Uniti a Cuba e stabilita, per la prima volta, dall’amministrazione Kennedy a seguito dell’episodio storico conosciuto come la crisi missilistica di Cuba, avvenuta nel 1962. In origine, le principali disposizioni dell’embargo prevedevano la proibizione di importare prodotti cubani negli Stati Uniti e di esportare prodotti statunitensi a Cuba.

Le politiche USA rispetto a Cuba sono leggermente cambiate a seconda delle varie forze politiche che si sono alternate al potere nella Casa Bianca. In particolare, Obama aveva inaugurato un nuovo periodo di distensione, ma con l’amministrazione Trump si è verificato un inasprimento delle misure. L’attuale amministrazione Biden non solo sta mantenendo la linea di azione del suo predecessore, ma ha addirittura imposto una nuova serie di sanzioni che pesano sull’economia dell’isola.

Le politiche attuate dagli Stati Uniti hanno come obiettivo quello di indebolire l’economia del paese e sembra che si stiano rivelando particolarmente efficaci, data la pesante crisi che Cuba sta attraversando. All’inizio, le misure adottate dagli Stati Uniti erano volte a indebolire il governo di Fidel Castro, in modo tale da far crollare il sistema socialista, nato in seguito alla rivoluzione. Questo però non è avvenuto: Castro è rimasto al potere fino al 2008.

Cuba sta affrontando ora una pesante crisi, dovuta in parte all’embargo e in parte agli effetti negativi della pandemia di Covid-19. In particolare, a causa di quest’ultima, il settore del turismo, un’importante fonte di denaro per l’isola, è entrato in recessione. Negli anni successivi si è effettivamente registrata una ripresa del settore, ma comunque al di sotto delle aspettative. Inoltre, la FAO, citando costi e perdite, segnala che l’embargo ha avuto diretto impatto sul settore agricolo, andando a diminuirne la produzione.

Alla crisi economica, e in conseguenza di questa, si accompagna una pesante crisi sociale. Infatti, sono ora a disposizione sempre meno generi alimentari e aumentano le ore di blackout a causa dei razionamenti dell’energia elettrica. Gli stipendi cubani risultano avere un valore decrescente a causa dell’inflazione e, per questo motivo, molti giovani si ritrovano a lasciare il proprio paese: da quando è iniziato il 2022, scrive The Nation, circa 442mila cubani senza documenti sono arrivati alla frontiera statunitense. Tra coloro che hanno abbandonato l’isola si annoverano 12mila medici. Solo all’Avana, 17mila sono le posizioni vacanti per insegnanti.

A fronte della crisi economica e umanitaria, il 2 novembre del 2023 l’Assemblea Generale dell’ONU ha votato ad ampissima maggioranza la risoluzione volta alla cessazione dell’embargo. I voti in favore della rimozione sono stati 187, mentre i voti contrari sono stati quelli di USA e Israele. La votazione ha mostrato un importante supporto di numerosi paesi nei confronti di Cuba. La risoluzione dell’Assemblea Generale non ha carattere vincolante, ma ha ribadito la richiesta a tutti gli stati di astenersi dall’applicare leggi ed evitare misure restrittive che possano peggiorare la situazione.  È da considerare che questa rappresenta la trentunesima volta in cui viene votata una risoluzione per estinguere l’embargo, e puntualmente si ottengono numerosi voti positivi. Questo è dovuto al fatto che le istituzioni del multilateralismo sono molto indebolite e ciò rende pressoché inefficaci le risoluzioni e le raccomandazioni dell’ONU.

Una scelta da parte del governo statunitense di cambiare politica nei confronti di Cuba potrebbe risultare, quindi, decisiva nella ripresa della sua economia e per un miglioramento delle condizioni di vita dei suoi abitanti.

Laura Del Sordo

Fonte immagine di copertina: https://www.ansa.it/amp/canale_motori/photogallery/2021/03/29/cuba-manifestazione-anti-embargo-come-una-sfilata-dauto-depoca_d0793d1b-c33f-4002-8981-fb253df3b791.html

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