La scintilla per reagire

A un certo punto nella propria vita, ogni attivista si deve confrontare con ciò che vuol dire “fare attivismo”. Le notizie che passano alla televisione e sui social media ci mostrano solo una piccola porzione di questa complessa realtà: dietro le proteste, gli eventi e i cartelloni c’è molto di più.

Ormai da due anni tengo dei laboratori, nelle scuole medie e nei licei, che introducono alle diverse classi le nuove sfide ambientali; girando per i diversi istituti, ho potuto incontrare tantissime ragazze e ragazzi con idee, talvolta, diverse dalle mie. Nel corso di questi anni ho ascoltato opinioni di diverso tipo ma, ciò che maggiormente ho riscontrato è che, sempre di più, nelle giovani generazioni, regna un senso di impotenza davanti ai problemi che riguardano la nostra società.

Il senso di impotenza che, giustamente aggiungerei, questi ragazzi hanno sviluppato deriva da una profonda consapevolezza di ciò che li circonda. A differenza di quanto si possa pensare, e di quanto io stessa pensassi, loro conoscono benissimo le lotte e i problemi quotidiani ma, non avendo mezzi per agire, rimangono impotenti e osservano immobili altre persone, lontane da loro e che con loro non hanno niente a che vedere, prendere decisioni in merito al loro futuro.

In uno dei miei ultimi interventi, un ragazzino di tredici anni ha esordito dicendo “Noi non possiamo farci niente, sono problemi più grandi di noi che andrebbero risolti dalle persone che se ne stanno comodamente sedute sulle loro poltrone. Solo quando questi problemi toccheranno direttamente loro, allora qualcosa inizierà a smuoversi”.

Ammetto che dare torto a Christian, il ragazzino in questione, è stato difficile e, come me, anche i suoi compagni di classe non hanno saputo controbattere. Le sue parole, per i giorni successivi, sono state d’ispirazione per me, e per la mia attività di volontariato, e mi hanno colpita ancora di più in seguito alla vicenda del corteo di Pisa.

Davanti alle immagini e ai video del corteo, mi sono chiesta come gli adolescenti di questi anni possano credere che il loro pensiero o le loro azioni contino qualcosa se, al primo dissenso, la risposta di chi dovrebbe essere più maturo e responsabile di loro è la violenza. Che speranza hanno, gli adulti di domani, di essere ascoltati se le reazioni oggi sono così repressive?

Abbastanza amareggiata da ciò che è successo al corteo, e dalle parole di Christian, mi sono chiesta che cosa avesse spinto me, anni prima, a diventare attivista e cosa mi spinge tutt’ora a portare avanti le mie convinzioni. All’inizio del mio percorso, c’era molta rabbia nei confronti dei Governi che uno dopo l’altro, senza nessuna attenuante, hanno ignorato, e lo fanno tuttora, i problemi sociali ed ambientali che ci circondano ma, esattamente come i ragazzi che incontro nelle scuole, la consapevolezza dell’entità di questi problemi mi spingeva all’impotenza. Ero consapevole che la mia rabbia non avrebbe cambiato niente e quindi decidevo di non agire.

La grossa differenza l’ha fatta la realizzazione che un cambiamento radicale sarebbe arrivato solo attraverso tanti piccoli passi. Come ogni cosa, tutto avviene poco alla volta perché quando iniziamo a camminare su un nuovo sentiero i primi passi non sono mai sicuri ma, a mano a mano che prendiamo confidenza, raggiungere nuovi obiettivi sarà sempre più semplice. In questo mio cammino, il confronto con altre persone, anche di diverse visioni, mi ha aiutata tantissimo perché ho capito che esistono diversi livelli di attivismo: c’è chi liberamente si sente di manifestare per strada o sui grattacieli e chi, come me, preferisce il contatto umano e il confronto con le nuove generazioni.

Ciò che unisce tutti noi attivisti è la consapevolezza delle nostre azioni:  anche se sul momento non portano a un risultato concreto, segnano un punto di partenza per le persone che in futuro, probabilmente, potranno davvero cambiare le cose. Ciò che facciamo, quindi, non è per mero capriccio: siamo consapevoli dei rischi che corriamo e delle sanzioni alle quali potremmo andare incontro ma, nonostante questo, ci battiamo perché ognuno di noi, a proprio modo, combatte per un futuro migliore.

“L’autorevolezza delle Forze dell’Ordine non si misura sui manganelli ma sulla capacità di assicurare sicurezza tutelando, al contempo, la libertà di manifestare pubblicamente opinioni. Con i ragazzi i manganelli esprimono un fallimento”- Sergio Mattarella

Noemi Ferro

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