Psicofarmaci: perché i roditori sono considerati le “cavie perfette”?

L’utilizzo di animali da laboratorio nel testare i farmaci, in particolare quelli a utilizzo psichiatrico, è un argomento spinoso, che porta con sé non solo domande e incomprensioni di carattere tecnico e scientifico, ma anche inevitabili questioni etiche.

I roditori sono gli animali più sfruttati, ricoprono infatti l’80% della sperimentazione. Secondo i dati ufficiali del Ministero della Salute raccolti nel 2023 e pubblicati successivamente su LAV, si può fare una stima generica di 360.000 unità annue. Lo squilibrio a sfavore di questi esemplari è talmente profondo da aver generato nel linguaggio popolare un errato uso dell’espressione “cavia da laboratorio”, che, al contrario della comune convinzione, non fa riferimento a tutti gli animali su cui vengono eseguiti i test, ma al cavia porcellus, ovvero il porcellino d’India. 

I motivi legati a quest’evidente preferenza sono molteplici e viaggiano dalla più ovvia motivazione economica (il topo, rispetto a una scimmia, costa molto meno al laboratorio) ad altre logiche di carattere anatomico e organizzazione sociale. Molti roditori, infatti, proprio come gli esseri umani, sono animali sociali: in natura vivono in gruppi o comunità, cooperano per la sopravvivenza e presentano comportamenti affettivi e affiliativi. Questa struttura comunitaria crea similitudini neuropsicologiche con gli umani, che si estendono anche al funzionamento anatomico. 

Il discorso verrà circoscritto all’ambito della depressione, umana e animale, e ai test di antidepressivi, come la fluoxetina, farmaco più comunemente noto con il nome di Prozac. I tempi di vita minori, i modelli biologici e cognitivi simili a quelli umani e la possibilità di controllare l’ambiente in modo efficace rendono i ratti dei perfetti casi di studio nel campo della depressione. 

Dal punto di vista fisiologico, la depressione ha come base degli squilibri chimici nel cervello, squilibri che riguardano tutte quelle molecole, i neurotrasmettitori, che il nostro sistema nervoso utilizza per comunicare. Ogni neurotrasmettitore è coinvolto in varie funzioni e quelli che riguardano i sintomi depressivi sono la serotonina, che controlla umore, sonno e appetito, la noradrenalina, legata alle energie e risposte allo stress, e infine la dopamina, coinvolta nella motivazione, nel piacere e nella ricompensa. Questi messaggeri sono gli stessi, sia nei roditori che negli umani, e, avendo anche strutture sociali paragonabili, i comportamenti osservabili risultano simili. Infatti, il soggetto depresso, nel manifestare il proprio malessere, si isola, è letargico e ha difficoltà a provare piacere o interesse per attività precedentemente considerate gradevoli. 

A differenza nostra, però, ai roditori manca un linguaggio complesso, quindi l’elaborazione di pensieri negativi, l’autocoscienza e autoconsapevolezza umana. Quest’ultima appartiene anche ad altri animali, come cetacei e primati. Inoltre, i roditori non presentano la componente più culturale della depressione, per esempio la vergogna, il senso di colpa, l’improduttività e la perdita di significato dell’ambiente che circonda il soggetto. 

Dunque, per testare un farmaco bisogna avere un caso studio con la problematica. Nei roditori viene simulata attraverso diversi modelli, i cui principali sono: 

Forced Swim Test, noto come “test del nuoto forzato”, ideato nel 1977 da Roger Porsolt per valutare l’efficacia degli antidepressivi. In questo modello sperimentale, com’è intuibile dal nome, un topo viene costretto a nuotare in un contenitore colmo d’acqua da cui non può uscire. Dopo aver cercato di fuggire senza riuscirci, questo si arrende e galleggia passivamente in acqua. Un esemplare a cui invece sono stati somministrati degli antidepressivi tenta di lottare più a lungo, quindi riducono l’inattività, aumentando il numero dei tentativi di fuga.

Learned helplessness, teoria sviluppata da Martin Seligman e Steven Maier nel 1967, inizialmente usata con i cani e poi estesa a topi e ratti. Questa studia la mancanza di controllo e le reazioni degli animali a essa. Si procede con una fase di condizionamento, in cui i topi sono esposti a scosse elettriche incontrollabili, e poi a una fase di test, in cui possono evitare la scossa, ma a causa dell’appresa mancanza di controllo, non provano nemmeno a farlo.

Chronic mild stress è un metodo ideato nel 1987 da Paul Willner e consiste nel provocare all’animale una depressione cronica attraverso dei lievi stress imprevedibili, sommati tra di loro in un periodo specifico. Questi lievi stress possono andare dall’isolamento sociale alla limitazione di cibo e acqua, fino all’esposizione a rumori forti. Lo stress è moderato, ma perpetuo, e ciò rende la causa e la sintomatologia molto simili a quelle della depressione umana.

Dopo essere stati sottoposti a questi esperimenti, già di per sé largamente dibattuti, la maggior parte degli animali da laboratorio viene uccisa, soprattutto quando si tratta di specie piccole come topi e ratti. Quindi, non soltanto viene loro provocata la malattia attraverso i test come il forced swim, il learned halpless e il chronic mild stress, ma, una volta terminata la sperimentazione, ne consegue la loro uccisione. Certamente, si potrebbe definire un male necessario, siccome, grazie allo sviluppo di questi farmaci, la qualità di vita di molte persone è migliorata, oltre che nel campo delle malattie mentali, anche in quello neurologico e fisico. Inoltre, il processo d’uccisione dell’animale è più indolore possibile. La questione etica, tuttavia, non può essere ignorata.

Fortunatamente, esistono varie associazioni animaliste private disposte ad accogliere qualsiasi tipo di animale, una volta terminate le sperimentazioni. Una di queste è “La collina dei conigli” (Instagram: @lacollinadeiconigli.to; sito ufficiale: https://www.lacollinadeiconigli.it), che ha una sede a Torino, oltre che a Monza e Genova. Qui conigli, cavie, ratti, topi e altri piccoli roditori trovano un rifugio sicuro, che accetta il volontariato, le donazioni e, una volta individuato un ambiente consono e accogliente per i loro ospiti, ne permette anche l’adozione

È necessario specificare che questa non è una sponsorizzazione, nessuno del team di The Password ne gioverà in alcun modo, bensì un invito, se si ha a cuore la questione, a studiare il progetto e decidere, qualora si possa, di aiutare l’iniziativa. 

Nemo Cirillo

Fonti:

Boster antibody and ELISA experts, “Rats as a Model Organism”, 16 ottobre 2024, ultima consultazione: luglio 2025 https://www.bosterbio.com/blog/post/rat-as-a-model-organism

Broggi Pascal, Hasler Fabio, “Cosa succede agli animali dopo un esperimento? Quali metodi di uccisione sono ammissibili?”, 1 marzo 2021, ultima consultazione: luglio 2025 https://reatch.ch/it/publications/cosa-succede-agli-animali-dopo-un-esperimento-quali-metodi-di-uccisione-sono-ammissibili

Dao David T., Arad Michael, Terrillion Chantelle E., Piantadosi Sean C., Gould Todd D., “The Mouse Forced Swim Test”, 29 gennaio 2012 https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3353513/

LAV, “Animali usati nella sperimentazione: pubblicate le statistiche relative al 2023 in Italia” , ultima consultazione: luglio 2025 https://www.lav.it/news/statistiche-sperimentazione-animale-italia-2023

Seligman Martin E, Beagley Gwyneth, “Learned helplessness in the rat”, Journal of Comparative and Physiological Psychology, 88(2), 534–541, 1975 https://psycnet.apa.org/record/1975-20714-001

Uliana L. Daniela, Zhu Xiye, Gomes V. Felipe, Grace A. Anthony, “Using animal models for the studies of schizophrenia and depression: The value of translational models for treatment and prevention”, Frontiers in Behavioural Neuroscience, Volume 16 – 2022 https://www.frontiersin.org/journals/behavioralneuroscience/articles/10.3389/fnbeh.2022.935320/full

https://www.lacollinadeiconigli.it

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