Nel 2024, No Other Land vince l’Oscar come miglior documentario, un racconto crudo e reale della vita in Cisgiordania sotto l’occupazione israeliana. Dietro la statuetta d’oro vinta dal regista e attivista palestinese Basel Adra c’è un racconto straziante: testimonianza, resistenza e distruzione progressiva del villaggio di Masafer Yatta.
Trama
No Other Land, girato tra il 2019 e il 2023, è un documentario che mostra, di anno in anno, la distruzione del villaggio di Masafer Yatta e la sua trasformazione in zona di addestramento militare israeliano. Gli abitanti del villaggio, le cui case sono state demolite e rase al suolo, vengono privati anche della loro dignità; cacciati dalle proprie abitazioni, vedono annullarsi ogni speranza di ricostruire la propria casa davanti ai carri armati israeliani. Inoltre, per loro risulta impossibile anche spostarsi altrove: la rete stradale in Palestina rispecchia le politiche di segregazione messe in atto dal governo israeliano e il colore della targa delle automobili equivale a uno status symbol. Alle targhe verdi palestinesi è negato l’accesso alle strade di Israele (e anche per una parte della viabilità in Cisgiordania servono dei permessi), mentre le targhe gialle israeliane possono muoversi liberamente, ovunque, ma con restrizioni sulla Striscia. Tutto questo nel documentario ci viene mostrato attraverso immagini grezze e traballanti: l’esercito israeliano che intima lo sgombero e anziani palestinesi che difendono le loro case con il solo corpo. Il documentario mostra ciò che i rapporti internazionali faticano a rendere tangibile: vivere sotto occupazione significa che la tua esistenza può essere annientata da un momento all’altro.

Masafer Yatta
Il territorio denominato Masafer Yatta comprende al suo interno 12 villaggi abitati da 2800 palestinesi ed è situato nella parte meridionale della Cisgiordania occupata. Negli anni Ottanta questa zona è stata designata “zona di fuoco 918”, cioè un’area adibita ad addestramenti militari dove i coloni israeliani possono costruire i loro insediamenti, mentre i palestinesi vengono espulsi dalle loro abitazioni, le grotte murate e le cisterne d’acqua riempite di cemento.
Nella zona, però, non mancano tentativi di resistenza. Di notte, infatti, vengono costruite scuole, case, acquedotti e strade, per poi essere distrutte dall’esercito all’alba.
“Distruggiamo, questa è la legge.”
È la frase con cui i coloni si fanno largo tra famiglie sfollate e case distrutte.
Basel Adra
Volto del film, l’attivista, avvocato e regista ventinovenne è prima di tutto una persona che ha scelto di non tacere e che ha fatto in modo che la distruzione del villaggio di Masafer Yatta non rimanesse un dato statistico. Per lui documentare è sopravvivere.
Adra non è un inviato, non proviene dall’esterno, è invece parte stessa della comunità che viene sgomberata, la sua voce, infatti, è quella di chi da anni vive sotto il diritto militare. Accanto a lui c’è Yuval Abraham, giornalista israeliano, e la loro collaborazione fa sì che le prospettive sulla guerra si intreccino: il palestinese che subisce l’occupazione e l’israeliano che, pur essendo contrario, vive in un sistema di diritti garantiti, contrasto che diventa il cuore della narrazione.
La visibilità ottenuta con No Other Land, però, ha fatto diventare Adra un vero e proprio bersaglio anche per le truppe isreliane, che nel luglio di quest’anno hanno fatto irruzione in casa sua, cercando video e foto. Adra, però, continua a filmare e a raccontare, restando una figura scomoda per chi occupa e per chi preferirebbe che quelle storie non venissero raccontate. Il suo lavoro dimostra quanto la telecamera possa oggi essere uno strumento potente, forse anche più delle armi tradizionali, e chi la usa diventa un obiettivo da silenziare.
Oggi Adra continua a vivere a Yatta, non solo in quanto attivista, ma in quanto simbolo della lotta palestinese tramite le sue immagini che non si lasciano cancellare. Basel Adra costringe il pubblico a guardare negli occhi l’assenza di umanità e a sentire gli spari dell’esercito israeliano che riecheggiano forti nella sala del cinema.
Dopo i titoli di coda, lo spettatore esce dalla sala a capo chino, in un silenzio tombale. Un profondo senso di colpa, ma una consapevolezza: sapere. E una volta che si sa, non si può più fingere che “non ci riguardi”.
Serena Spirlì



Serena, hai scritto una recensione magnifica. Mi hai coinvolta e sconvolta descrivendo la forza della verità e la follia e la crudeltà del genocidio tutt’oggi in atto.
Voglio tanto vedere questo docufilm perché lo sento – insieme alle notizie e immagini terribili soprattutto su social e da news esterne a RAI ecc – che è entrato a far parte della mia vita.
Grazie 🙏
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Grazie, davvero. Sono contenta di averla fatta avvicinare a questo docufilm
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Il 29 novembre 2025 sarà ripubblicato sul mio blog, con piacere e con onore da parte mia.
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