Mayotte: la porta secondaria d’Europa

In Copertina: Mamoudzou, capitale amministrativa di Mayotte, nel 2011. Photo Richard Bouhet. AFP

Il continente europeo non è l’unico in cui ogni giorno si consumano tragedie nell’ambito dell’immigrazione.

C’è un’altra Europa in cui questo accade.

Stiamo parlando dell’isola di Mayotte nell’Oceano Indiano, 101° dipartimento della Francia. Nello specifico, ci riferiamo alle migliaia di persone morte cercando di raggiungere l’isola.

Un po’ di storia

Mayotte fa parte della quattro isole dell’arcipelago delle Comore insieme a Grande Comore, Mohéli e Anjouan.

Venne occupata dai francesi nel 1841 per poi diventare colonia nel 1912. Nel 1961 la Francia decise di concedere una forma di semi-indipendenza a tutto l’arcipelago e nel 1974 organizzò un referendum per chiedere alla popolazione se intendesse staccarsi dalla madrepatria.  Mayotte fu l’unica isola che scelse di mantenere i legami con la Francia, rinunciando, quindi, all’indipendenza. Le Comore però continuarono a rivendicare l’isola. Si arrivò perfino ad una bozza di risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per riconoscere la sovranità delle Comore su Mayotte. La Francia però, facendo ricorso al diritto di veto bocciò la risoluzione.

Nel 2001 venne indetto un nuovo referendum che ottenne il 73% di voti favorevoli, in base al quale lo status dell’isola cambiò diventando molto simile a quello di un dipartimento francese.

Le migrazioni

Sono sempre di più i migranti che, per evitare le traversate dalla Libia e dal Mediterraneo, decidono dall’Africa di raggiungere le coste dell’isola.

Raggiungerla però non è semplice. Migliaia di comoriani provenienti da altre isole dell’arcipelago, tentano di attraccarci utilizzando i kwasa-kwasa, imbarcazioni molto veloci ma poco stabili e sicure. Infatti, accade spesso che molte di esse affondino. Secondo i dati provenienti dall’Isola di Anjouan (da cui partono la maggior parte degli individui) sono morte più di 50 mila persone. Secondo il governo francese invece, le vittime sono state tra le 7 e le 10mila nel 2012. Così il mare che separa le due isole è diventato uno dei cimiteri più grandi al mondo.

Arrivati dalla porta sul retro nell’Unione europea, i migranti rimangono delusi dal non trovare una vita migliore. L’arcipelago infatti è oggi il dipartimento più povero della Francia. Il tasso di disoccupazione si avvicina al 26%. La popolazione vive in condizioni precarie e di estrema povertà: 4 famiglie su 10 alloggiano in case fatte di lamiere o vegetali chiamate bangas e 1/3 degli abitanti non ha a disposizione l’acqua corrente.

Il PIL pro-capite è di 9.400 euro, contro i 33.400 dell’intera Francia. Nonostante ciò, l’isola resta nove volte più ricca dei suoi vicini comori.

La maggior parte degli immigrati clandestini sono donne che arrivano dalle Comore per partorire, illuse che qui i loro bambini possano acquisire automaticamente la cittadinanza francese e che questo possa aiutarli ad avere una vita meno difficile.

In realtà, i deputati francesi, per contenere l’immigrazione, hanno approvato nel luglio 2018 una legge per limitare lo Ius soli a Mayotte. Situazione particolare rispetto al resto del territorio d’Oltremare francese per cui se uno dei due genitori del nascituro è presente sul territorio nazionale in maniera regolare da più di tre mesi prende la cittadinanza.

A causa di questo fenomeno, l’ospedale di Mamoudzou a Mayotte è diventato quello con più nascite della Francia. Tant’è che venne proposta più volte l’istituzione di un ospedale extraterritoriale che permettesse sia di accogliere in sicurezza le mamme, sia una rappresentanza dello stato civile delle Comore.

Inoltre, a causa della forte immigrazione l’isola è teatro di moltissime tensioni.

Queste tensioni legate all’immigrazione però sono strettamente connesse al contesto economico. Infatti, la maggior parte degli abitanti dell’isola accusa gli immigrati di essere responsabili di tutto: dal problema della disoccupazione, a quello dell’altissimo tasso di natalità, passando anche per il problema delle violenze e del poco sviluppo.

Succede molto spesso infatti che i nativi dell’isola si organizzino per espellerli, sloggiarli o intercettarli quando arrivano sulle spiagge rendendo il loro difficoltoso viaggio alla ricerca di una vita migliore del tutto inutile.

Accusare gli immigrati di tutti i problemi non accade solo a Mayotte, ma in molte parti del mondo anche vicino a noi. Purtroppo finché si utilizzerà questo tipo di dialettica non solo queste problematiche non verranno risolte ma migliaia di persone continueranno a morire.

Infatti, nonostante la situazione di Mayotte, non sia particolarmente conosciuta, viene naturale chiedersi se gli interventi portati avanti dallo stato francese siano stati adeguati rispetto alla gravosa situazione.

Natasha Asunis

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