Sulla comunicabilità degli stati d’animo e lo sviluppo tecnologico

Premessa

Il presupposto del seguente articolo non sarà discusso, ma verrà assunto per affrontare le conseguenze che ne derivano. L’argomento è

“Ogni essere umano è soggetto a bisogni comunicativi non meno importanti dei bisogni fisici”

Con “bisogno comunicativo” s’intende la necessità di trovare un’affinità (con almeno un’altra persona) che permetta la comunicazione di un proprio “stato d’animo” particolare – al pari di quando ci si ferisce e sono necessarie cure apposite. Nella società di oggi, la ricerca dell’altro si svolge nel bacino degli individui “raggiungibili” nella quotidianità della vita.

Ammettendo che, per “bisogni comunicativi” sufficientemente ridotti, ci si possa accontentare di una comunicazione scritta, vien facile constatare che internet offre lo spazio in questo senso più proficuo, siccome rende possibile il contatto con molti più individui disposti a intraprendere un dialogo. Così, quei “bisogni comunicativi”, che altrimenti resterebbero idee di conversazione, trovano una realizzazione concreta, e il web è pieno di scambi anche insulsi ma vecchi di decenni, conservati senza precisa scadenza nel digitale.

La fine delle “vecchie” sottoculture?

Ecco allora segnata la morte delle sottoculture tipicamente intese, di cui il vocabolario Treccani offre la seguente definizione:

«gruppi sociali dotati di caratteri propri che si distaccavano in parte da quelli della cultura più ampia di cui facevano comunque parte»

In Italia alcune manifestazioni evidenti di questo fenomeno furono i cosiddetti “punk”, i “metallari”, i “truzzi” e le altre categorie susseguitesi nei decenni. «Caratteristica precipua delle s. è il fatto che i membri ne perseguono l’appartenenza in modo attivo con un processo il quale implica l’apprendimento dei significati e dei modi di comportamento di quella prescelta» (Donnelly 1985), fra cui rientrano «le scelte stilistiche, vestimentarie, musicali e comportamentali». La dinamica sociale era tuttavia molto diversa rispetto a oggi.

Si entrava in questi gruppi ristretti certamente per scelta valoriale, ma anche perché semplicemente quelle specifiche realtà erano fra le poche disponibili nel proprio contesto di nascita, paese o città. Espandendo il concetto, si può affermare che ogni “micro-società” – sia questa composta anche solo da due persone – porta alla nascita di una specifica “sottocultura”, fatta di riferimenti comuni e ricordi condivisi, i quali possono poi allargarsi anche a nuovi individui.

Oggi fra conoscenti ci sono proprio “gruppi” Whatsapp con denominazioni talvolta scherzose, ma comunque significative, le quali rappresentano a tutti gli effetti un’unione sociale di più individui, almeno nella prospettiva di questi ultimi. Definita in questo modo, la nozione di “sottocultura” diventa piuttosto una descrizione di come culture, costumi e tradizioni si siano diffusi per tutta la storia dell’umanità, ossia passando gradualmente da persona a persona.

Ambienti: motori del pensiero

Non esisterebbe dunque pensiero – questo compreso – che non sia in certa misura influenzato da input provenienti dall’ambiente circostante. Non stupisce che in passato siano stati intellettuali e/o potenti solo individui nati in contesti elevati: se Jean-Jacques Rousseau non avesse conosciuto Denis Diderot (il quale lo coinvolse nel suo gruppo filosofico), forse sarebbe rimasto a saltare di lavoretto in lavoretto per tutta la vita, e tanti saluti al Contratto sociale, al Discorso sulle scienze e le arti eccetera. Internet è uno strumento in grado di espandere a dismisura l’ambiente in cui si vive, perlomeno dal punto di vista intellettuale-informativo, duplicando e proiettando realtà molto lontane – se è vero che il medesimo video Youtube può essere visualizzato da Bogotà come da Nuova Delhi.

La diffusione delle idee è strettamente legata agli ambienti con cui si è in contatto. Nel 2018 uno studio dell’Università Nazionale Australiana (Canberra) trovò una diretta correlazione tra l’andamento scolastico degli studenti e il numero di libri presenti nelle loro case. Maggiore era il numero di letture a loro disposizione, migliori erano i voti ottenuti. Certamente ci sono molti elementi a influenzare una carriera scolastica, ciononostante la disponibilità di testi di vario genere non è un fattore da tralasciare, poiché porta a riflettere sull’annosa problematica della pirateria letteraria.

C’è chi sostiene che l’accesso ai libri dovrebbe essere totalmente gratuito in ogni circostanza, soprattutto oggi, grazie agli strumenti digitali. Siti come l’Archivio di Anna e Sci-Hub si farebbero promotori di una democratizzazione della cultura che andrebbe a favore delle classi meno abbienti, in virtù del loro minore potere d’acquisto.
D’altro canto, le leggi sul diritto d’autore e sulla duplicazione illecita sono un pilastro del mercato saggistico-letterario, poiché garantiscono il guadagno a chi pubblica. Una fruizione gratuita potrebbe permettere una diffusione del sapere ancor più capillare, ma rischierebbe anche di far crollare il sistema intellettuale stesso per ovvie ragioni economiche.

Verso una coscienza collettiva?

Consideriamo un’eventualità ancora più ardita, portando all’estremo il nostro presupposto di partenza. Cosa accadrebbe se la condivisione delle idee diventasse totale e istantanea, senza limiti spazio-temporali o economici? La fantascienza di Isaac Asimov offre uno scenario simile. Nel racconto L’ultima domanda (1976), milioni di anni di sviluppo tecnologico portano alla fusione delle menti umane, con l’abbandono del corpo e una progressiva scomparsa dell’identità individuale. Se ciò si avverasse, potremmo dire che i “bisogni comunicativi” (e ogni altra curiosità) verrebbero immediatamente risolti nella vitalità di un’unica macro-coscienza umana, totalmente priva di corporeità e connessa tramite la rete.

Se invece si trovasse una confutazione, probabilmente etica, in grado di negare il presupposto sui “bisogni comunicativi”, questa deriva sci-fi verrebbe del tutto disinnescata. Sembra fare ciò l’esperimento mentale del “cervello nella vasca” di Robert Nozick, da Anarchia, Stato e Utopia (1974): se il piacere (inteso come la “soddisfazione dei bisogni”) fosse la prima priorità morale, le persone accetterebbero volentieri di connettersi a una macchina che possa “simulare” esperienze piacevoli. L’uomo, di cui non rimarrebbe che un “cervello nella vasca”, si autolimiterebbe a una finta realtà creata da se stesso.

Una conclusione aperta

Il filosofo statunitense condannava con forza l’idea di accettare delle illusioni in cambio di piacere. Nel nostro presupposto, i “bisogni comunicativi” sono invece possibilità effettivamente realizzabili, come immagina Asimov nel suo racconto. Tuttavia, la discussione circa la natura della premessa resta aperta a ulteriori riflessioni.

In conclusione, le previsioni sul futuro e le analisi sul passato più recente possono lasciare il tempo che trovano. Quel che è certo è che i comportamenti umani continueranno a evolversi attorno alle nuove invenzioni tecnologiche ed è bene continuare a interrogarsi sulle numerose conseguenze che ne derivano.

Emanuele Pilan

Fonti

Anna’s Archive, FAQ, ultima consultazione: 25 Gennaio 2026, link: https://it.annas-archive.li/faq.

Asimov Isaac, The Last Question, Science Fiction Quarterly, US, Columbia Publications, novembre 1956, link: https://bibliotecapulp.altervista.org/Magazine/Pdf/Isaac%20Asimov%20-%201956%20-%20L’Ultima%20Domanda.pdf.

Carocci Andrea, Sottocultura, Treccani, ultima consultazione: 25 Gennaio 2026, link: https://www.treccani.it/enciclopedia/sottocultura_(Enciclopedia-Italiana)/.

Nozick Robert, Anarchy, state and Utopia, New York, Basick Books, 1974, ultima consultazione: 31 marzo 2026, link: https://archive.org/details/anarchystateutop00nozi/page/42/mode/2up.

Sikora Joanna, Evans M.D.R., Kelley Jonathan, Scholarly culture: How books in adolescence enhance adult literacy, numeracy and technology skills in 31 societies, Social Science Research, 77, 2018, pp. 1-15.

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