Quante volte oggigiorno ci si potrebbe sentire un po’ persi? Con la frenesia che la fa da padrona nella vita dei più, per un motivo o per un altro, si potrebbe dire che si sia smarrito il senso dell’essere: durante un’esistenza sono molteplici le occasioni che, secondo la società odierna, dovrebbero risultare a dir poco irrinunciabili per un giovane di qualsiasi età, dove per giovane non si intende una banalità data dall’età anagrafica. Giovane è chi esprime qualcosa per una propria scelta, rincorre qualcosa fino a raggiungerlo, lo afferra se riesce e, spesso e volentieri, forse non ha nemmeno la capacità di comprendere nel migliore dei modi quel che ha colto con così tanta fretta. La capacità di provare un’emozione nel fare le cose all’interno del quotidiano, per quanto semplici potrebbero essere, è un chiaro esempio di semplicità che è andata scomparendo arrivando così al momento esatto in cui il far tutto equivale al non fare nulla e dove ciò che ci circonda rappresenta una patina di emozioni la cui unica possibilità rimasta è quella di scivolarci di dosso. Ma esiste qualcosa che possa migliorare una situazione simile?
Riflettendo ci accorgiamo che sarebbero numerose le forme d’arte in grado di far scattare una scintilla emotiva: nell’essere tutti meravigliosamente diversi si potrebbe scorgere un qualcosa attraverso il leggere un libro, l’apprezzare un quadro, il disegnare un’emozione o l’esprimerla tramite delle parole scambiate con una persona che sta a cuore. Nessuna di queste rappresenterebbe del tempo sprecato e le precedenti sono solo alcune tra le arti che potremmo prediligere, a volte innumerevoli ove l’unica cosa importante è che sia la persona a scegliere e ad essere scelta da uno dei tanti modi possibili di dar luce a sé stessi.
Ora, per analizzarne uno in particolare, ripensiamo ai nomi di Dante Alighieri, Giacomo Leopardi, Eugenio Montale e Alda Merini presi semplicemente ad esempio: leggendoli tutti d’un fiato la prima cosa che verrebbe in mente è la poesia. Ma, addentrandoci in essi, cosa rappresentano ad uno sguardo un poco più attento? Sobbalzando tra un pensiero e l’altro ciò che risalta al nostro occhio è l’espressione «scrivere di emozioni» poiché queste persone per prima cosa hanno saputo descrivere sentimenti, di ogni tipo, in versi.
La poesia, per di più, potrebbe risultare un metodo sicuramente insolito di scoprire e riscoprirsi: non sarebbe difficile sentirsi dire dunque «ma c’è ancora chi scrive poesie?». Questo perché probabilmente in pochi, ai giorni nostri, potrebbero pensare al lasciarsi trasportare in questo modo quando la realtà di questa scelta è in grado di rivelarsi, a tratti, immensa. Ma, esattamente, di che cosa si tratta? Secondo una definizione, prettamente tecnica e fornitaci dalla Treccani, la poesia può essere illustrata come «l’arte (intesa come abilità e capacità) di produrre composizioni verbali in versi, cioè secondo determinate leggi metriche, o secondo altri tipi di restrizione». Tutto ciò è estremamente vero, ma non risulterebbe essere ancora abbastanza per delinearla nel modo più chiaro possibile. Essa è l’emozione che non ha voce o, meglio, che dà voce a chi ha saputo cogliere come dare un po’ di colore alla propria vita tramite una rima e un po’ d’inchiostro.
Degli autori del passato, ognuno di essi sublime al punto giusto secondo il singolo che l’ha apprezzato nella maniera più intima e con il proprio modo di essere, il più umile degli insegnamenti è che la poesia può essere eterna e che tutte le volte in cui parrebbe morire finisce sempre con il sorprenderci in maniera inaspettata.
Ma il mondo, oggi, ha bisogno di una vita in versi? Quel che possiamo osservare è che, al momento, risulti essere sempre meno comune il mostrare le proprie emozioni e ciò avviene in qualunque modo sia possibile farlo.
Sentirsi dunque persi a 20, 40 o 70 anni poco importa: il trucco, per chi sceglierà questo metodo nel dar vita ad un’emozione, sarà quello di osservare come, prendendo un foglio, una penna e scrivendo di qualunque cosa possa trovarsi davanti, troverà un suo posto nel mondo poiché non c’è cosa più vera se non che ogni cosa può essere poesia.
Il mondo ha dunque ancora bisogno della nostra poesia e, quando tutto potrebbe farsi difficile e richiedere molta pazienza, sarà più semplice andare avanti ricordando le parole di Roberto Benigni in La tigre e la neve: «E se il verso non vi viene da questa posizione, da questa, da così, buttatevi in terra, mettetevi così. È da distesi che si vede il cielo. Guarda che bellezza, perché non mi ci sono messo prima?!».
Andrea Bordonaro
