Nella sua programmazione 2023 il MAO di Torino abbatte la linea di demarcazione dell’immaginario collettivo proponendo al pubblico la mostra Lustro e lusso dalla Spagna Islamica dedicata all’arte islamica e ai risvolti che la sua diffusione ha avuto in Europa transitando per il bacino Mediterraneo. La mostra curata da Filiz Çakır Phillip, ricercatrice specialista in Arte Islamica, fa parte di un più esteso progetto di collaborazione con la Fondazione Bruschettini. Il MAO si presenta così, non solo come museo ma anche come piattaforma di ricerca avvalendosi di collezioni private e del contributo di esperti. Per il direttore del MAO, Davide Quadrio “è importante creare delle narrazioni di ciò che uno vede” andando in profondità fino ad estendere lo sguardo dei visitatori oltre i confini della vista. L’intento è quello di condurre il visitatore in territori inesplorati attraverso gli oggetti dai quali è stato possibile ricostruire la scrittura scientifica della storia. Un’ esposizione di pezzi scelti che raccontano l’identità, mutevole, mediterranea, l’origine di un incontro di forme vive che rimodellano l’esistente fissandosi nei colori e nelle immagini di prestigiosa arte tessile e ceramica. La mostra ci introduce alla concreta interconnessione tra le comunità di artigiani ebrei, cristiani e musulmani, nonché ad un linguaggio artistico che si tramuta in stile e permea la cultura del suo tempo andando oltre il limitante concetto di spazio. Per Elisabetta Raffo, Direttrice della Fondazione Bruschettini, l’elemento più significativo della mostra è nella progettualità del futuro, “Frontiere liquide” è l’assenza di muri di confine nei diversi elementi culturali, volontà ereditata e portata avanti dalla fondazione a partire dal profondo studio di Alessandro Bruschettini. Non solo tessuti e vasellame, l’esposizione è una selezione mirata di oggetti la cui storia narra di una danza di colori e figure, di sapienti mani artigiane che insieme navigano il Mare Nostrum.
Per oltre sette secoli la Penisola Iberica fu frontiera occidentale del mondo Islamico. Successivamente, nel 711, la Spagna fu teatro della prima invasione Musulmana. La regione di Almeria divennero note per le manifatture di tessuti in seta e laboratori di ceramica, nella provincia di Murcia si producevano tappeti in lana dotati di vivaci motivi a voler imitare quelli già presenti in Turchia. Insomma il commercio della manifattura della Spagna Islamica fu importante per il commercio mediterraneo e si diffuse in tutta Europa, è noto infatti che questa influenzò anche la produzione italiana delle maioliche. Questa è solo parte di una narrazione più complessa nella quale la cultura della Spagna musulmana si lega a quella cristiana e mantiene costanti connessioni con il Nord Africa. Quella della tessitura dei tappeti ad esempio è una testimonianza significativa di questo passaggio storico che, quindi, si proietta oltre le conquiste religiose, musulmana prima, cristiana dopo, della penisola iberica. Nell’esposizione troviamo frammenti di tappeti ispano-moreschi o Mudéjar, tessuti ad Alcaraz, Letur, Liétor, Hellin e altri centri della provincia di Albacete. Così come l’arte tessile anche l’arte ceramica, molto fertile sul piano artistico, è un mezzo efficace per il progresso tecnico e la connessione tra diverse civiltà. Una storia quella della ceramica a lustro che nasce nei territori dell’attuale Iraq, Siria ed Egitto e si diffonde in occidente e vennero usati anche per decorare l’esterno di edifici religiosi. Molti esempi possiamo trovarli a Pisa dove l’allora Repubblica Marinara si fece grande estimatrice di quest’arte. Questi i piccoli incipit di un incontro, nel quale storia, arte e filosofia godono di una produzione autoctona ibridata che spazia dai frammenti tessili alle ceramiche ispano-moresche.
Questa mostra non è una sovraesposizione di contenuti, ma una mirata scelta di oggetti raffiguranti motivi floreali, stemmi araldici, rappresentazioni animali. Per Filiz Çakır Phillip, il mediterraneo è uno spazio di estremo interesse in quanto luogo di connessioni importanti nel quale avviene uno scambio di interazioni ed influenze. Il MAO sceglie l’arduo compito di narrare la contemporaneità di oggetti antichi, rievocare la loro storia per comprendere chi siamo oggi. Viene spontaneo chiedersi quale assenza avremmo oggi se l’arte islamica esposta avesse all’epoca incontrato le barriere del pregiudizio. Avremmo sicuramente perso il distillato di un desiderio d’arte che si diffonde e permea la cultura di chi sa coglierla, parte della nostra essenza, confini ancor meno permeabili ed un diario di viaggio a metà. Per salire a bordo di questo viaggio nella storia, l’esposizione rimarrà al MAO fino al 28 maggio 2023.
Manuele Avilloni
