Chi salverà il cinema dal cinema dei supereroi?

Il 24 Agosto 2014, Kevin Feige, presidente dei Marvel Studios, ha annunciato la futura programmazione filmica del cosiddetto MCU (Marvel Cinematic Universe). Immediatamente le case produttrici rivali (Warner, Sony e Fox) hanno risposto esponendo i loro piani, delinenando così un futuro monumentalmente ricco di film supereroistici.
Si tratta di una dichiarazione d’intenti gigantesca, un impegno produttivo senza precedenti nella storia del cinema al quale appassionati di fumetti, generici nerd e fan dei blockbuster spettacolari non rimarranno indifferenti, ma si tratta anche di un’iniziativa che è destinata a cambiare indelebilmente la struttura della Settima Arte, per capire se tale cambiamento sarà positivo o negativo, è necessario prima di tutto analizzare brevemente la storia di questo filone cinematografico: fino al 2005 i film di genere supereroistico (se di genere è lecito parlare, vista la pressochè totale impossibilità di risalire a stilemi comuni, escludendo la derivazione fumettistica e i costumi colorati) hanno avuto un impatto decisamente limitato sul grande schermo, limitandosi ad apparizioni sporadiche in cui a colpire, più che l’eroe in sè, era la visione del personaggio che il regista decideva di offrirne, come accadde nei casi dei Batman di Tim Burton, i Superman di Richard Donner o Blade di Guillermo Del Toro. I personaggi dei fumetti erano insomma trattati esattamente come qualsiasi altro soggetto di ispirazione letteraria: i loro diritti venivano ceduti alle case di produzione cinematografica, che decidevano autonomamente come gestirli.
Era una situazione caotica, ben lontana dai lungimiranti piani decennali a cui si sarebbe in seguito approdati, situazione che però, senza grandi sorprese, ha rappresentato l’apice delle possibilità artistiche del filone, creando prodotti talvolta poco fedeli al materiale d’origine ma filmicamente validi proprio in virtù della libertà interpretativa di cui gli autori del film godevano.

Nel 2000, lo straordinario successo al botteghino degli x-men di Bryan Singer (prodotto dalla Fox) ha spinto la Marvel a decidere di reinventarsi major cinematografica indipendente e a prodursi autonomamente i propri film. Purtroppo i diritti dei personaggi più famosi, Uomo Ragno, Fantastici 4 e DareDevil in testa, erano già stati venduti, così l’allora neo-presidente Feige, al culmine di un azzardato gioco al rialzo, ha deciso di puntare su una serie di film che andassero ad incastrarsi in un quadro più ampio, costruendo uno ”shared universe” dove ogni pellicola singola gettasse le basi per l’ambizioso progetto degli Avengers, cioè un ensemble di supereroi che fossero già noti al pubblico. Mentre la rivale Warner, ancora legata al ”vecchio metodo” affidava il loro eroe di punta, Batman, a Cristopher Nolan (partorendo, a onor del vero, una trilogia cinematograficamente ben più rilevante dell’intera operazione Marvel), l’esperimento riuscì e il film divenne uno dei maggiori incassi di tutti i tempi, ma è proprio a questo punto che hanno iniziato a sorgere i veri problemi.
Questa ”Fase Uno”, infatti, si può dire sia stata ”di assestamento” ed è stata usata dai produttori per capire esattamente cosa funzionasse e cosa no a livello economico. Si tratta di film per forza di cose costosissimi, e la necessità di coprire quei costi di produzione li ha spinti a puntare sulla più ampia porzione di pubblico possibile, includendo perciò i bambini, e andando così a sottoscrivere le rigidissime normative imposte dalla censura statunitense, l’MPAA.. Tali regole, sommate a quelle produttive decise sulla base dei film precedenti, hanno finito per costringere i registi delle pellicole successive a ruoli sempre più marginali, finendo per limitarli a dichiarare l’inizio e la fine delle riprese delle determinate scene, arrivando di fatto ad eliminare ogni possibile estro autoriale o artistico, senza contare il fatto che dovendo puntare economicamente sempre più in alto, l’obiettivo di ogni film sembra non essere più quello di fornire la migliore esperienza possibile, ma piuttosto di assicurarsi che gli spettatori siano invogliati a vedere quello successivo, trasformando di fatto delle pellicole in nulla più che enormi e costosissimi spot pubblicitari.
A tutto questo bisogna inoltre aggiungere il desiderio di molti degli attori coinvolti di sganciarsi da ruoli tanto ingombranti nei quali rischierebbero di rimanere imprigionati, limitando le loro apparizioni a quelle decise precedentemente nei rispettivi contratti, finendo per creare lacune difficilmente colmabili nella sempre più vasta continuity narrativa, andando ad evidenziare tutti i limiti che un’operazione così grande necessariamente si porta dietro.
Nonostante questo, non accennando a diminuire gli incassi, le maggiori rivali hanno optato per seguire la stessa strada, creando a loro volta degli universi condivisi e serie di film collegati tra loro, coinvolgendo altri generi cinematografici arrivando a sfiorare il controsenso, come nel caso della Universal, che tentando di applicare l’operazione ai propri brand di mostri classici (Frankenstein, Dracula, il Mostro della Laguna, ecc) sta producendo dei film horror assurdamente (se si pensa al genere di per sè) dedicati ai bambini per le ragioni sopra citate.

Tirando le somme, se gli ambiziosi progetti Marvel si fossero limitati alla loro produzione, o se non altro al proprio genere di riferimento, pur nei limiti intrinsechi dell’operazione, non ci sarebbero stati problemi… Il guaio è che la brama di denaro dei produttori ha portato ad applicare in maniera compulsiva quest’idea, tagliando fuori tutti quei registi che hanno fatto della propria individualità artistica il loro marchio di fabbrica; registi come John Carpenter, David Cronenberg, Paul Veroheven, David Lynch e tantissimi altri sono costretti a sedere in panchina, costretti alla pensione o quasi, mentre il pubblico sempre più assuefatto a un cinema talmente commerciale da fare dell’omologazione stessa il proprio maggior pregio chiede a gran voce pellicole uguali l’una all’altra bocciando senza pietà tutto ciò che differisce (si guardino a tal proposito i recenti insuccessi di film comunque d’intrattenimento ma ben più originali e sentiti come The Raid 2 di Gareth Evans o Blackhat di Michael Mann).
Ciò che davvero è sconcertante è il fatto che, benchè ad Hollywood i produttori squali non siano certo una novità, avendo accompagnato il cinema sin dai suoi albori, mai avevano goduto di un tale strapotere decisionale in ogni ambito (basti pensare al fatto che il già citato Feige è l’unico nome ricorrente dietro gli innumerevoli film Marvel. Non un regista, non uno sceneggiatore, non un attore: un produttore). Se si pensa a quello che probabilmente è stato il decennio d’oro del cinema di genere, gli anni ’80, non si può non notare come il valore artistico di quei film fosse innegabile pur essendo pellicole declinate alla pura idea di intrattenere il pubblico, tanto che oggi opere come Terminator(1984), Robocop (1987) o Die Hard(1988) vengono studiate nelle scuole di cinema di tutto il mondo come esempi di sceneggiature perfettamente funzionali o geniali trovate registiche, mentre probabilmente se tra vent’anni il filone supereroistico della Marvel sarà studiato nelle scuole di tutto il mondo, sarà in quelle di marketing, per essere riuscito nell’inquietante impresa di fare all’arte cinematografica quello che McDonald’s ha fatto a quella culinaria.

Marco Fassetta

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Silvia ha detto:

    Scusa ma non condivido per niente il tuo pensiero, soprattutto per quanto riguarda due punti.
    Punto primo, il vedere questi film ”’commerciali”’ come antitetici al grande estro cinematografico. Penso che nessuno abbia mai sostenuto che The Avengers o Hulk siano opere d’arte! È ridicolo anche solo il pensiero, mentre i grandi cinema d’autore vengono ancora apprezzati (nonostante le pretese apocalittiche delle tue parole). Proprio per questo esistono ancora istituti che li premiano, vedi Leone d’Oro, etc. Ah, a tal proposito è appena uscito un film bellissimo chiamato ‘Birdman’, che è indubbiamente un’opera d’arte e richiama anche il mondo dei super eroi. Dacci un’occhiata.
    Punto secondo, la parola ‘commerciale’. Posso essere franca? Detesto questa parola. Musica commerciale, film commerciali, libri commerciali… Sembra che chi la usi si senta superiore al ‘volgo’. Ebbene, io credo che se una cosa ‘vende’ c’è un motivo. Personalmente ho trovato nei film della Marvel (indubbiamente ‘commerciali’) aspetti assolutamente positivi. Fra di essi, dei valori, cosa che manca sempre di più. Se è questo quello che vende (e se è questo quello che i bambini guardano) non posso intristirmene più di tanto. Studi di famosi psicoanalisti hanno dimostrato che i bambini cresciuti leggendo dei super eroi hanno sviluppato una maggiore fiducia in sé e nel concetto di giustizia.
    Mi perdonino quindi i film d’autore, ma se è un opera d’arte è davvero tale non sarà certo soppiantata da qualche strambo tipo in costume.
    (Detto ciò ci tengo a precisare che adoro il vostro giornale e vi seguo da quando siete nati, questa è semplicemente la mia opinione riguardo a questa tipologia di film).

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    1. marcofassetta ha detto:

      Ciao Silvia, mi fa piacere che tu abbia letto e commentato l’articolo che ho scritto, ora proverò a risponderti punto per punto, più che altro perchè fondamentalmente sono d’accordo con quanto hai scritto.
      Il termine ”commerciale” non piace nemmeno a me e non lo uso quasi mai. Esistono i film ”impegnati” ed esistono i film ”d’intrattenimento” (termine che non è nel mondo più assoluto da intendersi come negativo). ”commerciale” non ha senso perchè fondamentalmente, da un bel po’ di anni, QUALSIASI film esca al cinema è tale, compresi quelli indipendenti o quelli del Sundance. I film sono estremamente costosi e nessuno investirebbe grosse cifre di denaro se non avesse l’idea di trasformarle in cifre ancora più grosse. Al contempo non amo il termine ”d’autore” perchè allo stesso modo ogni singolo film (o quasi) è d’autore. E qui nasce il mio problema con i film Marvel, nei quali, a mio dire, quell’autore non c’è più, non è più riconoscibile, perde il suo stile a fronte delle costrizioni a cui è piegato per contratto, in parte per colpa della censura, e in parte per decisione della Marvel stessa.

      Il cinema ”d’intrattenimento”, quello che ha il solo scopo di far divertire il pubblico facendogli passare un paio d’ore divertendosi, non è affatto un cinema minore. Per questo ho fatto l’esempio di pellicole come Die Hard o Terminator (ma anche più recenti come The Raid) che pur nascendo esattamente con questo scopo riescono comunque a coniugare il loro essere film di genere con l’esprimere al meglio la personalità e l’estro artistico del regista, dello sceneggiatore, e anche degli attori. Di fronte ai film Marvel però davvero non so che altro termine usare se non quello. Ma davvero sono forse gli unici casi che mi vengono in mente, neppure i film di Fast&Furious o quelli di Michael Bay (soprattutto questi ultimi, visto che il nome del regista ne è ormai il marchio di fabbrica) nullificano a tal punto la figura del regista.
      Per questo non ho fatto paragoni con Birdman, che è un bel film che nasce con la sola idea probabilmente di soddisfare l’ego di Inarritu, tutto un altro campo da gioco.

      Per quanto riguarda ciò che scrivi su ciò che ”vende”, invece non sono tanto d’accordo. Il pubblico bene o male ”subisce” quello che viene prodotto. Se il cinema d’intrattenimento degli anni ’80 creava Indiana Jones, Ritorno Al Futuro, Guerre Stellari, I Goonies, ecc, il pubblico passava sicuramente le sue due ore al cinema divertendosi (molto più di adesso se vuoi la mia opinione) ma al contempo si trovava di fronte ad opere di elevato valore artistico. Oggi non si può dire altrettanto. Mi spiego con un esempio. Il minutaggio delle scene di Iron Man in cui compare Robert Downey Jr e quello in cui invece è sostituito da uno stuntman che indossa l’armatura di Iron Man non è stato deciso dallo sceneggiatore o dal regista, ma è stato calcolato sulla base dello stipendio percepito dall’attore stesso. Io non dico che il cinema sia nuovo a questo tipo di comportamenti, ma qui mi pare si esageri decisamente. Per capirci, se porti un bambino a mangiare la pizza in una pizzeria buona, quel bambino la gusterà e sarà ben felice. Se lo porti da McDonald’s lui sarà ben felice di mangiarsi l’hamburger. Il problema qui è che davvero una marea di registi sta venendo tagliata fuori dal mondo del cinema perchè non accetta il ”metodo Marvel” e rischiamo di perdere l’alternativa della pizza..

      Poi io non dico che siano film orrendi, anche perchè non basi un’industria da chissà quanti miliardi di dollari su film brutti. La basi su film sicuri, film prevedibili che danno al pubblico quello che il pubblico crede di volere e nulla più. Come McDonald appunto.
      Poi io, che sono uno di quei ragazzi di cui parli tu, cresciuti a pane e fumetti di supereroi, ogni volta vado al cinema sperando di dovermi ricredere, di vedere finalmente un guizzo di chissà che, purtroppo però finisco puntualmente per rimanere deluso, vedo film divertenti e il giorno dopo me li sono già dimenticati. Non so, io credo che con tutti i soldi che spendono a produrli sia lecito aspettarsi qualcosa di più..

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