Sentirsi soli, di tanto in tanto, è normale.
Quante volte ci è capitato di non poter uscire con i nostri amici più cari a causa dello studio o di altri impegni? Oppure di stare da soli nelle proprie stanze il sabato sera?
Tante, tuttavia in questo periodo storico la solitudine è diventata un problema di salute pubblica.
Infatti, l’allarme per questa nuova epidemia silenziosa viene dagli Stati Uniti, dove il Surgeon general of the United States, il portavoce della salute in America del Nord, Vivek Murthy ha annunciato che il Paese è colpito da una un’epidemia di solitudine e isolamento.
Per quanto possa essere percepito come qualcosa di minore, o comunque non dannoso come un’epidemia portata da un effettivo virus o microbo, questo problema è decisamente serio, dato che secondo Murthy gli effetti prolungati della solitudine hanno gli stessi effetti sulla salute del fumare quindici sigarette al giorno.
Tra i danni fisici provocati dalla prolungata solitudine, infatti, si possono contare insonnia, problemi cardiaci, rischio più alto di dipendenze da farmaci e alcol, ma anche rischio più elevato di demenza senile e problemi all’aorta vascolare.
La solitudine trascende i bordi delle nazioni, come qualche anno fa ha fatto il Covid-19. Infatti, se prima si pensava che fosse solo un problema delle nazioni del “primo mondo”, recenti studi hanno dimostrato come i dati inerenti all’esperienza di prolungata solitudine tra gli adolescenti e i giovani siano più allarmanti nel continente africano rispetto al continente europeo.
Ma cosa potrebbe aver causato questa epidemia di solitudine? Le cause potrebbero essere molteplici, e le soluzioni molto più complesse di quanto ci si potrebbe aspettare.
Non è un mistero che la pandemia di Covid-19, iniziata all’inizio del 2020 e finita formalmente nel 2023, sia stata un trauma collettivo che unisce la maggior parte delle persone nel mondo.
Infatti, per quel lasso di tempo la società si è completamente chiusa negli schermi, tra didattica a distanza e lavoro a remoto, e per moltissime persone il dolore del non poter vedere i loro cari è stato praticamente insopportabile.
L’essere umano è riuscito a “conquistare” la Terra grazie alla sua sviluppata capacità di adattamento, tuttavia in questo caso non ha portato a buone conseguenze. I danni provocati dalla quarantena si vedono ancora a distanza di anni, con una società ancora timorosa del contatto fisico e degli assembramenti, e con la costante paura che si possa ricadere in una pandemia simile. Tuttavia, il Covid non è l’unica causa.
La nostra società ha come punto focale il lavoro, è facile dire che a questo punto della Storia il “lavora per vivere” sia diventato un “vivi per lavorare”. Questo porta a conseguenze molto negative per la salute mentale, infatti la causa principale di stress nelle persone adulte nel Regno Unito è proprio il loro impiego, ed è innegabile che in questo momento storico, segnato da costanti crisi umanitarie, economiche e politiche, la pressione sul “portare a casa la pagnotta” sia più alta che mai.
Gli orari di lavoro e la possibilità di lavorare da remoto hanno diminuito radicalmente le opportunità di incontrare coetanei, specialmente nel contesto di persone adulte, formare connessioni e creare la famosa “work-life balance”, ovvero l’equilibrio tra vita e lavoro. Infatti, una ricerca dell’università del Kansas ha individuato, in un campione di 4300 americani, che la maggior parte degli adulti sopra i 51 anni ha conosciuto amici solo grazie al proprio impiego.
Quindi, cosa ne sarà di queste possibilità nell’era del lavoro da remoto, quando circa 22 milioni di americani lavorano da casa?
In ultimo, una causa dell’epidemia della solitudine, specialmente tra i giovani, sono proprio i social network.
Ci sono molti trend che “romanticizzano” lo stare in casa da soli, che fanno passare la solitudine come una hot girl thing, quindi come una cosa da “ragazze fighe”.
Il trend del bed rotting, del “marcire nel letto” quindi rinchiudersi in casa per ore scrollando i social media, ha iniziato ad avere sempre più popolarità.
Influencer che si filmano costantemente nelle loro stanze, il non avere amici e passare tutto il giorno in casa non è vista come una cosa dannosa ma come qualcosa di “fico”, una cosa che fanno le “ragazze fighe”.
Un americano su dieci ha la depressione.
Cosa ci può dire l’epidemia di solitudine sulla nostra società? Siamo troppo veloci? Siamo troppo concentrati sul lavoro? Siamo troppo concentrati su noi stessi?
Non sono importanti le domande da farci, ma sono importanti le risposte. Per risolvere questa epidemia che è destinata a crescere con il tempo bisogna trovare soluzioni comuni che tocchino tutti gli ambiti della nostra società, affinché la solitudine torni ad essere un normale e temporaneo stato emotivo e non un pericolo per la salute pubblica.
Sole Dalmoro
Fonte immagine in evidenza: https://nardonechiara.it/art/solitudine-essere-soli-o-sentirsi-soli.html

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