I nomadi digitali

Lo smartworking si è diffuso sempre di più, anche grazie all’arrivo della pandemia. Molti lavoratori hanno sperimentato i suoi vantaggi, tra cui minori spese ed una maggiore serenità personale. Questo, ha portato a parlare anche di realtà già esistenti in cui è possibile lavorare fuori dall’ufficio, in qualsiasi parte del mondo. Chi lavora secondo queste modalità, si definisce nomade digitale.

Con la formula “nomadi digitali” ci si riferisce principalmente a tutte le persone che svolgono attività lavorative altamente qualificate con l’utilizzo di strumenti tecnologici, che permettono loro di lavorare da remoto, in via autonoma o per un’impresa non residente nel paese in cui vivono.

https://www.iocelhofatta.com/chi-sono-e-come-si-diventa-nomadi-digitali-2214/

I report mostrano che sono principalmente donne e che l’età varia tra i 25 e i 44 anni. Secondo diverse analisi, il nomadismo digitale è stato già scelto dall’8,4% degli italiani (contro il 5,7% dei francesi e il 7,8% dei tedeschi). Se si guarda invece alla percentuale di lavoratrici e lavoratori che vorrebbero fare questa scelta di vita, si arriva al 64,4% della popolazione in Italia, tra chi si sta già informando a riguardo (21,3%) e chi, per ora, si limita a pensarci (43,1%).

Con il Decreto Sostegni-Ter, alle categorie di lavoratori stranieri a cui può essere rilasciato il nulla osta al lavoro per casi particolari, viene aggiunta la categoria dei nomadi digitali e dei lavoratori da remoto. Bisogna infatti precisare la differenza tra queste due categorie: nel primo caso si parla di chi lavora e decide di non avere una dimora fissa, cambiando spesso città e paese; nel secondo, invece, si parla di chi può svolgere il proprio lavoro da remoto. Con la delibera, quindi, a questi lavoratori sarà consentito l’ingresso in Italia, senza tener conto delle quote previste ogni anno dal Decreto flussi. Verrà rilasciato loro un permesso di soggiorno della durata di un anno, a condizione che il titolare abbia un’assicurazione sanitaria e che rispetti le disposizioni fiscali e contributive dell’ordinamento nazionale. Altri requisiti sono: la disponibilità di un’idonea sistemazione, un congruo reddito e la fedina penale pulita.

Oltre all’Italia, molti paesi nel corso degli anni hanno iniziato a promuovere agevolazioni ed iniziative per tutelare questo genere di professionisti. L’Estonia è stato il primo Paese a creare un programma di residenza digitale chiamato e-residency, che consente agli imprenditori stranieri di aprire un’azienda con sede all’interno dell’UE. Inoltre, da giugno 2020 rilascia un visto dalla durata di un anno per nomadi digitali, che permette loro di lavorare e soggiornare nel Paese. La Croazia invece ha adottato una legge sugli stranieri, entrata in vigore all’inizio del 2021, la quale concede ai nomadi digitali la possibilità temporanea di risiedere nel Paese per massimo un anno, attraverso il programma Croatia your new office.

https://www.plitvicetimes.com/over-8-million-impressions-on-croatia-your-new-office-campaign-for-digital-nomads/

L’Islanda, oltre a concedere un visto per la lavoratrice o il lavoratore (per un costo di 50 $) offre anche la possibilità ai suoi familiari di soggiornare nel paese per sei mesi. La durata si riduce a tre mesi se il lavoratore proviene dall’area Schengen.

Molte aziende hanno preso la decisione di diventare completamente nomadi: Brian Chesky, il CEO di Airbnb già nomade digitale, ha annunciato che la stessa facoltà sarà concessa a tutto il personale dell’azienda. Oltre 6.000 persone potranno decidere liberamente se preferiscono l’ufficio come luogo deputato al lavoro, prenotando quindi la propria postazione in una delle sedi dell’azienda nel mondo, oppure, se preferiscono lo smartworking, anche come occasione per andare a vivere altrove.

https://hoteltechreport.com/it/news/brian-chesky

Questo genere di attività professionali hanno molti pro, ma anche alcuni contro. Uno dei vantaggi principali è indubbiamente la possibilità di lavorare da qualsiasi parte del mondo, quindi di viaggiare continuamente e di vivere in posti sempre nuovi. Tuttavia, potrebbe rivelarsi anche uno svantaggio: vivere senza la certezza di avere una fissa dimora non deve essere semplice.

Natasha Asunis

Crediti immagine in evidenza: photo by Jefferson Santos on Unsplash

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...