Il gianduiotto si presentò ufficialmente al pubblico durante il carnevale di Torino del 1865: la maschera Gianduja lo distribuì per le strade della città e fu subito un trionfo. Il nome del cioccolatino deriva proprio da questa simpatica maschera, un contadino rozzo e godereccio, che nel Glossario etimologico piemontese viene descritto in questo modo:
Maschera prettamente piemontese, tipo d’uomo astuto ma onesto, leale, coraggioso, non spavaldo; carattere allegro, tutto cuore per gli amici che sempre lo spillarono per bene. Esso veste alla foggia dei nostri alpigiani del secolo passato: panni di lana greggia color marrone, giacchetta corta, calzoni corti, panciotto e calze rosse, porta un cappelletto a tricorno, codino ed un grosso neo sulla faccia sua sempre sorridente e bonacciona. […] Amatore del buon vino e dell’allegria, esso si presenta in atto di ballare colla pinta in una mano ed il bicchiere ricolmo nell’altra.
Il carattere di questa maschera mostra un lato degli abitanti piemontesi solitamente inedito: è allegro e generoso; sa diffondere allegria; ama il buon vino — che, unito a un cibo altrettanto gustoso come il cioccolato, può creare una sintonia ottimale.
Anche il poeta Guido Gozzano — a conclusione della sua poesia Torino, contenuta nella raccolta I colloqui — celebrò questo personaggio, rendendo nuovamente protagonisti la sua allegria e la capacità di godersi il presente.
A te ritorno quando si rabbuia il cuor deluso da mondani fasti.
Tu mi consoli, tu che mi foggiasti quest’anima borghese e chiara e buia dove ride e singhiozza il tuo Gianduia che teme gli orizzonti troppo vasti….
E viva i bògianen…. Sì, dici bene, o mio savio Gianduia ridarello!
Buona è la vita senza foga, bello goder di cose piccole e serene….
A l’è questión d’nen piessla …. Dici bene o mio savio Gianduia ridarello!…
Gianduia è sia saggio sia ridarello: non ha bisogno di cercare orizzonti troppo vasti o di prendersela per questioni oltre il suo controllo; sa accontentarsi delle piccole cose — le uniche che gli trasmettono la vera felicità.
Una leggenda molto suggestiva narra che il gianduiotto nacque in seguito al blocco continentale voluto da Napoleone nel 1806; esso aveva limitato l’afflusso delle merci verso l’Europa, così il cacao divenne una merce particolarmente costosa. Con ingegno e astuzia, il maestro cioccolatiere Michele Pochet creò un composto di nocciole (un’altra eccellenza culinaria della nostra regione) in sostituzione del cacao.

Bruno Gambarotta ha persino dedicato un libro a questa sfiziosità: Il codice gianduiotto, ambientato proprio a Torino, uscito ormai dieci anni fa. Esso offre una risposta parodica al celebre Codice da Vinci, fin dall’immagine di copertina, che ritrae il sorriso enigmatico della Gioconda sporco di cioccolato! La protagonista è l’antichissima “Confraternita del gianduiotto“, simbolo di tradizione, contrapposta alla “Confraternita delle merendine”, che rappresenta invece l’innovazione. La trama ruota attorno a un delitto da risolvere e a messaggi criptati da decifrare per trovare proprio il codice gianduiotto. Chissà quale confraternita avrà vinto e quale segreto si cela dietro a questo misterioso codice!

Da quest’anno, il gianduiotto otterrà ufficialmente la certificazione IGP. Per l’occasione, sono state stabilite le regole da seguire per la sua preparazione: sono poche, ma fondamentali e da preservare. Tra queste, troviamo:
- Forma tradizionale: un prisma triangolare con spigoli arrotondati.
- Ingredienti selezionati: tra il 30% e il 45% di Nocciola Piemonte IGP, zucchero semolato o di canna tra il 20% e il 45%, e almeno il 25% di cacao (in fave, burro o polvere).
- Esclusione del latte: per preservare la ricetta autentica, evitando ingredienti che potrebbero alterarne l’originalità.
Mantenere vive le radici di un territorio è una scelta strategica, oltre che affettiva: le eccellenze vanno protette affinché continuino a raccontare chi siamo. Tra un assaggio di gianduiotto e un omaggio a Gianduja, ricordiamoci che la vera ricchezza risiede nella capacità di preservare il bello e il buono.
Elisabetta Noce
Fonti
Dal Pozzo Maggiore, Glossario etimologico piemontese, Torino, F.Casanova, 1893, digitalizzato online, consultabile al link: https://archive.org/details/glossarioetimol00pozzgoog
Gambarotta Bruno, Il codice gianduiotto, Sona (Verona), Morganti, 2006, link: https://archive.org/details/ilcodicegianduio0000gamb
Gozzano Guido, I colloqui, in Tutte le poesie, a cura di Andrea Rocca, Mondadori, Milano 1980. Versione e-book tratta dalla serie di CD-ROM “La letteratura italiana Einaudi” (o “La grande letteratura italiana Einaudi”) del 2000, parzialmente pubblicata come biblioteca online sul sito letteraturaitaliana.net, realizzato da Pianetascuola.it in collaborazione con Einaudi, link: https://archive.org/details/colloquiiguidogozzano
Gianduiotto di Torino IGP: il 2026 sarà l’anno del riconoscimento ufficiale con il Maestro APEI Guido Castagna, in APEI, 12 marzo 2025, ultimo accesso: 11 gennaio 2026, link: https://apeiitalia.it/gianduiotto-di-torino-igp-il-2026-sara-lanno-del-riconoscimento-ufficiale-con-il-maestro-apei-guido-castagna/
