Identità non-binary vs. società binaria: cos’è il genere non-binary?

Ma quindi sei maschio o femmina? Ecco, questa è sicuramente la domanda più sbagliata da fare ad una persona non-binary. Capiamo insieme il perché.

Nella società binaria occidentale è impensabile per la maggior parte delle persone prendere in
considerazione un ampio spettro di identità di genere, poiché siamo abituati fin dall’infanzia alla netta distinzione che deve esserci tra maschio e femmina. Dalla macchinina azzurra al ferro da stiro rosa, fino ad arrivare agli sport che un bambino o una bambina non può praticare perché considerati di appartenenza ad un unico genere.
Ma possiamo cambiare questa finta regola imposta dalla nostra società? La risposta è sì. Dobbiamo cercare di andare al di fuori del nostro binario mentale, e comprendere che non tutti al mondo si identificano solo ed esclusivamente in base ai propri organi genitali, cromosomi e ormoni. Il termine ombrello per definire tutto ciò è transgender, sotto il quale troviamo altri termini tra cui non-binary.

Essere non-binary significa non riconoscersi né con il genere maschile, né con il genere femminile oppure non identificarsi solo con uno di questi.
Molti pensano che sia una nuova moda dei millenials, ma la verità è che ci sono tantissime società che hanno da sempre nella loro cultura tre o più generi come i Navajo, popolo nativo americano, dove la figura Dinè si vede riconosciuta in almeno quattro generi: donna femminile, donna maschile, uomo femminile e uomo maschile.
Una persona non binaria può soffrire di disforia di genere, ovvero un senso di disagio verso le parti del proprio corpo, che la riconducono ad un sesso che non ne rispecchia il genere d’appartenenza. Sì, chi è non-binary può essere transgender e quindi decidere di iniziare un percorso di cure ormonali per riappropriarsi della propria identità senza però per forza sottoporsi all’intervento chirurgico di cambio sesso.

Ѐ invece sicuramente più diffusa la disforia sociale, vale a dire per come si è percepiti dalla società. Il non sentirsi rispecchiati dal proprio nome e dai termini che la lingua usa per identificare una persona (ad esempio i pronomi) unicamente in base al sesso e non al genere di appartenenza di ogni individuo.
Qui si apre un’altra questione: è giusto al giorno d’oggi nella lingua italiana continuare ad usare soltanto femminile e maschile? Nello scritto possiamo ricorrere al simbolo dell’asterisco a fine parola (es. bell, ragazz, amic*), ma è ovvio il fatto che nel parlato sia impossibile e alquanto ridicolo troncare tutte le parole. Non bisogna sicuramente stravolgere le regole grammaticali, ma basterebbe solo aggiungere delle espressioni neutre, come è stato fatto in Svezia nell’ormai lontano 1996 con il pronome hen.
Forse è un pensiero un po’ utopistico, ma se abbiamo aggiunto “petaloso” nelle pagine dei nostri vocabolari, non saranno certamente un nuovo pronome e delle nuove espressioni neutre a storpiare la lingua italiana.

In attesa di uscire dal Medioevo italiano possiamo imparare a rivolgerci alle persone non-binary cercando di usare il pronome giusto oppure non usarli affatto. Impegnarci a usare più termini neutrali possibili è un segno di rispetto e un grande passo verso l’inclusività sociale.

Rossella Cannella

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...