Venerdì 10 ottobre si è tenuta al Campus Luigi Einaudi la conferenza sulla mafia Le radici del male, i frutti della speranza, organizzata da Elsa Torino. A moderare era presente Fabrizio Schiavo, dal 2018 coordinatore nazionale del Movimento Agende Rosse. Quattro i relatori di grande prestigio, noti per il loro impegno nel contrasto alla criminalità organizzata: Antonino Di Matteo, Stefano Baudino, Luigi De Magistris, Salvatore Borsellino.
In chiusura della conferenza si è riflettuto su come diffondere le testimonianze di chi si è interfacciato in prima linea con la criminalità organizzata.
L’importanza dell’esempio, soprattutto a scuola
Stefano Baudino, oltre a essere giornalista e saggista, collabora con scuole e università attraverso moduli didattici su criminalità organizzata, terrorismo ed educazione alla legalità. Egli considera la scuola come l’ambiente principe in cui parlare di queste tematiche, in primis della nostra Costituzione. Il rischio, altrimenti, è quello di lasciare i ragazzi in mano alla criminalità, la quale riesce talvolta a esercitare maggiore influenza rispetto all’apparato statale. I ragazzi crescono con i loro genitori «fino a un certo punto», perché poi interagiscono con un mondo digitale che vive delle architetture del liberismo. Baudino mette in luce un controsenso: «Il potere, che ha la possibilità di far vergine la propria immagine, mette il tema di Borsellino a scuola, ma poi a lezione non viene spiegato nulla su chi fosse». Condivide l’opinione di Salvatore Borsellino (https://thepasswordunito.com/2026/01/28/speciale-mafia-comitato-dei-parenti-delle-vittime-delle-stragi/). Baudino insiste: «La scuola è l’ultimo baluardo di difesa dei valori: risvegliamo le conoscenze civiche dei ragazzi. La scuola non deve dire ai ragazzi chi votare, ma deve fornirgli la piattaforma di consapevolezza civica volta a poter scegliere consapevolmente». Invita soprattutto insegnanti e futuri insegnanti a porre attenzione e ad avere cura di questo importante pezzo di storia e attualità del nostro Paese.
Consigli a chi vuole diventare magistrato: e se mi fermano?
Chi entra in magistratura o ricopre altre funzioni delicate dello Stato ha una missione – dice De Magistris, ex magistrato antimafia e politico italiano (https://thepasswordunito.com/2025/12/17/speciale-mafia-luigi-de-magistris-da-procuratore-a-ex-magistrato/ e https://thepasswordunito.com/2026/01/07/speciale-mafia-lex-magistrato-luigi-de-magistris-pt-ii/), europarlamentare e sindaco di Napoli dal 2011 al 2021 (https://thepasswordunito.com/2026/01/21/speciale-mafia-de-magistris-sindaco/). Le riforme dell’ordinamento giudiziario degli ultimi anni (Mastella, Cartabia, Nordio), hanno configurato una magistratura conformista e burocratica: la spada di Democle nei confronti dei più deboli, la spada di plastica nei confronti dei potenti (https://thepasswordunito.com/2025/11/26/speciale-mafia-magistratura-tra-pericoli-di-ieri-e-oggi/). Noi abbiamo un solo rimedio, ovvero decidere da che parte stare e con quali valori vivere. Negli anni ’80 è cambiato il modello a cui aspirare: si è passati al modello dell’avere, dell’apparenza, del denaro, del liberismo. “Come vuoi essere” è diventato il modello dell’idealista, dell’utopista, del sognatore. De Magistris spiega a quali valori si ispira: «Io ho scelto di stare dalla parte di quei valori che se vai al mercato del capitale sei uno sfigato. I valori per cui mi sono conformato nella mia vita sono: onestà, libertà, indipendenza, autonomia, competenza, volontà, responsabilità, coraggio, amore, passione e follia».
L’ex magistrato afferma di essere molto fiducioso nei giovani, senza i quali, dice, non avrebbe vinto le elezioni a Napoli. La maggior parte dei suoi collaboratori in Comune era composta da giovani sotto i trent’anni d’età. A chi gli ha chiesto consigli sulla carriera da magistrato, De Magistris risponde: «Quello che sento di dirvi è impegnatevi: perché il cambiamento dall’alto non verrà. Ci sono sfumature di grigio diverse nel sistema, qualcuna è meglio dell’altra. Ma se dal basso inizia ad esserci un segnale forte e ognuno entra nelle istituzioni, nella vita politica, nella vita sociale con ideali e valori diversi, la società può cambiare. Il sistema è fatto di uomini e donne, lo si può abbattere con altri uomini e donne». Si tratta di un appello simile a quello del magistrato Antonino Di Matteo (https://thepasswordunito.com/2025/11/19/speciale-mafia-considerazioni-di-antonino-di-matteo/), il quale afferma che una delle condizioni per vincere la lotta contro la mafia è una sorta di rivoluzione culturale da parte dei giovani.
Perché è aumentata la criminalità giovanile
Il magistrato agisce quando il crimine è stato commesso. Il sindaco cerca di prevenire che questo accada. L’età del crimine si è abbassata molto, soprattutto perché mancano una serie di riferimenti. De Magistris ammette di aver avuto la fortuna di diventare magistrato e di aver potuto scegliere perché i suoi genitori gli hanno consentito di andare a scuola e all’università. Viveva in una città in cui tanti ragazzi non hanno avuto la possibilità di scegliere tra prendere in mano una chitarra o una pistola. C’è una linea sottile tra disagio, disadattamento, devianza e crimine che è un «battito d’ali di farfalla».
Chi esercita funzioni istituzionali deve andare ad agire in quei luoghi in cui è importante portare progetti culturali, alternative di vita e coerenza di storie. Sono tutti bravi a parole: desiderano tutti la pace e si professano tutti contro la mafia. Ai ragazzi occorre dare un’alternativa che non sia la Camorra o andarsene. Fa riflettere quello che De Magistris racconta a proposito del suo periodo da sindaco: «Da statistica vedevamo che la sera successiva alla messa in onda di Gomorra, c’erano più imitazioni di quel tipo: più spari, rapine, reati di strada».
Se ai ragazzi contrapponi un modello diverso, saranno i primi a voler cambiare. A questo proposito, De Magistris racconta un aneddoto, avvenuto mentre era sindaco, di un ragazzo di 16 anni che gli aveva scritto una lettera dopo aver commesso un omicidio: «Non era un camorrista. Era un ragazzo che si era trovato con un’arma in mano e non si era controllato. Io sono andato a trovarlo ed era pentito. Mi ha raccontato che scriveva poesie e che non vedeva l’ora di uscire. Abbiamo parlato e prima di andare via mi fa: “sindaco, perché non ci siamo conosciuti prima?”». Non è molto diverso da quello che il giudice Elvio Fassone si sente chiedere da Salvatore, uno dei condannati all’ergastolo durante il maxi processo alla mafia catanese tenutosi a Torino nel 1985 (https://thepasswordunito.com/2025/03/24/ergastolo-e-funzione-rieducativa-della-pena/).
Oggi si parla molto di abbassamento dell’età della criminalità. L’appello di De Magistris è il seguente: «Non giudichiamo, a giudicare stanno i giudici. Noi dobbiamo capire perché una persona prende una strada anziché un’altra. Se incominciamo a capire i silenzi, a parlare, a essere più umani, a dialogare, a non essere indifferenti, a creare comunità, a non escludere persone, un poco alla volta ti rendi conto che nessuno nasce delinquente e tanti ragazzi iniziano a scegliere una via diversa».
Nicole Zunino
