L’11 ottobre del 1971, ben 53 anni fa, veniva pubblicata la celeberrima canzone “Imagine” di John Lennon. Si tratta di un singolo, estratto dall’ omonimo album, che può essere considerato quello più celebre dell’artista come solista, a seguito della rottura dei Beatles.

Etichettare “Imagine” come una semplice canzone è del tutto riduttivo, infatti, fin dalla sua pubblicazione si trasformò in un inno di speranza, una preghiera laica che continua a risuonare in tutto il mondo, attraverso le generazioni, con un messaggio che sembra sempre attuale, forse oggi più che mai. Anche se di anni ne sono trascorsi parecchi, resta uno dei brani più iconici e commoventi della storia della musica, non perdendo nemmeno un grammo del suo potere emozionale e simbolico.
Scritta in un periodo di grandi turbolenze politiche e sociali, la canzone ha assunto una valenza universale. Il suo testo, apparentemente semplice, cela una profondità sorprendente, invitando l’ascoltatore a immaginare un mondo diverso, libero da confini, guerre, religioni divisive e disuguaglianze.
“Immagina che non ci sia paradiso” recita la frase iniziale, e fin da subito “Imagine” ci trasporta in una dimensione utopica, quasi provocatoria. Ma Lennon non invita alla rinuncia o al nichilismo, al contrario, ci chiama ad abbracciare una visione collettiva di pace e unità. È noto, infatti, che si sia ispirato al Manifesto Comunista. L’artista dichiarò, però, di non volersi schierare con nessuna fazione politica. A dimostrazione di ciò, la canzone viene cantata indistintamente da persone di diversi orientamenti politici.
È quasi impossibile ascoltare questo brano senza essere colpiti dalla sua capacità di muovere i cuori e le coscienze. Le note del pianoforte forniscono la base perfetta, la voce di John Lennon ci addolcisce, simulando un abbraccio intorno a noi ascoltatori. Cullati dalla dolce melodia, possiamo immaginare un mondo in cui tutta la gente vive la vita in pace.
Non si può parlare di “Imagine” senza menzionare Yoko Ono, musicista di origini giapponesi e seconda moglie di Lennon. Per molti anni, il suo contributo alla canzone è stato sottovalutato, ma oggi è ampiamente riconosciuto. Yoko ha raccontato come le sue idee e visioni sul pacifismo, la spiritualità e l’arte abbiano influito in modo decisivo e fondamentale alla nascita della canzone. Inoltre, in un’intervista del 1980, poco prima della sua tragica scomparsa, Lennon ammise che l’ispirazione per “Imagine” proveniva direttamente dalle parole e dai pensieri di Yoko. All’interno della raccolta di poesie di Ono, “Grapefruit”, una in particolare, che invitava a “immaginare il mondo”, fu una scintilla creativa per Lennon. Così, “Imagine” può essere vista come un frutto della loro collaborazione artistica e della loro visione comune di un mondo senza violenza e disuguaglianze.

Ad oggi, la canzone risuona ancora soprattutto come una sorta di “inno universale” in numerosi contesti: dagli eventi sportivi alle manifestazioni per i diritti umani, dalle celebrazioni globali alle cerimonie commemorative. È incredibile pensare come una singola melodia, accompagnata da parole così semplici, abbia potuto attraversare le barriere culturali, politiche e linguistiche, diventando un simbolo di speranza per miliardi di persone. La sua capacità di adattarsi a diverse situazioni e di essere interpretata in modi nuovi e potenti ne dimostra l’intramontabile attualità.
Certo, qualcuno potrebbe considerare le idee di Lennon come troppo idealistiche o ingenue. Viviamo in un mondo complesso, segnato da conflitti, ingiustizie e divisioni profonde, e immaginare un cambiamento radicale può sembrare utopico. Ma forse proprio qui risiede la grandezza di “Imagine”: ci ricorda che i sogni, anche i più audaci, sono il primo passo verso un cambiamento reale. Le rivoluzioni, dopo tutto, nascono sempre da un’idea, da una visione di qualcosa di diverso. Lennon ci invita a sognare insieme, a non smettere mai di credere nella possibilità di un mondo migliore, perché è solo così che si può iniziare a costruirlo.
“Imagine” sprona a una riflessione profonda sul bisogno di riconsiderare le nostre priorità e i nostri valori, invita a chiederci cosa possiamo fare per contribuire a quel sogno di pace, fratellanza e unità.
In questo sogno ad occhi aperti, il cantante racchiude, forse, la chiave di tutta la canzone: per un futuro diverso, un futuro migliore, bisogna sognare insieme perché, come ci ricorda Lennon, “puoi dire che sono un sognatore, ma non sono l’unico“.
Chiara D’Amico

🎀 Bell’articolo ~ John Lennon fu ucciso, come altri outsider, perche’ era scomodo ai Potentati gruerrafondai e alla NRA.
Buona serata!
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