Il governo traballa: e se Berlusconi figlio scende in campo?

Si sa, raramente i grandi leader della storia non lasciano eredi, specialmente se si tratta di figure estremamente accentratrici e – perché no? – anche autocratiche. Silvio Berlusconi, a parere di molti, rientra in questa categoria. All’indomani della sua dipartita, dunque, risultò strana la scelta di affidare il comando politico al suo storico secondo, Antonio Tajani, anziché favorire gli interessi della sua famiglia. A sorpresa, però, hanno iniziato a circolare voci su un’eventuale discesa in campo del figlio Pier Silvio, amministratore delegato di MediaForEurope, nuovo nome del gruppo Mediaset dal 2021. Certo, si tratta di indiscrezioni e non c’è nulla di sicuro, ma vale comunque la pena analizzare la situazione attuale, per provare a rispondere a un’importante domanda: sarebbe una mossa opportuna?

Silvio Berlusconi e il figlio Pier Silvio, cortesia di HuffPost.
https://www.gedistatic.it/content/gedi/img/huffingtonpost/2023/04/06/153705025-a265cf62-dd90-4b9c-9fc5-de095f003561.jpg

Ormai è ben visibile, il governo Meloni è in una crisi che appare di giorno in giorno più cronica. La vicenda del cosiddetto “Bocciagate” ha aperto infatti a una serie di timori di complotto, come quello paventato da Sallusti ai danni di Arianna Meloni, e di spionaggio; non a caso la Stampa aveva riportato che la premier volesse usare la propria scorta personale anziché la Polizia, per vigilare sul suo ufficio. Il timore del Presidente del Consiglio è fondato? Sicuramente gli attriti nella maggioranza non mancano, soprattutto da parte di Forza Italia, che sempre più spesso è discorde dall’agenda di governo. È recentissima, infatti, la notizia che proprio il vicepresidente Tajani ha depositato un disegno di legge per lo “Ius Italiae”, per venire incontro alle richieste, da parte dell’opinione pubblica, di riforme sul diritto di cittadinanza. Una decisione opposta a quella di Fratelli d’Italia e della Lega, che invece avevano sostenuto che l’Italia «ha un’ottima legge sulla cittadinanza [sic]». Altro segno del bisogno dell’esecutivo di riaffermare la propria forza è lo spiegamento di forze impressionante nei confronti della manifestazione per la Palestina del 5 ottobre scorso (la quale, tra l’altro, al netto di divieti e Capitale militarizzata, è avvenuta ugualmente). Un’altra annosa questione è quella delle coperture: il ministro dell’economia Giorgetti ha annunciato che «tutti dovranno fare sacrifici». Disastro annunciato, difatti Piazza Affari ha chiuso a -1,5% il giorno stesso. Il ministro ha cercato di sgonfiare la cosa, ma la decisione di palazzo Chigi di alzare le accise sul carburante non rassicura nessuno e semina ulteriore incertezza, anche perché è un netto voltafaccia rispetto alle promesse elettorali. Inutile, poi, aprire la questione dei treni, che in questi giorni sta avendo un effetto disastroso sull’immagine (già non brillante) di Matteo Salvini, ministro dei trasporti.

Il ministro Giancarlo Giorgetti annuncia la manovra alla stampa. Cortesia di LaPresse, via Today.
https://www.today.it/~media/horizontal-hi/64373290595671/giancarlo-giorgetti-manovra-lapresse.jpg

Così, in un contesto già delicato, arriva il fulmine a ciel sereno: secondo Dagospia, Pier Silvio Berlusconi potrebbe scendere in campo già ad aprile 2025. La notizia è di proporzioni notevoli, ma per ora gli analisti politici minimizzano e il diretto interessato non parla. Per dovere di cronaca, però, va ricordato che quest’ultimo a luglio aveva detto: «Ho la politica nel DNA, ma non sono interessato». Un’affermazione a metà che aveva molto incuriosito i mass media nazionali. Dal canto suo, Berlusconi figlio è giovanile, ha una visione molto classica e “cavouriana” del liberalismo (sperando che il Conte non si offenda troppo), ossia vuole i diritti per le minoranze e un maggior benessere sociale, benché in un alveo capitalista, e fa riflettere la scelta – annunciata da pochissimo – di mandare clip a favore di queste tematiche sulle sue televisioni. Altrettanto meritevole di attenzione è la visita di Mario Draghi a casa della sorella Marina, passata abbastanza in secondo piano; dopotutto, il governo Meloni non piace all’Unione Europea, non è un mistero, e chissà che questa visita non abbia risvolti che vanno al di là della semplice cortesia. Inoltre, c’è tutta una nuova generazione di rampanti imprenditori under-30 alla ricerca di un soggetto politico che possa rappresentarli. I governi da Letta in poi hanno fatto calare il loro numero del 20% in dieci anni (dati EURES e Confartigianato) e dunque un esponente di una concezione diversa dell’impresa e della politica potrebbe attrarli, specialmente perché proverrebbe dal loro stesso mondo, come avvenne all’epoca per il padre.

Mario Draghi presenta il rapporto sulla competitività dell’UE al parlamento europeo. Cortesia de IlRiformista.
https://www.ilriformista.it/wp-content/uploads/2024/09/MARIO-DRAGHI-2-scaled.webp

Comunque vadano le cose, anche solo l’ipotesi di una discesa in campo di Pier Silvio Berlusconi, potenziale spallata tremenda per gli equilibri dell’attuale governo, con conseguente rischio di elezioni anticipate, agita le acque. D’altronde, Berlusconi padre ebbe da ridire sul governo attuale non poche volte e il suo partito non sembra esservi inserito al meglio, al momento. Al di là di speculazioni meramente giornalistiche, però, la vicenda costringe a riflettere ancora una volta sulla salute dell’esecutivo, che ha perso ben sette punti di gradimento in due anni (dati di Nando Magnoncelli di Ipsos) e che ormai si mostra insicuro, instabile, paranoico. Forza Italia assesterà il colpo di grazia che l’opposizione non riesce a infliggere? Solo il futuro potrà dirlo, ma l’impressione generale è che Giorgia Meloni e i suoi siano sempre più instabili. Ha senso che l’incognita Pier Silvio preoccupi: non è che sta aspettando il momento giusto?

Vincenzo Ferreri Mastrocinque

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