Ecologia letteraria
La crisi climatica non è una novità: i problemi legati all’inquinamento, alle risorse sempre più scarse e alla crescita demografica incontrollata mettono a dura prova il nostro pianeta e l’intero ecosistema. Il sorgere di questi fenomeni sempre più devastanti ha avuto un profondo impatto anche nelle arti e nella letteratura.
In questo contesto storico-culturale nasce il fenomeno dell’ecocritica e dell’ecologia letteraria. Il termine ecologia venne per la prima volta utilizzato da Ernst Haeckel (naturalista tedesco) nel 1866, per definire la scienza che studia l’interazione e la relazione tra gli organismi e l’ambiente; il termine è costituito da due parti: oikos, che significa casa, e lògos, che significa discorso.
In ambito letterario, l’ecocritica ricerca e analizza la relazione che si viene a creare nell’incontro tra ambiente e cultura, proponendo di rileggere le opere attraverso l’impatto di questa relazione. La rilettura non avviene soltanto attraverso l’opera vera e propria, ma anche attraverso l’analisi del contesto ambientale in cui si collocano l’opera e la vita dell’autore, poiché, come sappiamo, l’individuo è sempre influenzato da ciò che lo circonda.
La letteratura si è sempre misurata con la natura: dal paesaggio idealizzato delle Bucoliche alla selva oscura di Dante, l’opposizione e il binomio natura-civiltà non hanno mai smesso di essere temi centrali della produzione letteraria. È però soprattutto in questi ultimi anni che si assiste ad una vera e propria attenzione critica riguardante il rapporto tra letteratura ed ambiente; l’ecologia letteraria prende il via con la pubblicazione di A Silent Spring (Rachel Carson, 1962), dando vita a quella rivoluzione culturale-ambientalista che è ancora oggi in atto: il libro di Carson influenzò moltissimi scienziati e letterati, soprattutto in ambito anglosassone. Il 22 febbraio di alcuni anni dopo (1970) viene proclamato l’Earth Day, la giornata della Terra, con cui si sancisce una presa di coscienza collettiva per quanto riguarda la crisi ambientale.
Alla base dell’ecocritica oggi c’è l’idea che la crisi ecologica e quella culturale siano profondamente legate e interdipendenti. Secondo i critici non si può più parlare di opposizione uomo-natura, poiché i due si influenzano a vicenda: è poca la natura ancora totalmente incontaminata, su cui l’uomo non ha lasciato tracce e, al contempo, è impossibile per l’essere umano non essere influenzato dall’ambiente circostante. I principali temi discussi dall’ecocritica sono: i rifiuti (come ne Le Città Invisibili, Italo Calvino, 1972), l’apocalisse ecologica e il tema del cibo, che da sempre unisce l’uomo e la natura, e che viene a sua volta collegato al tema delle ecomafie.
Se la crisi culturale e quella ecologica sono inscindibili è dunque impossibile affrontare l’una senza far entrare in gioco nozioni provenienti dalle scienze naturali e dagli studi socio-economici. L’ecologia letteraria oggi si estende perciò anche a questioni di tipo inter- e transdisciplinare: la valenza educativa e la prospettiva etica sono al centro del dibattito eco-letterario; esattamente come per i diritti civili, di parità di genere e per le questioni riguardanti il post-colonialismo non è possibile scindere l’analisi critica dall’impatto sociale e culturale di questi argomenti.
L’uomo è un animale culturale, perciò sono l’arte e la cultura a smuoverlo dalla propria prospettiva antropocentrica; la letteratura si propone come strumento ideale per affrontare la questione ecologica, volendo rinnovare la tradizione, educando e ripensando lo spazio naturale in modi alternativi; ciò che ne scaturisce è una creatività rinnovata, che vuole ridurre e quasi annullare la distanza tra culturale e ambientale, facendo riguadagnare alla letteratura quello spazio e quell’importanza che l’hanno distinta per secoli.
Jessica Pons
