Le donne e il mondo del calcio

Il calcio è uno dei pilastri della cultura sportiva italiana, crea un senso di appartenenza e di comunità in cui tutti possono riconoscersi e, anche se non si è grandi appassionati, ci sono occasioni in cui si segue la partita, guidati da un forte spirito di partecipazione, come nel caso degli Europei e dei Mondiali. Fin da bambini ci si chiede a vicenda “ma tu che squadra tifi?” quando si vuole trovare un punto in comune o un nuovo compagno di giochi, e per lo stesso motivo succede molto spesso che un bambino abbia come sogno quello di diventare proprio un calciatore e che abbia una squadra del cuore a cui è legato o un giocatore preferito da prendere come modello. E le bambine? La cultura calcistica a cui si fa maggiormente riferimento è quella popolata da figure maschili ed è anche quella che viene trasmessa in televisione e in radio con più frequenza, motivo per il quale è probabile che un bambino si senta molto più rappresentato rispetto ad una bambina. Di campionati di calcio femminile si sente parlare molto poco, ma questo non vuol dire che non esistano.

Il calcio femminile iniziò a prendere forma molti decenni fa in Gran Bretagna, durante il primo conflitto mondiale, quando le donne lavoravano nelle fabbriche per colmare il vuoto lasciato dagli uomini mandati al fronte: nelle pause tra un turno e l’altro, alcune di loro iniziarono a ritrovarsi per giocare a pallone e si crearono delle piccole squadre legate alle aziende per cui lavoravano. Il fenomeno si propagò anche al di fuori dell’Inghilterra e iniziarono così a crearsi anche le prime associazioni calcistiche tutte al femminile, una delle prime partite internazionali si tenne tra una squadra inglese e una francese. Tuttavia, nel 1921 la Football Association decise di vietare alle squadre femminili di giocare in campi della federazione ufficiale calcistica, sostenendo che quello non fosse uno sport per donne: vederle in pantaloncini e maglietta e non con gonne e sottane non era consono per i costumi del tempo. Questo fenomeno aveva continuato ad espandersi in Europa e in Nord America: per esempio, la prima associazione italiana fu fondata a Milano, ma durò poco meno di un anno a causa delle forti pressioni delle istituzioni sportive. La Federazione Italiana Calcio Femminile nacque molti anni dopo, nel 1968, e le squadre femminili arrivarono alle Olimpiadi solo nel 1996.

Oggi, in Italia, la situazione è migliorata rispetto agli inizi – le donne interessate ad una carriera sportiva nel mondo del calcio sono in aumento ed è sicuramente meno sconvolgente vedere una bambina o una ragazza giocare a calcio – ma gli ostacoli non sono diminuiti. Gli stereotipi che si sono creati nell’arco di decenni e le norme sociali che impongono nell’immaginario comune un campionato calcistico tutto al maschile sono molto difficili da abbattere, infatti sono poche le donne tra gli arbitri e gli allenatori. Inoltre il calcio femminile riceve una sponsorizzazione nettamente inferiore rispetto a quello maschile, e, per quanto sia un ambiente con una forte potenzialità, difficilmente viene seguito con un entusiasmo paragonabile. È complicato trovare degli sponsor che accettino di sostenere solamente una squadra femminile, la quale infatti spesso si affilia ad una maschile, cosicché gli sponsor in questione promuovano entrambe e abbiano più visibilità principalmente grazie alla seconda. Questo metodo in parte va in aiuto delle squadre femminili, poiché aumenta la possibilità di creare una rete di tifosi più ampia, ma incrementa anche la difficoltà a creare un mondo sportivo indipendente da quello maschile.

Tutto questo sottolinea un dislivello non indifferente, purtroppo difficile da colmare dopo decenni di svalutazione e restrizioni per le donne che volevano praticare questo sport. Affrontare il discorso della parità di genere nel mondo del calcio sarebbe fondamentale proprio perché è uno sport che in Italia è seguito a livello nazionale e ha un’influenza indiscutibile sulla cultura sportiva di massa. Il calcio femminile è sicuramente un ambiente in crescita, infatti negli ultimi anni molte federazioni calcistiche, tra cui la FIFA (Fédération Internationale de Football Association), si stanno impegnando a investire nei campionati femminili per sensibilizzare i tifosi e gli appassionati sull’importanza di valorizzare le atlete, non solo in questo, ma in tutti gli sport in generale. Dunque sembra essere arrivato il momento che anche le bambine abbiano la possibilità di sognare di diventare calciatrici tanto quanto i bambini e che la barriera divisiva che etichetta il calcio come “uno sport da maschi” venga abbattuta per le generazioni future, ma la strada sembra ancora molto lunga.

Alice Chiara Nesta

Fonti:

Fonte immagine in evidenza: https://www.vanityfair.it/

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