Beau Brummell: il primo fashion influencer della storia?

La storia, si sa, è fatta sia di grandi eventi che di singoli uomini, a volte immensi e titanici, a volte divertenti, grotteschi o addirittura ridicoli. Nel mezzo, però, ci sono quelle figure in equilibrio tra le due sponde e Beau Brummell rientra perfettamente in questa categoria. Arbiter elegantiae di inizio XIX secolo, si distinse per l’incredibile raffinatezza fin dalla più giovane età ed è considerato una pietra miliare nello sviluppo della moda contemporanea, perlopiù maschile. Non solo: molti degli usi e dei costumi che riguardano l’igiene, l’etichetta, il modo di vivere in società sono nati grazie a lui. La nobiltà inglese (ed europea) del primo ‘800 guardava a lui come oggi attori, imprenditori e altri potenti cercano ispirazione dagli influencer su Instagram. Ma chi era costui e come ha fatto ad avere un tale impatto sulla società del suo tempo, nonché sulla nostra?

George “Beau” Brummell, I lord Brummell. Ritratto in acquaforte da originale in miniatura. XIX secolo. Cortesia di Wikimedia.
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/9b/BrummellEngrvFrmMiniature.jpg

Quando George Brummell esce da Eton, prestigiosissima scuola superiore inglese, è il 1790. In Europa, i tumultuosi eventi della rivoluzione francese stanno portando alla nascita della prima coalizione, unanimemente considerata l’inizio delle guerre rivoluzionarie francesi e delle guerre napoleoniche, che sconvolgeranno il continente per venticinque anni. All’epoca, George – detto Beau, “bello” in francese – è già considerato un tipo stravagante: fin dal liceo veste in modo appariscente, sofisticato e molto diverso rispetto alla moda del tempo. Dopo una disastrosa esperienza a Oxford, il giovane Brummell entra, grazie agli agganci di suo padre, nel 10° Ussari Reali del Principe di Galles, reggimento a comando dell’allora erede al trono, il futuro Giorgio IV. Con quest’ultimo nasce quella che gli storici hanno lungamente definito una “solida amicizia”, che proseguirà anche dopo la fine della carriera militare di Brummell. Intanto, nell’alta società inglese emerge un’esigenza di ritrovare quei valori, quella englishness che sarebbe stata poi il leitmotiv artistico e ideologico della prima rivoluzione industriale. La borghesia si afferma e, con essa, una nuova visione del mondo, a cui corrispondono rinnovate esigenze anche nel campo dell’abbigliamento e delle norme sociali.

Moda maschile nel tardo XVIII secolo. Cortesia di Frock Flicks.
https://i0.wp.com/frockflicks.com/wp-content/uploads/2022/05/18thc-men-preview.jpg?w=600&ssl=1

L’epopea rivoluzionario-napoleonica aveva di molto ridotto il predominio culturale francese, a causa dell’inimicizia e del sospetto che ormai le monarchie europee nutrivano verso il Paese d’oltralpe. Il vuoto viene riempito dall’Inghilterra, che dà inizio all’epoca coloniale, affermandosi con una velocità incredibile come nuova potenza egemone, anche nelle arti e nello stile. Nasce dunque il bisogno di distinguersi. Quando Giorgio III, ormai divenuto pazzo, viene sostituito da suo figlio Giorgio, il summenzionato principe di Galles, inizia l’età della Reggenza, la famosa Regency era raccontata in Orgoglio e Pregiudizio. Mode e costumi cambiano radicalmente; sempre in virtù dell’amicizia che li legava, il Reggente si mette a seguire in modo pedissequo i dettami di Lord Brummell: fare il bagno almeno una volta a settimana, cambiare camicia una volta al giorno, lavare e curare i capelli. Inoltre, la lingua estremamente tagliente di Brummell (che più tardi gli creerà non pochi problemi) è il motivo per cui scompare la figura leziosa e servile del cicisbeo, sostituita dal gentleman inglese; educato, certo, ma solido nelle proprie idee e addirittura sprezzante, al bisogno. Un modello adatto al nascente spirito romantico, ben presente in contemporanei quali Mary Shelley e Lord Byron.

Moda maschile tra gli anni ’20 e ’30 del XIX secolo. Cortesia di Mimi Matthews.
https://www.mimimatthews.com/wp-content/uploads/2016/10/menswear-loriflamme-des-modes-1840-958×1024.jpg

Nel campo della moda, si dovrebbe parlare di totale rottura, piuttosto che di cambiamento. Brache corte e giustacuori scompaiono, sostituiti da giacche a code, pantaloni lunghi e stivali “à la Wellington” (dal titolo del vincitore di Napoleone a Waterloo, Arthur Wellesley, I duca di Wellington). Non hanno più posto né le parrucche incipriate né i tricorni: si va dal barbiere e, sopra l’acconciatura, gli uomini indossano il cappello a cilindro. I grandi mantelli vengono soppiantati da cappotti a falde e frock coats. Dal lato femminile scompare il pannier parigino, per lasciar spazio ad abiti lunghi e dalla vita altissima, mentre al posto delle parrucche compaiono le cuffie, in ossequio alla morale borghese che andava affermandosi (e che alle donne chiedeva modestia e morigeratezza). La crinolina ricomparirà solo negli anni ’30 del 1800, in compenso la moda maschile non tornerà mai più quella di prima. La strada è spianata e le successive evoluzioni ottocentesche e novecentesche si orienteranno sempre di più verso quello che è divenuto lo standard di oggi.

«Alvanley, who’s your fat friend?», vignetta di J. Godwin per il The Wits and Beaux of Society. 1861. Cortesia di Wikimedia.
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/2/2f/Who%27s_your_fat_friend.png

Il merito di questo fenomeno così imponente è di un uomo solo: Beau Brummell. Non è un caso che sia considerato il primo dandy mai esistito. Forse, oggi, ci si potrebbe spingere a considerarlo addirittura il primo fashion influencer. Purtroppo, Brummell cadde in disgrazia dopo un ultimo alterco con l’ormai re Giorgio IV: quest’ultimo si rifiutò di salutarlo, così l’amico sdegnosamente chiese a una loro conoscenza comune, Lord Alvanley: «Who’s your fat friend?». Morì solo, in povertà e consumato dalla sifilide in Francia; l’importanza della sua figura verrà poi adombrata, mezzo secolo dopo, da un altro dandy, decisamente più noto al pubblico di oggi: Oscar Wilde. Al netto della fine ingloriosa, delle stravaganze e degli eccessi, è innegabile che l’intero pianeta sia stato influenzato da quest’uomo eclettico, irriverente e, purtroppo, spesso dimenticato.

Vincenzo Ferreri Mastrocinque

Lascia un commento