I nomadi digitali

Chi non sogna di poter lavorare da un paese esotico? Secondo i dati, il 64,4% della popolazione italiana vorrebbe diventare nomade digitale.
Di cosa si tratta? È l’opportunità di svolgere le proprie attività lavorative da remoto, anche in paesi in cui non è residente l’azienda.

Non sempre è semplice poterlo fare, ma molti paesi, tra cui l’Italia, stanno cercando di rendere più tutelato e agevole questo tipo di lavoro.
Ce ne parla la nostra redattrice Natasha Asunis nel suo ultimo articolo.

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Smart-working e influenze sociali: sarà davvero la pratica del futuro?

Durante il 2020 lo smart-working ha salvato molte aziende e garantito uno stipendio a molti lavoratori, ma può davvero diventare una pratica di lavoro del futuro? Siamo davvero pronti a questo cambiamento? Secondo alcune considerazioni la necessità di muoversi e incontrare persone, soprattutto a seguito della pandemia, sarebbe necessaria per il benessere psico-fisico di molti.

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Ripercussioni del Covid sulle donne: Una stanza tutta per sé

Nel suo nuovo articolo, Ginevra Gatti riflette su come leggere Una stanza tutta per sé, in questo periodo, possa portare a una riflessione sull’impatto della pandemia sull’emancipazione femminile.

Questa emergenza globale ha portato molti adolescenti a partecipare alle attività didattiche da remoto; tuttavia, i dati sembrano mostrare che ciò abbia ripercussioni soprattutto sulle ragazze, che, quest’anno, hanno abbandonato la scuola in numero massiccio rispetto agli anni precedenti.

Per quanto riguarda invece le donne adulte, si stima che le dimissioni femminili siano aumentate del 4,5% solo tra lo scorso dicembre e gennaio di quest’anno. Ciò sarebbe anche dovuto al fatto che sono proprio le donne, nel momento in cui le scuole sono chiuse, ad avere la tendenza a sacrificare il proprio lavoro per dedicarsi ai figli.
Una stanza tutta per sé ci ricorda quali sono gli spazi di cui abbiamo bisogno e che, in smart working e in DAD, vengono meno.