Uscivate insieme e poi è sparito? Nulla di tragico, si è solo dato al Ghosting

Immaginiamo una situazione reale: avete conosciuto una persona, magari attraverso un canale social, è iniziato subito uno scambio di reazioni e like ai post, poi avete iniziato a sentirvi, avete flirtato un po’, finalmente vi siete visti ed è andata alla grande, vi siete anche prefissati di rivedervi suggellando la promessa con un bacio romantico, e poi la persona dall’altro capo del telefono è misteriosamente scomparsa.

Vi rivedete in questa triste storia? Niente paura, non avete nulla di strano e non serve contattare Chi l’ha visto, siete solo stati vittime del diffusissimo Ghosting.

Come suggerisce il nome, è sostanzialmente la pratica di diventare fantasmi sparendo improvvisamente dalla vita dell’altra persona smettendo di rispondere a messaggi e chiamate nonostante sembrava che le cose andassero bene, ed è una tattica interpersonale passivo-aggressiva che riguarda le relazioni sentimentali quanto i rapporti d’amicizia o quelli professionali.

Battere silenziosamente in ritirata quando una relazione inizia a spaventare o diventa scomoda è una pratica diffusa da sempre, ma è indubbio che nell’era digitale i canali di comunicazione si moltiplicano, lo scambio di interazione è sempre più immediato e, allo stesso modo, i metodi per sparire senza lasciare traccia sono aumentati.

Non stupisce che sono prevalentemente i millenials a subirne i danni: secondo i dati rilevati da un sondaggio proposto all’app dating Plenty of Fish, su un campione di 800 utenti fra i 18 e i 33 anni più del 50% ha subito un’esperienza di ghosting.

Sono stati anche condotti diversi studi psicologici su questa diffusa tecnica di rottura veloce, e i risultati sono tutti riconducibili ad un comportamento negativo da entrambe le parti: traumatico per chi lo subisce, sinonimo di disfunzione relazionale e instabilità emotiva per chi lo commette.

ghosting

Tendenzialmente sono riconoscibili tre principali categorie di ghoster: quelli che si dileguano perché hanno perso interesse, quelli che hanno un reale disturbo narcisistico della personalità, e quelli che pensano che, per la persona dall’altra parte, la sparizione sia meno dolorosa da accettare di un rifiuto.
Quello che accade, in ogni caso, è che si rimandano le responsabilità emotive riguardo all’interruzione di una relazione illudendosi di farlo per il bene dell’altra persona.

Dall’altra parte, invece, c’è chi viene abbandonato senza ricevere spiegazioni, e cerca quelle risposte rimanendo giorni a domandarsi cosa sia andato storto cadendo, molto spesso, in una spirale di pensieri auto-svalutativi e autodistruttivi finendo per attribuirsi la colpa.
Inoltre, in alcuni casi il disagio provato è così violento da provocare nel cervello gli stessi percorsi neurali del dolore fisico: il cervello ha un sistema di monitoraggio sociale in grado di controllare l’ambiente per reagire al meglio a situazioni che coinvolgono altri individui, ma una sparizione improvvisa di una persona lo priva di segnali e il corpo rilascia meno endorfine facendo aumentare il dolore.

E come nel paranormale non esistono solo i fantasmi, nel mondo dell’amore telematico si sono diffuse altre tendenze, come lo zombieing (quando il partner desaparecido si rifà magicamente vivo), il mosting (l’altro vi fa credere di provare un interesse sincero sbilanciandosi non solo a parole ma anche nei fatti, e poi sparisce nel nulla), l’haunting (è sparito, ma non manca di lasciarvi reazioni e cuoricini ai post) o il più simpatico caspering (l’alternativa onesta al ghosting in cui ti fa sapere gentilmente di non essere interessato prima di darsela a gambe).

Siamo onesti: che si tratti di amore o di amicizia tutti ci siamo trovati in una situazione scomoda e abbiamo deciso di darci alla macchia piuttosto che affrontare le conseguenze di un allontanamento consenziente, ma dovremmo riflettere più spesso su chi ci sia dall’altra parte e sui suoi sentimenti.
Una conversazione richiedere impegno e sincerità, archiviare una chat pochi secondi.

I social ci hanno resi meno coraggiosi?

Ilaria Cavallo

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