Era il 1898 e i due coniugi Pierre e Marie Curie si trovavano nel loro laboratorio scientifico. Pierre era intento a rivelare alla moglie il suo più grande sogno: scoprire un materiale che avesse un bel colore, dato che tutto ciò che avevano scoperto fino a quel momento era grigio o, al massimo, di una chiara sfumatura di marrone. Quella mattina, nel bel mezzo di uno dei loro esperimenti, riuscirono a isolare e analizzare scarti di uraninite in grandi quantità (elemento dal quale si estrae proprio l’altamente radioattivo uranio). Ancora grigio quindi. A quei tempi non si conoscevano ancora gli effetti devastanti delle radiazioni e così — ignari di star percorrendo un sentiero impervio — i due continuarono a esaminare l’uraninite, fino ad arrivare alla sintesi di un altro materiale caratterizzato da un colore azzurro intenso e capace di brillare di luce propria. Il sogno di Pierre era finalmente realtà, così ebbe origine il radio.
Il bagliore dell’inganno
Già a partire dai primi anni del ‘900, il Radio entrò a far parte della vita di milioni di persone. Forse proprio a causa della sua luminescenza, la quale trasmetteva un senso di giocosità, senz’altro lontano dall’idea di pericolo.
Un esempio di ciò che si poteva trovare tra gli scaffali di un qualsiasi negozio americano nel 1930 è rappresentato dai sali da bagno a base di radio 226 — metallo alcalino altamente radioattivo — che promettevano di curare disturbi nervosi, insonnia, debilitazione generale, artrite e reumatismi.

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La confezione rappresentata nell’immagine qui in alto suggerisce di “versare il contenuto in circa un litro d’acqua calda. Dopo qualche istante, aggiungere alla consueta soluzione per il bagno. Rimanere a bagno per 45 minuti con una copertura sopra la vasca. Dopo il bagno, rilassarsi a letto per un’ora”.
Quello che un tempo non si sapeva ma che oggi sappiamo, è che l’inalazione o l’ingestione di questi sali, anche in minime quantità, può causare danni permanenti al DNA e alle ossa. Pertanto, questo stesso barattolo — conservato oggi al Museum of Radiation and Radioactivity — risulta talmente carico di radiazioni che smetterà di essere dannoso per la salute tra circa 1500 anni.
Nel mondo contemporaneo esistono inoltre dei medicinali per combattere le radiazioni, mentre un tempo erano proprio i farmaci a base di radio ad essere considerati più efficaci degli altri, proprio in virtù della luce azzurra di cui risplendevano. Un altro esempio sono le pastiglie contro il reflusso a base di radio che, al prezzo di 25 centesimi (che attualmente corrispondono circa a 4 euro), assicuravano effetti efficaci e veloci grazie alle proprietà curative della “luce, nemica di tutti i mali, che entra nel corpo”, come indicato dagli slogan che accompagnavano il prodotto, diffuso nel 1917.

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Le ragazze del Radio del New Jersey
Ma si può veramente dire che tutti fossero ignari degli effetti collaterali del radio?
Per rispondere a questa domanda cambiamo scenario. Ci troviamo nel New Jersey e la United States Radium Corporation ha appena assunto 70 donne per lavorare ad un nuovo progetto: la produzione di orologi con numeri e lancette luminose, — chiaramente dipinti con una speciale vernice al radio, la “Undark” — dei quali sarebbe stato equipaggiato anche l’Esercito Americano.
Il motto di questa azienda era “lip, dip, paint” (“labbra, immergi e dipingi” letteralmente): le donne dovevano portare alle labbra il pennello con cui dipingevano sugli orologi per bagnarlo, immergerlo nella vernice luminosa e disegnare i numeri, ripetendo il procedimento centinaia di volte al giorno.
Mentre alle operaie veniva assicurato che la vernice fosse innocua, i chimici e i proprietari della ditta utilizzavano schermi di piombo e pinze per maneggiare le stesse sostanze.

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Quando, nonostante tutte le precauzioni usate, morì il Capo del Reparto Chimico dell’azienda — proprio a causa degli effetti delle radiazioni — i dirigenti dell’azienda iniziarono a porsi alcune domande riguardo alla sicurezza del radio. Questi dubbi, però, non portarono a nessun cambiamento all’interno della United States Radium Corporation: le 70 donne che ogni giorno lavoravano a contatto con il radio senza alcuna protezione continuarono a esercitare il proprio mestiere come da protocollo. Questo fino a quando anche tra le operaie furono evidenti delle manifestazioni di malessere: fratture alle ossa, caduta dei denti e infiammazioni orali erano solo alcuni dei sintomi conseguenti all’esposizione costante alle scorie. Il radio, infatti, si comporta come un “impostore”: il corpo umano lo scambia per calcio e lo deposita nelle ossa, dove le radiazioni distruggono i tessuti dall’interno.
Il primo provvedimento proposto dai dirigenti, tuttavia, risultò tutt’altro che trasparente. Vennero assunte delle figure specializzate con l’obiettivo di insabbiare la vicenda. Queste persone erano pagate per rassicurare l’opinione pubblica, affermavano che non ci fosse nulla di pericoloso in quella fabbrica.
Nel 1922 morì la prima operaia, Mollie Maggia, a seguito di un’infezione che interessava tutto il suo corpo, con conseguente sbriciolamento delle ossa. Eppure, i medici indicarono come causa del suo decesso la sifilide. Questo elemento, ovviamente, fu strumentalizzato dall’azienda stessa al fine di screditare e umiliare le proprie impiegate, facendo ricadere su di loro la colpa della malattia.
La lotta e l’eredità delle Ragazze del Radio
Tristemente, la vicenda venne portata alla luce solo quando si verificò un primo decesso maschile. Questo portò all’ammissione, da parte del dottor Harrison Martland, che anche le donne morte fino a quel punto erano state avvelenate dal radio. Il medico spiegò in seguito gli effetti dell’esposizione a questo materiale negli anni. Martland dichiarò poi che alcune lavoratrici, seppur colpite da diverse malattie causate loro dai metodi dell’azienda, iniziarono a unirsi per combattere l’ingiustizia che stavano subendo.
A capo delle lotta era Grace Fryer, figlia di un delegato sindacale. La donna presentava un danno a livello della colonna vertebrale e aveva la mascella distrutta, e nonostante ciò continuò a lottare per le centinaia di donne che si trovavano nella sua stessa situazione.
Fryer e le sue compagne faticarono molto a trovare un avvocato disposto ad affiancarle, poiché questo caso richiedeva di scontrarsi con enti aventi un forte potere economico, oltre che il ribaltamento della legislazione esistente in quel periodo. Per la legge statunitense, infatti, le vittime di avvelenamento in contesto lavorativo erano chiamate a intentare le proprie cause legali entro due anni dall’assunzione, ma, nel caso delle operaie della United States Radium Corporation, l’avvelenamento avveniva solitamente nel giro di cinque anni.
Finalmente, nel 1927, un brillante giovane avvocato di nome Raymond Berry accettò di prendere in carico il loro caso: la vicenda delle ragazze del New Jersey finì in prima pagina e scosse l’intera nazione. Tuttavia, Grace e le altre quattro colleghe che avevano iniziato la battaglia si indebolivano sempre di più, il testimone passò così a Catherine Wolfe, un’altra operaia dell’azienda.
Anche lei combatté fino all’ultimo contro le innumerevoli menzogne diffuse in merito alla questione, dovette assistere persino a furti di ossa messi in atto dall’azienda durante le autopsie per distruggere le prove della radioattività.
La tenacia che aveva contraddistinto le iniziatrici del movimento portò alla creazione dell’Occupational Safety and Health Administration (OSHA) negli Stati Uniti, le cui norme ancora oggi tutelano milioni di lavoratori in tutto il mondo.
La tragica vicenda che ha visto la distruzione delle vite di centinaia di donne per compiacere la sete di guadagno di grandi magnati, ha influenzato l’emanazione di regolamentazioni legate alla sicurezza sul lavoro e alla creazione del concetto di “malattia professionale”. Grazie a questo caso è stato poi riconosciuto il diritto dei lavoratori di citare in giudizio le aziende in caso di danni subiti a causa di abusi sul lavoro.
Un ringraziamento speciale va dunque a Grace, Catherine e a tutte le donne che hanno saputo trasformare il loro dolore in una conquista collettiva. Se oggi lavoriamo in ambienti più sicuri, è merito del loro coraggio.
Tecla Di Maria
Fonti
ORAU, Museum of Radiation and Radioactivity, Radium Emanation Bath Salts (ca. 1930s), ultima consultazione: 15 febbraio 2025, link: https://shorturl.at/rpOKS
ORAU, Museum of Radiation and Radioactivity, Radio X Tablets (ca. 1920), ultima consultazione: 15 febbraio 2025, link: https://shorturl.at/rLaLT
The Association of Flight Attendants-CWA, The Forgotten Story Of The Radium Girls, Whose Deaths Saved Thousands Of Workers’ Lives, 5 agosto 2017, ultima consultazione: 15 febbraio 2025, link: afacwa.org/the_forgotten_story_of_the_radium_girls_whose_deaths_saved_thousands_of_workers_lives/
Marketplace, It’s against the law for employers to make you sick. Thank the “Radium Girls” for that, 28 novembre 2017, ultima consultazione: 15 febbraio 2025, link: marketplace.org/story/2017/11/28/radium-girls-workers-rights-labor-law
Gruppo CSA, Le “Radium Girls”, 5 maggio 2023, ultima consultazione: 15 febbraio 2025, link: csa-coop.it/news/pillole-di-sicurezza/le-radium-girls/
