Menabrea: la storia della birra biellese

Alle pendici delle Alpi si trova la fabbrica di una delle birre più celebri d’Italia: la Menabrea. Nota per la sua qualità, riconducibile alla purezza dell’acqua con cui viene realizzata, e per una produzione artigianale di altissimo livello, si può considerare come uno dei gioielli del territorio biellese, insieme ai panorami naturalistici mozzafiato che caratterizzano la zona. La storia di questa birra, tuttavia, non si svolge soltanto nella provincia italiana più famosa per la produzione della lana, in quanto le sue origini sono anche legate alla cultura valdostana.

Da Gressoney-Saint-Jean a Biella

Nel 1837, Anton Zimmermann fondò un birrificio a Gressoney-Saint-Jean, chiamato Birra Zimmermann, che fu la prima azienda del Regno di Sardegna a impiegare la lavorazione a bassa fermentazione. In seguito, egli diventò socio d’affari di Jean Joseph Menabrea, entrambi probabilmente provenienti dalla comunità walser della Valle di Gressoney, e i due rivolsero la loro attenzione verso l’attuale regione del Piemonte. Qui, infatti, nel 1846 il signor Welf di Gressoney e i fratelli Antonio e Gian Battista Caraccio, originari di Bioglio e coinvolti nella produzione e nella vendita del caffè, decisero di realizzare un laboratorio destinato all’attività birraia. Nel 1854, i due fratelli affittarono l’azienda a Zimmermann e Menabrea: dieci anni dopo, i due impresari acquistarono il laboratorio e ne diventarono i proprietari. Nel frattempo, con la nascita del Regno d’Italia, avvenuta nel 1861, l’italiano era diventata la lingua ufficiale e si era reso necessario per i due imprenditori italianizzare i propri nomi: per questo oggi sono noti nel nostro territorio come Giuseppe Menabrea e Antonio Zimmermann.

Giuseppe Menabrea e figli

Nel 1872, l’ormai settantenne Zimmermann decise di ritirarsi e di lasciare l’azienda completamente nelle mani del socio. Il 6 luglio dello stesso anno, difatti, Giuseppe e i figli, Carlo e Alberto, crearono una nuova società, la “G. Menabrea e figli”, che non si occupava solo della birra, ma anche della produzione della gazeuse.

Il biennio 1880-1881 fu un momento arduo per la famiglia Menabrea, poiché nel 1880 morì Alberto, a soli 27 anni, seguito l’anno successivo dal padre Giuseppe. A quel punto, la gestione dell’azienda passò a Carlo, il quale, con notevole lungimiranza, orientò la produzione verso i mercati esteri. In questa fase l’impresa produceva soltanto due tipologie di birra — un numero che oggi può apparirci esiguo, ma molto significativo all’epoca: una bionda tipo Pilsner, la più celebre in Italia, e una scura tipo Monaco, apprezzata e venduta soprattutto all’estero. Tuttavia, il più importante estimatore di questa birra fu proprio l’italiano Quintino Sella, che aveva ricoperto l’incarico di Ministro delle Finanze fino al 1873. La fama dell’impresa divenne tale che, nel 1882, Carlo Menabrea fu insignito, dal re Umberto I, del titolo di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia.

Nel 1885, tre anni dopo aver ricevuto questa onorificenza dal sovrano, Carlo morì, ma l’attività del birrificio non s’interruppe. Fu proprio sua moglie, Eugenia Squindo, allora vedova e madre di tre figlie, a non darsi per vinta e a decidere accortamente di farsi aiutare dal fratello Pietro, dandogli in locazione l’impresa. Egli continuò ad amministrarla fino a quando la sorella fu viva; successivamente i mariti di due delle figlie di Carlo Menabrea, Emilio Thedy e Agostino Antoniotti, avviarono un’altra società, con lo scopo di proseguire la produzione della storica birra biellese. 

Premi

I riconoscimenti, in Italia e dall’estero, non tardarono ad arrivare: la Birra Menabrea, oltre a ricevere la Medaglia d’Argento all’esposizione di Torino, entro il 1899 ottenne il Diploma d’Onore e la Croce di Digione in Francia, in Germania e in Belgio; nel 1900, inoltre, in occasione dell’Esposizione Universale di Parigi, conseguì il Gran Prix, uno dei massimi premi che si potessero conquistare.

La Grande Guerra lasciò delle ferite profonde nell’azienda, ma nel 1924 riuscì a recuperare il successo detenuto in precedenza, ottenendo numerosi premi e medaglie d’oro a Roma, Milano, Parigi e Bruxelles.

Da ieri a oggi

Negli anni Trenta, l’azienda cominciò a espandersi, tramite l’acquisto di altri locali nel torinese e nel novarese, che s’imposero come nuovi punti di ritrovo delle élite locali; eppure la fabbrica fu sempre mantenuta nel medesimo sito in cui era sorta e dove tuttora risiede, in via Ramella Germanin — un fatto quasi unico, se si considera che solitamente le aziende tendono a subire degli spostamenti, man mano che crescono. La necessità di ampliare l’influenza dell’impresa richiese prima a Carlo Thedy (nel 1980), figlio di Emilio Thedy, di abbinare alla classica birra biellese anche delle birre inglesi e tedesche, tra cui l’Allsopp’s e la Palmbrau, e poi (nel 1991) a Paolo Thedy di accettare l’integrazione dell’azienda nel gruppo Forst, originario del Südtirol. Questa scelta fu provocata della nascita, in quegli anni, di un numero sempre maggiore di aggregazioni birraie che danneggiavano inevitabilmente i birrifici più piccoli; il gruppo Forst, tuttavia, mostrò grande rispetto nei confronti del marchio Menabrea, garantendone una certa autosufficienza.

Il 1997 fu uno degli anni più significativi per il birrificio, poiché nel corso del World Beer Championships di Chicago conquistò medaglie d’argento e d’oro, in particolare la medaglia d’oro per la “pale lager”: la birra bionda del marchio, che originariamente all’estero aveva ottenuto meno consensi della scura, divenne assai celebre.

Nel 2005, il birrificio passò sotto la guida di Franco Thedy, il quinto discendente della famiglia. Fin dal principio, egli puntò su degli investimenti che garantissero l’efficienza dei processi produttivi, nel rispetto degli standard qualitativi e dell’ambiente: tra le spese più importanti sono da menzionare il nuovo impianto d’imbottigliamento, in grado di garantire 15.000 bottiglie all’ora, e delle linee di infustamento assai efficaci.

Oggi, a fianco della fabbrica, sorge la Birreria Menabrea, un ristorante che nei fine settimana è sempre affollato, a dimostrazione dell’eccellenza gastronomica dei suoi piatti. Nel 2019, inoltre, sempre vicino allo stabilimento, è stato inaugurato il MeBo – Menabrea Botalla Museum, dedicato alle due aziende emblematiche del biellese, visitabile dal mercoledì alla domenica, nella fascia oraria dalle 15 alle 19 (al seguente link è possibile acquistare i biglietti: https://www.mebomuseum.it/attivita-museo-mebo/).

La Birra Menabrea resta uno dei prodotti di punta del territorio biellese e il birrificio rappresenta un luogo simbolico, la cui sede continua a essere là dove fu eretta nel 1846, fatto che ha consentito di conservarne intatta l’identità.

Vanessa Musso

Fonti

Biella Club, Breve storia della Birra Menabrea, data di creazione: 16 aprile 2011, ultimo aggiornamento foto museo “Casa Menabrea”: agosto 2019, ultima consultazione: 9 febbraio 2026, link: https://www.biellaclub.it/cultura/Birrificio_Menabrea/index.php.

Birra Menabrea, Dal 1846 a oggi, ultima consultazione: 9 febbraio 2026, link: https://www.birramenabrea.com/it/il-birrificio/dal-1846-a-oggi

Callegari Chiara, La storia della birra. Dalle origini ai giorni nostri, [Tesi di laurea], Venezia, Università Ca’ Foscari, a.a. 2011/2012.

Caveri Luciano, “La birra walser”, Réflexions Et Pensées, data di pubblicazione dell’articolo: 24 giugno 2025, ultima consultazione: 9 febbraio 2026, link: https://lucianocaveri.it/blog/default/default/default/la-birra-walser.

Pinte di Storia, Menabrea, storia di una birra quasi italiana – Pinta n° 9, ultima consultazione: 1 febbraio 2026, link: https://www.youtube.com/watch?v=ThFmqzKcrhs.

Lascia un commento